| Descrizione generale
La zona dei Corni di Canzo rappresenta un ottimo ambiente escursionistico ricco di spunti di tipo alpinistico, avendo al suo interno, sia semplici e comodi sentieri adatti a chiunque, sia impegnativi percorsi di tipo ferrato ed attrezzato per chi vuole assaporare le emozioni del mondo verticale, senza per questo doversi cimentare con corde e manovre da scalata su roccia. La ferrata percorsa in questa escursione consente di salire il maggiore dei Corni di Canzo, con difficoltà che non raggiungono mai alti livelli, ma che comunque non risulta sicuramente adatta ai principianti. Normalmente viene classificata come ferrata più che difficile (D/D+), ma il limitato sviluppo ed il dislivello contenuto, nonché la bassa quota, la rendono più abbordabile di quanto ci si aspetti da vari commenti e descrizioni in rete. Oltre alle emozioni della via attrezzata, non sono da scordare i bellissimi scorci paesaggistici, sia verso i monti che verso i laghi della zona, specialmente una volta giunti sulla vetta, con la possibilità di godere della vista verso
nord. Anche il resto del percorso, sebbene si svolga principalmente all'interno di boschi e radure, permette di camminare tra curiosità geologiche, interessanti aspetti naturalistici e storici e piacevoli strutture agricole.
Descrizione percorso
Giunti a Canzo, in provincia di Lecco, facciamo bene attenzione ai cartelli stradali che ci indicano le Fonti Gajum. Saliamo quindi tra strette stradine a senso unico fino al comodo parcheggio presso alcuni vecchi alberghi sorti per i turisti che un tempo salivano fin qui per utilizzare le fonti. Una palina riporta le numerose possibilità escursionistiche che da qui prendono il via. Noi andiamo a sinistra seguendo il sentiero per la "Via Ferrata Corni" come riportato sulla freccia di metallo. Si tratta di una strada acciottolato che sale ripida verso alcune case isolate. Con alcuni tornati, in breve arriviamo presso l'agriturismo "In Valentina". Lo superiamo lasciandocelo alla nostra destra. Ora entriamo improvvisamente in un bosco di conifere chiaramente artificiale, ossia non spontaneo ma con le piante messe a dimora dall'uomo. Ad un vicino bivio (siamo a 640 metri di quota), seguiamo a destra per il Sentiero Naturalistico, dove numerosi cartelli ci illustrano le caratteristiche del luogo. In breve eccoci a Prim'Alpe; sono trascorsi meno di 25 minuti dalla partenza. Poco prima del nucleo agricolo, sulla destra si stacca un brevissimo sentierino che porta ad un piacevole punto di osservazione dal quale si può godere di una bella vista sulla valle sottostante e sul Monte Cornizzolo. Siamo ora a 718 metri di quota e andiamo oltre il bellissimo edificio rustico fatto in pietra che ospita anche un interessante Centro di Educazione Ambientale, nonché alcuni tavolini per pic-nic, animali ed un bel bosco ricco di sculture lignee. Il percorso è agevole e ora diviene quasi pianeggiante. Una palina ci segnala che mancano 20' ci cammino per Alpe Seconda e 30' per Terz'Alpe. Proseguiamo quindi per il nostro sentiero. Subito superiamo la Fonte San Gerolamo con tanto di santella votiva. Ignoriamo poi un bivio che porta ai Corni di Canzo lungo il sentiero n. 5 ed uno successivo per il sentiero n. 1Bis. Arrivati a Seconda Alpe, ci troviamo davanti ad una specie di sito archeologico, con l'intero borgo ben tenuto ma del quale restano solo i muri perimetrali e le fondamenta, il tutto ben illustrato da pannelli e guide. Continuando lungo l'ampio e pianeggiante tracciato, in una decina di minuti arriviamo a Terz'Alpe (793 metri d'altezza): qui le case hanno quasi l'aspetto di una piccola fortezza dalle possenti mura. Saliamo verso sinistra lungo una scalinata che passa davanti all'ingresso dell'agriturismo e della fattoria didattica omonima. Una palina ai piedi della scalinata riporta, tra le altre, la freccia per il sentiero n. 1 che porta ai Corni ed all'attacco della ferrata. Poco oltre l'agriturismo ecco che finalmente possiamo vedere il Corno Occidentale di Canzo in tutta la sua verticale mole rocciosa. Alla palina