Ferrata del 30° OSA al Corno Rat e al Corno Orientale di Canzo
Monte Moregallo - Cresta Sud-Ovest

 
Zona montuosa Prealpi Comasche - Triangolo Lariano
Località di partenza Località Belvedere - Valmadrera (LC)
Quota partenza 290 Mt. Quota di arrivo 916 Mt. Corno Rat
1232 Mt. Corno Orientale
1276 Mt. Moregallo
Dislivello totale 1200 Mt. compresi i saliscendi
Data di uscita 19/09/2020
Ore di salita 1 h. per l'attacco
2 h. la ferrata
1 h. per il Moregallo
Ore di discesa 2 h.
Sentieri utilizzati n. 3, 5, 7, 6
Giudizio sull'escursione Discreta
Sass Balòss presenti Omar
Difficoltà EEA la Ferrata; EE il Moregallo
Condizioni climatiche e dei sentieri

Caldissimo clima per quasi tutta la durata dell'escursione, con finale piovoso durante la discesa dal Moregallo. Sentieri ben segnalati per giungere alla ferrata e per la salita al Moregallo. Ferrata in ottime condizioni con cavo in acciaio e catena. La salita al Moregallo lungo la crestina Sud-Ovest presenta terreno friabile in vari punti ed i facili tratti attrezzati sono in alcuni punti piuttosto instabili.

Eventuali pericoli
Oltre i soliti pericoli di un percorso ferrato, dobbiamo aggiungere qualche tratto non proprio in ottime condizioni lungo la salita al Monte Moregallo.
Presenza di acqua
Acqua nei pressi di santella triangolare con palina per varie indicazioni, dopo una decina di minuti di cammino e poi nei pressi di San Tomaso, dove un paio di fontanelle ci assicurano acqua per affrontare il resto del percorso.
Punti di appoggio
A San Tomaso si trova un complesso con varie strutture per pic-nic e possibilità di riparo. Al termine della ferrata, dopo la cima del Corno Orientale di Canzo, in circa 20 minuti di cammino si arriva al rifugio SEV.
Materiale necessario oltre al tradizionale
Set da ferrata completo e caschetto. Portatevi un anello di cordino, oppure una lounge con moschettone per eventuali riposi appesi.
Caratteristiche dell'escursione

