Tofana di Rozes - Via Dimai

 
Zona montuosa Dolomiti - Gruppo delle Tofane Località di partenza Rifugio Dibona - Località Cian Zopè (BL)
Quota partenza 2037 Mt. Quota di arrivo 3225 Mt.
Dislivello totale

+388 Mt. per l'attacco
+600 Mt. la via (1100) lo sviluppo)
+200 Mt. per la vetta (500 lo sviluppo)

Sentieri utilizzati n. 403, 442, 404
Ore di salita

1 h. per l'attacco
8 h. la via + 45' per la vetta

Ore di discesa 2 h.
Esposizione Sud-est Giudizio sull'ascensione Discreta
Data di uscita 10/08/2021 Difficoltà IV+, V
Sass Balòss presenti
Bertoldo.
Amici presenti
Anita, Marcello e Massimo.
Condizioni climatiche, dei sentieri e della roccia

Giornata soleggiata con qualche piccola "invasione" di nebbie durante le prime ore del pomeriggio. I sentieri che si percorrono sono evidenti e ben segnalati. La roccia in via è varia, da buona a ottima.

Eventuali pericoli

Soliti da arrampicata in ambiente. Affrontare la salita solo con meteo stabile.

Presenza di acqua
E' possibile reperire acqua al rifugio Dibona.
Punti di appoggio
Rifugio Dibona e rifugio Giussani.
Materiale necessario oltre al tradizionale

Normale dotazione alpinistica. Portare una serie di friend e qualche cordino per integrare. Martello e chiodi possono risultare utili.

Caratteristiche dell'arrampicata

Descrizione generale
La parete Sud della Tofana di Rozes venne salita per la prima volta il 9 agosto del 1901 dalle baronesse Ilone e Rolanda Von Eötvös colle guide Angelo Dimai, Agostino Verzi e Giovanni Siorpaes. I cinque attaccarono alle 8.30 e terminarono la salita alle 18.30. Un tempo che lascia a bocca aperta ancora oggi!
Si tratta di un itinerario che sale lungo l'imponente parete compiendo diversi spostamenti, alla ricerca delle difficoltà minori. La salita è resa discontinua per via della presenza di due grandi anfiteatri, che nonostante non presentino difficoltà di progressione, in caso di brutto tempo possono rappresentare la difficoltà maggiore della salita. La nebbia (o qualche nuvola bassa) può far perdere completamente l'orientamento e "bruciare" ore preziose.
Durante la nostra ripetizione, in corrispondenza del primo anfiteatro abbiamo trovato un nevaio che ci ha richiesto del tempo per essere superato e in corrispondenza del secondo nevaio siamo stati accolti da alcune nebbie.
Terminata la via occorre proseguire slegati per circa 45 minuti superando delle facili rocce di I e II grado fino a raggiungere il sentiero che in pochi minuti sale alla croce di vetta.
La discesa, che avviene lungo i dolci versanti nord e ovest, non presenta particolari difficoltà ma richiede il suo tempo. Oltre il primo anfiteatro è da escludere una discesa in corda doppia.
Per i motivi sopra descritti intraprendere la salita solo in condizioni di meteo stabile.

Attacco, descrizione della via
Da Cortina d'Ampezzo si sale la strada statale 48 che conduce al Passo Falzarego fino ad imboccare la strada (inizialmente asfaltata, poi sterrata) che conduce al Rifugio Dibona dov'è possibile parcheggiare. Da qui s'imbocca il sentiero n. 403 (strada sterrata) che sale al rifugio Giussani. Raggiunta la stazione della teleferica si abbandona il sentiero 403 e s'imbocca il 442 in direzione della Ferrata Lipella. Una volta raggiunta la base della parete la si costeggia verso sinistra (viso a monte) superando i vari pilastri e raggiungendo il bivio per il Castelletto e la Ferrata Lipella. Imboccare il sentiero che sale verso la ferrata e abbandonarlo dopo poco per traversare senza percorso obbligato in direzione della grande spaccatura che incide la parete e che sale fino al primo anfiteatro. Sulla parete a destra della gola, a circa 20 metri dalle ghiaie è presente una grande grotta gialla. Risalire le facili rocce bianche del canale e prima di un grosso blocco che ostruisce il passaggio, portarsi sul lato destro (viso a monte). Superare una fessura (alcuni brevi passi di III) e guadagnare la terrazza superiore. Entrare nella grotta e passare in una specie di sottopassaggio naturale. Alcuni passi esposti (II) verso destra permettono di raggiungere una cengia, che si percorre per una decina di metri fino ad aggirare uno spigoletto. L'attacco (chiodo) si trova poco dopo, a circa metà cengia.


