Valle di Vesta - Area Wilderness

 
Zona montuosa Prealpi Bresciane LocalitÓ di partenza Loc. Molino di Bollone - Valvestino (BS)
Quota partenza 500 Mt. Quota di arrivo 755 Mt. (alla grotta “Cuel Sant”)
Dislivello totale 750 Mt. Data di uscita 19/05/2018
Ore di salita 4 h. Ore di discesa 3 h.
Sentieri utilizzati n. 471 Giudizio sull'escursione Discreta
Sass Balòss presenti Omar, Gölem Difficoltà EE
Condizioni climatiche e dei sentieri

Giornata con tempo stabile e sereno, che si è guastata solo nel pomeriggio con un temporale passeggero che ci ha rinfrescati senza darci troppa noia. Il sentiero è abbastanza intuibile, ma in realtà è più una traccia tra la vegetazione, con alcuni tratti leggermente esposti. Il sentiero non deve essere soggetto a molta manutenzione, perché alcuni tratti andrebbero messi in sicurezza.

Eventuali pericoli
Mentre si costeggiano le sponde occidentali dal lago di Valvestino si transita su delle cenge rocciose a sbalzo sul lago sottostante, protette da alcuni parapetti di metallo, ma a tratti abbastanza esposte. Un paio di tratti della traccia inoltre sono semi-franati nel precipizio sottostante, quindi occorre prestare particolare attenzione mentre li si attraversa, specialmente in caso di presenza di fango o bagnato. Infine, non meno importante, attenzione alla cospicua presenza di zecche (vedi nei “commenti” qui sotto).
Presenza di acqua
Lungo il percorso ci sono numerosi rivoli e ruscelli, forse potabili, per sicurezza è meglio comunque partire già riforniti a dovere di acqua.
Punti di appoggio
C'è una casa diroccata (Cascina Rosane) dopo 1 h. 50' di cammino, poi una sorta di rustico bivacco (dopo almeno 3 h. di cammino) ricavato nell'unica casa dell'abitato di Cà dell'Era che è rimasta ancora in piedi, fornito di cucina, camino, letti suddivisi su tre livelli soppalcati, attrezzatura da pesca, WC e doccia esterni (e panoramici!), ma il tutto è molto, molto, molto spartano… e per usufruirne occorre avere davvero un discreto spirito di sopravvivenza… Infine la grotta Cuel Sant, destinazione finale di questa nostra escursione, può offrire a sua volta del riparo.
Materiale necessario oltre al tradizionale
Torcia luminosa, se voleste visitare l'interno della grotta Cuel Sant. Consigliabile indossare i calzoni lunghi.
Caratteristiche dell'escursione

Descrizione generale
Questa è una escursione atipica, perché invece di essere la classica salita di una montagna, è un lungo addentrarsi fin dentro ad una delle vallate più selvagge e isolate delle Prealpi, con un'antropizzazione pressoché inesistente, una grande varietà di flora selvatica (tra cui spiccano iris selvatici, gigli dorati, grande abbondanza di pino silvestre, e varietà endemiche di questa vallata) e di fauna rara (varie specie di ungulati, gallo cendrone, gallo forcello, gufi, gambero di fiume…). Tutto questo – ironia della sorte – è stato reso possibile da quella che in effetti fu a tutti gli effetti una piccola catastrofe etnografica: quando nel 1962 la diga di Ponte Cola creò questo solitario lago dai caratteristici “fiordi”, sospeso sui monti tra il lago di Garda e il lago d'Idro, il ramo più lungo andò ad occupare il fondo della Valle di Vesta, isolandola, e obbligando i montanari che vi vivevano ad abbandonare le loro terre, ma creando al contempo quella che dal 1998 è stata istituita come “Area Wilderness della Val di Vesta”, unica annoverata fino ad oggi in Lombardia, che in oltre 1.500 ettari (un unicum all'interno della grandissima foresta demaniale Gardesana Occidentale, nella quale addirittura ci sono segnalazioni attendibili che attestano la presenza saltuaria dei carnivori quali orso, lince e lupi) racchiude l'habitat ideale per animali ed endemismi vegetali, tra forre e cascate, boscaglie, pietraie, ruscelli pullulanti di forme di vita che altrove sono quasi scomparse. Il percorso da noi seguito segue le aspre e frastagliate sponde occidentali del lago, lungo tracce labili nella foresta e cenge rocciose sospese sulle acque del lago, fino ad infilarsi nella parte più bassa della Val di Vesta, fino alla caratteristica grotta Cuel Sant.