Descrizione generale
Il piccolo gruppo dei Corni di Canzo è costituito da tre tozzi mammelloni calcarei che si innalzano verticali dal fitto bosco ai loro piedi. Ai tre Corni (Orientale, Centrale e Occidentale), possiamo aggiungere anche il piccolo Corno Rat, posto ad oriente ripetto agli altri e collegato a questi da una crestina boscosa. La Ferrata del 30° OSA sale proprio le verticali paretine di quest'ultimo corno, per poi proseguire verso il Corno Orientale e salire anche questo. La ferrata si può quindi dividere in due grosse parti: quella che sale il Corno Rat, ben più difficile e faticosa, con alcuni tratti (in special modo la prima parete) molto difficili e che richiedono una certa esperienza se si decide di salirla arrampicando (come andrebbe sempre fatto), oppure una notevole forza fisica se si opta per "tirarsi su" a forza di braccia nei tratti verticali; ed una seconda parte, dalla cima del Corno Rat in poi, decisamente più facile, quasi elementare e che si sviluppa su sentiero nel bosco con alcuni salti rocciosi attrezzati, fino al tratto finale fuori dal bosco che richiede un poco più di impegno, ma nulla di difficile. Al termine della ferrata, ci portiamo al vicino rifugio SEV e da qui alla sella di Moregge dalla quale risaliamo la friabile crestina Sud-Ovest del vicino Monte Moregallo, senza grosso impegno, ma sicura soddisfazione. In generale si tratta di una escursione faticosa ed impegnativa, adatta a gente preparata, nella prima parte (quella del Corno Rat), e più rilassante ed adatta a tutti nella seconda. Bellissimi i panorami verso il Lago di Como, sia nella sua parte Sud che in quella Nord.
Descrizione percorso
Giunti a Valmadrera, sulla sponda occidentale del lago di Como, si sale alla frazione Belvedere, dove finisce la strada accessibile alle automobili. Parcheggiamo qui nel piccolo parcheggio. Una palina in ferro riporta le direzioni ei sentieri della zona. Saliamo dritti lungo l'evidente stradina asfaltata molto ripida. In seguito la strada diviene cementata. Dopo un primo tornante a destra, il fondo strada diventa lastricato. Proseguiamo fino ad una santella dalla forma triangolare (fontanella e bacheca con sentieri della zona). Seguiamo il sentiero di sinistra indicato con il n. 3 che ci condurrà al bellissimo santuario di San Tomaso, posto in splendida posizione panoramica in un bel prato curato. Per arrivarci si percorre una ampia strada sterrata che guadagna quota con numerosi tornanti. A poche centinaia di metri dal santuario attraversiamo una stretta gola rocciosa dove scorre anche un torrentello. Superato il ponticello riprendiamo a salire. Passiamo una fontanella nei pressi di una casupola ed arriviamo ai margini del prato alla cui estremità opposta si trova il santuario (580 Mt., 30' dall'auto). Troviamo una palina con numerose indicazioni. Qui andiamo a destra lungo una staccionata di legno ed un muretto di pietre (sentiero n. 5 con indicazioni per una falesia di roccia). Il sentierino è pianeggiante e ci permette di vedere bene il Corno Rat davanti a noi. Nel prato che presto raggiungiamo si trova una piccola fontanella che scaturisce da un cubicolo di pietra. Poche decine di metri e rientriamo nel bosco di castagne. Attraversiamo il greto di un torrente asciutto e riprendiamo a salire verso l'attacco della ferrata. Il percorso nel bosco è poco ripido e piacevole. Superiamo un casello di pietra chiamato "Casello del latte", facente parte di una serie di piccoli manufatti ricostruiti o ristrutturati. Poco oltre ecco una palina che ci invita ad andare a sinistra salendo verso la ferrata. La salita nel bosco ora è ripida e petrosa. Superiamo una piccola pietraia ed in breve eccoci alla base della parete del Sasso OSA, dove una targa di metallo segna l'attacco della via ferrata. Questa è divisa in una prima parte di 192 metri di dislivello con 350 metri di sviluppo, fino alla vetta del Corno Rat, ed una seconda parte di 326 Mt. e 1300 Mt. di sviluppo dal Corno Rat fino al Corno Orientale di Canzo. Iniziamo la ferrata lungo una verticale parete andando leggermente verso destra, dosando bene le forze delle braccia e sfuttando i pochi appigli presenti. Il ricorso alla catena è quesi obbligato e la fatica si farà presto sentire. Cerchiamo il più possibile di arrampicare utilizzando le naturali possibilità offerte dalla roccia. Poco sopra ci vengono in aiuto alcuni pedalini di ferro per i piedi. Dopo questo tratto molto difficile e faticoso, un provvidenziale balconcino ci consente di riposare e riprendere fiato. Siamo sulla cima del Sasso OSA. Segue un secondo tratto, sempre verticale e senza pedalini per i piedi. Poi una bella parete meno ripida, con qualche cespuglio cresciuto tra le fessure della roccia. Abbiamo ora davanti un tratto di circa 15 metri perfettamente verticale nella cui parte mediana si trova una lunga serie di pedalini di metallo che consentono la salita, altrimenti troppo difficile. Un terrazzino ci permette di riposare e fare qualche foto al paesaggio circostante. Seguiamo ora un breve traverso verso sinistra dopo il quale dobbiamo risalire un complicato tratto leggermente strapiombante, con difficile movimento di partenza per incastrare un piede in un'ampia fessura. Andiamo ora più facilmente verso destra. Segue l'ennesimo tratto verticale in un aspecie di diedro aperto. Un paio di gradini ci fanno riprendere fiato, consentendoci di appoggiare comodamente i piedi. Procediamo ora in un segmento gradonato fino ad un muretto finale più ostico. Questo ci deposita su un gradone boscoso con alcune facili roccette appoggiate che saliamo senza il minimo problema. Siamo ora alla base di una bellissima parete leggermente appoggiata che si sale sfruttando a pieno le numerose possibilità offerte dalla roccia. Qui la catena potrebbe non essere toccata, anche se verso il finale le difficoltà tendono ad aumentare. Terminata questa ultima parete eccoci sulla cima tondeggiante e boscosa del Corno Rat. dove un cilindro metallico ospita il libro di vetta. Dalla cima del Corno Rat, seguiamo la crestina davanti a noi, ignorando il sentiero che scenderebbe