1° tiro:
con passo strapiombante rimontare la parete e dopo qualche metro spostarsi a destra. Riprendere a salire in verticale lungo la direttiva della fessura. Per rocce via via più semplici si raggiunge la sosta (spuntone da attrezzare) situata quasi al cospetto della parete giallastra. 45 Mt., IV, III, IV, 1 clessidra con cordone.

2° tiro:
alzarsi leggermente sopra la sosta e raggiunta la parete traversare a destra. Puntare all'evidente spaccatura che consente di portarsi alla terrazza superiore, anch'essa sormontata da una parete giallastra strapiombante. Traversare a sinistra per circa 15 metri lungo una banca ghiaiosa aggirando uno spigoletto oltre il quale si trova il camino del tiro successivo. Pochi metri a sinistra si trova la sosta (2 chiodi di cui 1 con cordino). Prestare attenzione allo scorrimento delle corde. 35 Mt., III, I.

3° tiro:
salire il camino superando un delicato passo iniziale e sfruttando in alcuni punti la sua parete di sinistra. Sostare (spuntone da attrezzare) al suo termine. 50 Mt., IV, 1 clessidra con cordone.

4° tiro:
spostarsi a destra e imboccare un sistema di canali che sale sino quasi ad arrivare sulla sommità di un avancorpo. Qui attrezzare la sosta (spuntone). 60 Mt., III+, II.

5° tiro:
proseguendo in verticale per una decina di metri si raggiunge la sommità dell'avancorpo, che è staccato dalla parete principale. Abbassarsi di qualche metro e compiere una spaccata. E' conveniente evitare di salire e aggirare sulla sinistra l'avancorpo ed effettuare così più agevolmente la spaccata.
Proseguire in verticale lungo
la parete nerastra; dopo qualche metro obliquare verso sinistra sino a raggiungere un terrazzino dove si trova la sosta (clessidra con cordone) che è abbastanza difficile da individuare. La sosta è situata quasi al centro della verticale della parete che sulla destra è incisa da una fessura camino (variante, IV+). 45 Mt., I, IV, passi di IV+.

6° tiro:
alzarsi in verticale sopra la sosta in direzione della parete. Puntare a una placchetta nera sul suo limite sinistro e superarla con decisione (buoni appigli). Proseguire alla sua sinistra lungo un sistema di rocce più facili e raggiunto un piccolo strapiombo spostarsi a destra; imboccare un canale/camino oltre al quale si entra nel primo grande anfiteatro. La sosta, anche questa non proprio facile da individuare, si trova sulla sinistra (3 chiodi+cordone+maglia rapida). Attenzione allo scorrimento delle corde. E' possibile dividere questa lunghezza sfruttando le clessidre presenti. La presenza di una maglia rapida suggerisce che da questo punto sia presente, sulla verticale, una linea di calate in corda doppia. Da questo punto in poi una ritirata è decisamente complessa.
60 Mt., III, IV+, IV, III, IV, II, 4 clessidre (due delle quali con cordino).