successiva andiamo dritti, come da frecce ed entriamo in un bel bosco di castagni. Qui è anche presente un sentiero che in poco tempo conduce ai piedi di alcuni vetusti esemplari di castagni dalle forme e dalle dimensioni piuttosto rare. Saliamo piuttosto ripidamente nel bosco il cui fondo è costellato da massi di varie dimensioni. Più in alto il fondo del sentiero diviene più regolare ed improvvisamente scompaiono i massi. Eccoci ora ad una palina che ci indica la ferrata verso destra. Abbandoniamo quindi il sentiero n. 1 per salire lungo un ripida ma breve pietraia che termina all'attacco della nostra ferrata. Una placca di metallo riporta le caratteristiche del tracciato. Si inizia sulla destra della placca, per poi spostarsi verso sinistra con comode prese fino a portarsi sotto ad una verticale placca povera d'appigli (questo era il tratto più difficile della ferrata prima delle ultime modifiche). Si sale quindi dritti lungo la liscia placca, aiutati dalla catena e da alcuni appoggi artificiali (non molti a dire il vero...). Usciti dalla placca si procede verso destra per entrare in un canale-diedro con una bella fessura sulla destra. Si sale questo tratto sfruttando la conformazione della roccia, con il cavo metallico sulla nostra sinistra, che a volte appare un poco lontano se noi volessimo procedere sul lato destro del diedrino. Più avanti il cavo metallico appare ricoperto da una guaina di gomma nera. Ora le difficoltà sono decisamente inferiori e si sale lungo una cengettina in diagonale verso destra fino ad un albero che crea qualche problema nel moschettonare il cavo. Poco oltre scendiamo verso un terrazzino terroso per riprendere a salire su rocce lavorate. Iniziamo ora un primo tratto in traverso verso il centro della parete per portarci verso la parete Sud. Sotto di noi, a poco distanza vediamo uno zoccolo erboso che riduce il senso di esposizione avuto fino ad ora. Traversiamo con difficoltà limitata fino ad alcune staffe metalliche che sopperiscono alla mancanza di appoggi. Man mano si procede, le difficoltà tendono ad aumentare. Il traverso avviene spesso su minuscole tacche rocciose e la catena appare forse troppo bassa e vicina ai piedi, specialmente per chi fosse piuttosto alto di statura. Questo è forse il tratto più originale ed emozionante della ferrata e ci conduce alla parete Sud del Corno. Passiamo sotto ad una specie di nicchia poco accentuata e continuiamo in aperta parete nel punto meno ricco di appoggi. Al termine del traverso ecco un scaletta lungo una decina di metri che saliamo con facilità, ma con l'apprensione di non avere un cavo metallico a fianco: si moschettona una specie di corrimano in ferro sulla destra che ogni 2 metri o poco meno si interrompe ad angolo retto: poco sicuro in caso di caduta per l'impatto con il moschettone. Usciti dalla scaletta (assenza di cavo metallico all'uscita della scala...) procediamo lungo un facile tratto camminabile privo di cavo, ma con la sola catena. Saliamo poi su facili roccette appoggiate prima dritti verso l'alto, poi a destra, lungo una specie di traccia sassosa verso un evidente pilastrino verticale dove ritroviamo il cavo, oltre alla catena. Risaliamo la base del pilastrino lungo una placca levigata e percorsa da profonde scanalature (Madonnina in una minuscola grotta) utilizzando al meglio l'aderenza della roccia. Inizia ora la parte verticale che presenta alcune staffe per agevolare la progressione. Segue un tratto piuttosto duro, verticale e che ci impegna molto, vista l'assenza di strutture artificiali. Ma ormai siamo fuori dalla parete e ci troviamo improvvisamente in cresta, con il magnifico panorama verso Nord, oltre anche la Punta di Bellagio. Ora seguiamo la cresta andando a destra. Troviamo anche alcuni bolli. Qui finisce la ferrata, ma occorre ancora una certa attenzione lungo l'ultimo tratto di cresta che presenta bei passaggini su rocce in continui saliscendi, con alcuni punti piuttosto esposti verso sinistra (Passo della Vacca). In poco più di 5 minuti eccoci sulla cima del Corno Occidentale di Canzo.