verso sinistra poco più in basso per San Tomaso (sentiero n. 8). In pochi minuti arriviamo ad una palina sulla destra che ci indica il sentiero del 30° OSA. Dopo un lungo tratto molto ripido nel bosco, a cavallo della facile cresta, incontriamo le prime semplici roccette immerse nel fitto bosco e poco oltre, finalmente, la prima bella paretina verticale alta una decina di metri. La si sale direttamente sfruttando i numerosi e solidi appigli. Una catena corre lungo la parete ma non risulta necessario il suo uso. Usciti dalla paretina (passi di II) ci troviamo nuovamente a passeggiare nel bosco lungo un facile sentierino in costa che dopo circa 20' ci conduce fuori dalla fitta vegetazione, proprio ai piedi del Corno Orientale di Canzo. Qui deviamo a destra salendo un bellissimo diedro appoggiato (catena per i meno sicuri). Al suo termine il panorama si apre improvvisamente su tutta la cresta percorsa e oltre fino ai laghi della zona di Valmadrera. Dopo il diedro si sale a sinistra, affrontando il passaggio più impegnativo e bello della camminata: una bellissima paretina verticale (catena e due staffe danno aiuto ai meno esperti) con passaggio di II+ piuttosto esposto. Saliamo la parete spostandoci verso sinistra. Al suo termine si continua tra erba, roccette e cespugli fino alla vicina croce (10') del Corno Orientale (1232 Mt.). Qui il panorama è ampissimo. Scendiamo ora lungo l'evidente sentiero che porta alla Bocchetta di Luera, avendo davanti a noi il Corno Centrale di Canzo ed il ben visibile rifugio SEV. Dalla Bocchetta di Luera (1209 Mt.), proseguiamo verso il rifugio SEV che raggiungiamo in circa 15 minuti, passando prima per boschi e poi sotto alla parete del Corno Centrale di Canzo e poi ancora per bosco. Poco prima del rifugio, scendiamo a sinistra in un prato (palina indicante il sentiero n. 7 per Sambrosera) per poi rientrare subito nel bosco sottostante. Scendendo con vari tornantini tra la fitta vegetazione in breve arriviamo alla Bocchetta di Moregge (1110 Mt.). Da qui saliamo lungo l'evidente costone pietroso davanti a noi, ignorando il sentiero in discesa che porterebbe a Valmadrera. Saliamo prima su traccia pietrosa tra alcuni pinnacoli che coincide anche col sentiero n. 6. Ben presto, quando questo si sposta in mezza costa, noi lo abbandoniamo per restare sul sottile filo di cresta. Questa sale ripida, alternando tratti esposti  a tratti in brevi ma irti canalini, molto spesso friabili. Le difficoltà non esistono, ma la natura della roccia non permette di distrarsi troppo. La cresta incrocia spesso il sentiero n. 6, ed in questi punti è possibile abbandonala per muoversi più agevolmente lungo la traccia. Dopo una serie di tratti più o meno ripidi ed esposti, giungiamo ad una repentina ma breve discesa munita di cavo d'acciaio. Questa ci porta ad una stretta selletta ai piedi di un'alta parete rocciosa. Qui scendiamo brevemente verso destra, costeggiamo la parete alal nostra sinistra per risalire poco dopo verso una serie di canalini e facili salti rocciosi attrezzati. Questi brevi e facili tratti attrezzati, in circa 15' ci conducono sulla ampia e tondeggiante sommità del Monte Moregallo. Da qui, andiamo verso destra ed in breve, dopo aver percorso poche decine di metri tra prati  eccoci al cospetto della Madonnina di vetta e poco oltre della croce in ferro. Bellissimo l'ambiente circostante, rilassante e bucolico, con tanto di ombroso boschetto di faggi.
Discesa
Ripercorriamo a ritroso il percorso fatto fino al termine della serie di canalini e saltelli attrezzati. In prossimità della selletta posta sotto alla parete rocciosa, anzichè salire alla selletta stessa e ripercorrere la cresta del Moregallo, proseguiamo lungo la traccia evidente del sentiero n. 6. Questo scende tra cespugli e boschetti. Supera il bivio per il Canalone Belasa, al quale si accederebbe andando verso sinistra, e con alcuni panoramici tratti in mezza costa erbosi sottostanti la cresta appena percorsa, ci porta alla Bocchetta di Moregge. Da qui scendiamo verso sinistra seguendo l'indicazione per Valmadrera (sentiero n. 7). Entriamo in un bel bosco per uscirne in una pietraia posta alla base del Corno Orientale di Canzo. Rientraimo poi nel bosco.  Scendiamo rapidi lungo il sentierino a tornanti. Superiamo una grande cavità rocciosa, simile ad un antro sotto il quale è stato costruito un muretto a secco ed una piccola croce di ferro. Sempre nel bosco riprendiamo la discesa. Giunti ad una palina, abbandoniamo il sentiero n. 7 per prendere il n. 5 per San Tomaso. Dopo 5 minuti ecco una seconda palina e poi una terza dopo altri 10 minuti. Da questa in poco più di altri 10' eccoci all'Oratorio di San Tomaso dal quale riprendiamo il percorso fatto in salita fino all'auto.

Note
Per altre foto ed info della zona, vedi le relazioni del 02 maggio 2004 (cresta OSA al Moregallo) e del 10 maggio 2015.
Commenti vari
Anni fa (10 maggio 2015) avevo percorso solo la parte di ferrata che andava dalla cima del Corno Rat fino al Corno Orientale di Canzo, trovandola deludente. Ovviamente effettuando l'intero percorso della ferrata, questa guadagna notevolmente interesse e difficoltà.
   

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Il Corno Rat visto da San Tomaso

L'impegnativo attacco della ferrata

   

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Serie di gradini di metallo su parete verticale

Omar ai piedi di una delle tante paretine

   

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L'ultima bella parete ben appigliata del Corno Rat

L'uscita dalla ferrata per il Corno Orientale di Canzo

   

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Dal Corno Orientale vista verso Nord sul Lago di Como

Al centro la crestina Sud-Ovest del Moregallo
vista dal Corno Orientale

   

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Canalino friabile lungo la crestina Sud-Ovest del Moregallo

La sommità del Moregallo

   

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La croce di vetta del Moregallo

Il Corno Rat e il Moregallo
con la bocchetta dalla quale si abbandona la crestina