1° TRASFERIMENTO:
da questo punto conviene proseguire in conserva corta (o slegati). Dalla sosta alzarsi lungo la facile terrazza rimontando facili rocce (I) e un breve salto più impegnativo (II) che consente di guadagnare una comoda cengia. Percorrerla verso sinistra sino a raggiungere l'ampio canale ghiaioso. Se il canale è sgombro di neve, conviene risalirlo sino a quando sulla sinistra è possibile imboccare un'evidente traccia che porta in direzione dello spigolo. Se il canale è ostacolato dalla presenza di neve, potrebbe risultare conveniente salire le rocce alla sua destra (viso a monte) e traversarlo orizzontamente verso sinistra più in alto, dove dei tratti rocciosi consentono il posizionamento di protezioni veloci. Raggiunto lo spigolo attrezzare la sosta (clessidra formata da masso appoggiato). 250 Mt., I.

7° tiro:
rimontare la parete a sinistra dello spigolo e obliquare verso sinistra sino a raggiungere la sosta (clessidra con cordone) posta sotto a un tetto, in corrispondenza di un diedro nerastro. E' possibile concatenare questa lunghezza alla successiva. 20 Mt., II.

8° tiro:
proseguire in verticale fino alla sosta (clessidra da attrezzare). 10 Mt., IV.

9° tiro:
proseguire in verticale per circa 10 metri e iniziare a traversare a sinistra, grazie a una comoda cengia. Sostare in corrispondenza di una specie di pulpitino (chiodo con cordone - sulla parete di fronte sono incise le lettere MB). 30 Mt., II, I.

10 tiro:
dalla sosta abbassarsi leggermente e continuare a traversare verso sinistra sino al termine dell'esile cengia. Qui sostare (clessidra da attrezzare). 25 Mt., III, IV.

11° tiro:
salire in verticale sino a una placchetta che si supera con un passo boulder (piccola clessidra da attrezzare sulla destra, in corrispondenza del saltino - necessario un cordino in kevlar aperto). Spostarsi a destra e guadagnare l'intaglio. La sosta (grosso spuntone+cordone) si trova sulla sinistra. 1
0 Mt., IV+, IV, III, 1 clessidra da attrezzare.

2° TRASFERIMENTO:
dalla sosta percorrere verso destra un sistema di cengiette per circa 30/40 metri (ometto nei pressi di una forcellina) e alzarsi per raggiungere la più marcata e ampia cengia superiore (sosta - clessidra con cordone). Proseguire facilmente lungo la cengia portandosi verso il centro dell'anfiteatro (ometti) dove, a circa 5-10 metri sopra il termine della ghiaia si trova la sosta (clessidra con cordone).
150 Mt., II, I.

12° tiro:
alzarsi in verticale lungo delle placche nerastre per circa una decina di metri e traversare facilmente verso sinistra sino a raggiungere la sosta (chiodo+clessidra con cordone), posta sotto la verticale di una lama. 35 Mt., IV, III, I.

13° tiro:
alzarsi sopra la sosta e superare con un passo delicato la lama. Spostarsi a destra e salire in obliquo verso destra l'esposta cornice sino a quando è possibile guadagnare la cengia che consente di ritornare a sinistra (spuntone giallo a inizio cengia). Un brevissimo diedrino consente di alzarsi e riprendere a traversare. In breve si guadagna sosta (2 chiodi). 40 Mt., IV+, II, IV, I, 1 chiodo.

14° tiro:
salire la fessura a destra della sosta superando un delicato passo iniziale. Proseguire lungo il canale sino a raggiungere la sosta sulla destra (clessidra con cordone), pochi metri prima di un camino. E' anche possibile sostare pochi metri dopo, sulla sinistra (clessidra con cordone). 40 Mt., V, IV+, IV, III, 2 chiodi, 1 clessidra con cordone.

15° tiro:
salire in camino che diviene via via più semplice. La sosta (2 chiodi) si trova alla base di un grande camino giallastro abbastanza repulsivo. 50 Mt., IV, III, 1 clessidra con cordone.