Discesa
Dalla croce di vetta, proseguiamo qualche metro verso il Corno Centrale per poi scendere verso Nord (sinistra) seguendo alcuni evidenti bolli rossi. Scandiamo con una certa attenzione in un facile ma ripido canalino roccioso, aiutandoci con i numerosi appigli ed appoggi, spesso umidi. Il canalino è profondo una cinquantina di metri scarsi e poco prima del suo termine, vediamo alla nostra sinistra una grotta con all'interno un piccolo presepe. Al termine della parte rocciosa, ci troviamo su un sentierino. Proseguiamo la discesa tra erba e cespugli ed ancora qualche saltello roccioso fino ad arrivare sul sentiero che conduce verso il rifugio SEV, ormai a portata di mano. Bella la vista sul Monte San Primo. Il tracciato prosegue verso destra e passa sotto ad alcune formazioni rocciose, per poi scendere più deciso per prati e qualche pianta fino al rifugio. Dal rifugio, al quale arriveremo da dietro, proseguiamo verso una poco distante palina che ci indica di andare a destra verso San Tomaso. Ripassiamo sotto al rifugio e ci immettiamo in un raro boschetto dal quale usciamo poco dopo lungo un bel sentierino a mezzacosta. Più avanti il sentiero ci conduce in una bellissima zona pietrosa, ai piedi delle alte e severe pareti del Corno Centrale, dove si possono osservare anche alcune ardite guglie svettanti verso il cielo. La vetta del Corno Orientale è ben distinguibile grazie alla caratteristica croce con un cerchio metallico che la racchiude. In pochi minuti eccoci ad una selletta, si tratta della Bocchetta di Luera (1209 metri di altezza; 30 minuti scarsi dalla vetta). Da qui scendiamo bruscamente verso destra percorrendo un ripido sentiero nel bosco, piuttosto scivoloso. In circa 15-20 minuti eccoci al termine della discesa ripida, proprio davanti ad un enorme faggio, da cui il nome della fonte postagli accanto. Una palina ci suggerisce la direzione per Alpe Terza e Canzo, a cui ne segue una più avanti (sentiero n. 5). Ci troviamo in uno splendido bosco di faggi che senza sforzo ci conduce alla Colma di Val Ravella (1000 Mt. di quota). Da qui, alla nostra destra scende il sentiero n. 5 che proviene dalla bocchetta tra il Corno Occidentale e quello Centrale e che noi avremmo potuto percorrere per abbreviare il percorso. Dalla colma, scendiamo ora per ampio e comodo sentiero lungo il quale si incontreranno numerosi cartelli e pannelli che illustrano vari aspetti della zona. Al termine della parte di discesa più evidente, proseguiamo in falsopiano, sempre nel bosco, circondati da numerosi massi di grosse dimensioni fino a trovarci poco sopra l'Alpe Terza. Dall'Alpe, anziché tornare all'auto direttamente lungo il percorso già fatto in mattina, scendiamo dritti lungo l'interessante "Sentiero Geologico" che, dopo un scalinata ci conduce sul fondo della valle dove scorre il torrente Ravello che seguiamo verso valle a destra. Il sentiero è caratterizzato da numerosi ponticelli che ci conducono da una riva all'altra a seconda della conformazione della valletta e con modesta pendenza ci consente di avvicinarci alle Fonti Gajum. Lungo il tragitto potremo leggere numerosi pannelli che ci spiegano le caratteristiche ed i fenomeni geologici a cui passiamo accanto (marmitte dei giganti, sassi erratici, tipi di rocce e loro formazioni). Superato l'ultimo ponticello (indicato come Primo Ponte, per chi compie il percorso inverso), eccoci ad un bivio: a sinistra si sale verso il Monte Cornizzolo, mentre dritti si procede verso le Fonti Gajum. Andiamo dritti quindi, scendendo lungo una ampia strada lastricata di ciottoli fino ad un grande edifico immerso nell'ultimo tratto di bosco. Poco più avanti si trova una sbarra di ferro ed oltre essa un parcheggio per auto. Proseguiamo oltre le auto fino ad arrivare al secondo parcheggio poco distante, quello delle Fonti Gajum dove ritroveremo l'auto. |