16° tiro:
dalla sosta spostarsi a sinistra, aggirare uno spigoletto e iniziare a traversare in massima esposizione. Dopo poco, abbassarsi per 3 metri e riprendere a traversare sino a guadagnare la sosta (2 chiodi di cui 1 con anello). 20 Mt., II, IV, 2 chiodi di cui uno con un lungo cordone per facilitare il tratto in discesa.

17° tiro:
traversare a sinistra e guadagnare la nicchia dove si trova il libro di via. Riprendere la traversata, abbassarsi 2 metri e ancora a sinistra per poi risalire brevemente in direzione del piccolo terrazzo. Qui si trova la sosta (2 chiodi distanti). 20 Mt., IV, 3 chiodi.

18° tiro:
continuare a traversare a sinistra e dopo essersi abbassati per circa 2 metri, salire il caminetto sino a raggiungere una piccola forcella, dove si trova la sosta (2 chiodi). 25 Mt., III, passo di IV, III, 1 clessidra da attrezzare.

19° tiro:
alzarsi sopra la sosta e mediante una placchetta lavorata obliquare verso sinistra sino a entrare nel canale argilloso. Percorrerlo sino a raggiungere la sosta, posta nei pressi della forcella (chiodo+clessidra da attrezzare). 30 Mt., IV, III, 2 clessidre da attrezzare.

20° tiro:
salire verso destra superando facili rocce in direzione dell'evidente camino che si sale con arrampicata d'altri tempi passando sotto a un grosso masso incastrato ben visibile dalla sosta. Sostare sul bordo sinistro del camino (clessidra formata da massi appoggiati+cordone). 50 Mt., IV, V, IV+, IV, 2 chiodi.

Da qui proseguire lungo la cresta superando difficoltà di I e II grado sino ad arrivare in prossimità dell'anticima. Percorrere la comoda traccia sulla sinistra e quando questa diviene più debole rimontare l'ultimo salto (II, percorso più obbligato) sino a una piccola ma comoda cengia che consente uno spostamento verso sinistra. In breve si raggiunge la traccia che sale alla vetta. Dal termine della via prevedere 45 minuti per questo tratto.
Discesa
La discesa avviene lungo la via Normale. Dalla vetta imboccare una delle tracce che scendono lungo il pendio detritico fino a quando è possibile portarsi lungo il versante Nord. Da qui continuare ad abbassarsi (bolli azzurri) lungo l'ampio pendio detritico. Le tracce di passaggio sono piuttosto evidenti e conducono in prossimità del rifugio Giussani. Mediante il sentiero n. 403 scendere al rifugio Dibona.

Note

Data la linea di salita e le soste non sempre attrezzate in maniera ottimale è da escludere la discesa in doppia senza dover abbandonare del materiale; opzione praticamente da escludere dopo aver attraversato il primo anfiteatro.

Commenti vari

Se la salita viene affrontata a inizio stagione è possibile che negli anfiteatri sia presente neve, così come lungo la discesa.

   

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Durante l'avvicinamento, con le prime luci

Verso l'attacco

   

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Massimo, Will e Marcello all'attacco della via

Il primo tiro

   

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Il camino del terzo tiro

Will impegnato su L6

   

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Matteo recupera Marcello all'inizio del primo anfiteatro (S6)

Primo trasferimento

   

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Dodicesimo tiro

Il tracciato della via, nella parte alta del secondo anfiteatro

   

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Marcello su L14

Massimo sul traverso di L17

   

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Matteo nei pressi della S17

Il traverso di L18

   

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Durante la salita si gode di un panorama unico

Al termine della via

   

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Verso la vetta della Tofana di Rozes

Marcello, Anita, Matteo e Massimo in vetta

   

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Durante la discesa

Will, Massimo e Anita durante la discesa

   

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La Tofana di Rozes con i tracciati delle vie: Dimai, Primo Spigolo Alverà/Pompanin, Secondo Spigolo (Costantini/Ghedina), Costantini/Apollonio e Terzo Spigolo (Alverà/Pompanin)