Descrizione percorso
Salendo da Gargnano, sulla sponda lombarda del Lago di Garda, prendere a sinistra la deviazione per il Lago d'Idro e la Valvestino. Dopo numerosi tornanti panoramici sul lago di Garda, si perviene alla frazione Navazzo, poi ci si appresta alla grande diga del lago di Valvestino. Si prosegue lungo la strada che con due alti ponti attraversa due rami laterali del lago mentre ne costeggia la sponda orientale; dopo il termine del lago un rettilineo porta ad attraversare con un ponticello il torrente immissario che scende verso il lago. Si parcheggia appena prima della osteria “Al Mulì”, posta in località Molino di Bollone. Si prende la strada sterrata che si stacca a gomito verso sinistra, passando tra due case isolate, per poi trasformarsi subito in una traccia semi-invisibile tra l'erba alta e la vegetazione. Prestare attenzione, perché sulla strada non esiste nessuna segnalazione per l'inizio del sentiero, che in realtà assomiglia più ad una traccia poco marcata, ma comunque ben identificabile lungo tutto il suo percorso. Appena iniziata la traccia occorre scavalcare un muretto in cemento costruito in un punto di passaggio obbligato, poi si inizia a percorrere una lieve salita mentre si transita sotto a delle formazione rocciose. Il torrente scorre in basso, in fondo al precipizio mentre ci si avvicina all'inizio del lago. Attorno abbondano i pini silvestri e le betulle, e il verde delle acque del lago di Valvestino faranno bella mostra di sé, in basso, per gran parte dell'escursione, mentre si percorrono alcuni tracce su delle cenge rocciose sospese sul vuoto al di sopra del lago, alternate a dei tratti riposanti e pianeggianti nella luminosa boscaglia. Si passa sotto a delle pareti rocciose da cui scendono delle cascatelle (possibilità di trovare riparo dalla pioggia in alcuni anfratti che offrono un tetto), in alcuni punti si attraversano orizzontalmente dei tratti verticali, e occorre prestare attenzione al sentiero franato per non scivolare al di sotto. Ma a parte questi pochi punti più delicati l'escursione è molto piacevole e poco faticosa, nonostante la quota modesta in cui ci troviamo l'ambiente è davvero piacevole e suggestivo, quasi alpino a causa della sua asprezza. Al di là del lago, lungo la strada, passano alcune rare automobili e dei motociclisti, e questo è l'unico indizio che ci ricollega alla civiltà facendoci distrarre dall'isolamento che caratterizza questa zona. Oltrepassato il punto del sentiero in cui ci si trova in linea con il ponte stradale che scavalca il fiordo che entra in Val Doranello, sulla sponda opposta del lago, segue un tratto pianeggiante che costeggia il lago, poi ci si appresta al fiordo che penetra nella valle di Fassane, il sentiero piega quindi a destra mentre si percorre la sponda settentrionale del breve braccio d'acqua, fino a arrivarne al termine (alcune decine di metri più in alto del livello delle acque del lago), dove il torrente Fassane scende da una cascata che si tuffa in bella pozza, in cui ci si può rinfrescare, per poi proseguire verso il basso ed andare a confluire nel lago. Attraversato il torrente si risale un breve tratto ripido e un po' sdrucciolevole, iniziando ora a camminare lungo la sponda meridionale del fiordo. Verso il suo termine si può osservare in basso una sorta di penisola che si protende verso il centro del lago (nelle occasioni in cui il livello del lago viene mantenuto alto può diventare un'isoletta, o addirittura sparire al di sotto della superficie): con una brevissima deviazione al di sotto della traccia principale è possibile scendere tra le fitte sterpaglie, percorrere una brevissima cresta costituita da ciottoli e toccare la sommità della penisoletta. Quanto il livello del lago è molto basso, poco al di sotto di questa sporgenza che si insinua nel lago emerge dalle acque un autentico cimelio dal passato, molto suggestivo: i muri perimetrali, completi di finestre, dell'antica dogana austriaca, che segnava il passaggio tra l'Italia e l'impero d'Austria-Ungheria, cui un tempo apparteneva l'attuale Trentino Alto Adige, anch'essa sepolta dalle acque negli anni '60. Oltrepassato il fiordo della valle di Fassane si cammina per un po' nel bosco fino a giungere di fronte ai resti della Cascina Rosane (514 Mt.), con una fontana per l'abbeveraggio del bestiame, che un tempo animava la vallata e trascorreva qui l'alpeggio. Attorno alla cascina sono osservabili le testimonianze del vissuto dell'uomo, come doveva essere prima dell'abbandono: l'antico pascolo alle spalle della struttura, ormai quasi completamente colonizzato dalla foresta che ne prende il posto, e a prestare attenzione è possibile notare anche alcuni resti di viti a alberi da frutta, ormai inselvatichiti. Passata la cascina, prestare attenzione a mantenersi a destra in corrispondenza di un bivio: la strada che scende – più larga e invitante – in realtà si porta nei pressi delle rive del lago. La traccia prosegue attraversando un ripido pendio di fango molto scivoloso, mentre la vegetazione cambia, con al comparsa di faggi e alberi a alto fusto come querce, poco dopo la pendenza si impenna e 8 stretti tornanti ci permettono di guadagnare quota per oltrepassare un tratto lungo la costa del lago altrimenti non praticabile, poi inizia una lunga e dolce discesa, e dopo avere attraversato un paio di ruscelli che scendono ripidi verso il lago si cala gradualmente fino a transitare nei pressi di un punto di misurazione ottica in vista della diga del lago, pervenendo infine al remoto grumo di case di Cà dell'Era, precedute da una radura erbosa, dove si notano i resti di qualche edificio e della vecchia chiesetta di San Giovanni (vedi sotto nelle note), tutto quanto inglobato dalle vegetazione. A poche decine di metri di distanza le mura dell'edificio meglio conservato ospitano un ricovero-bivacco (501 Mt.) davvero molto spartano e singolare (vedi sopra, in “Punti di appoggio”), dove è possibile rifugiarsi in caso di necessità, posto al di sopra di una bellissima spiaggetta erbosa, visibile in basso. Da qui in avanti si procederà verso Ovest, addentrandosi nella valle di Vesta, costeggiando la riva settentrionale del lungo fiordo (quasi 1,5 km). A causa della fitta vegetazione è possibile vedere il lago soltanto di rado, ma si sente il rumore inconfondibile della cascata che il torrente Vesta compie tuffandosi nel lago, in fondo al fiordo. Dopo la fine del braccio del lago si prosegue nella foresta con andamento pianeggiante, poi la traccia prende a salire abbastanza ripida, fino a giungere ad una piccola sella caratterizzata dal terreno messo a nudo di colore bianco, frutto del dilavamento (simile ad un calanco appenninico) delle rocce calcaree circostanti, al di sopra è possibile notare una grande parete rocciosa, dove è ospitata la grotta Cuel Sant, e verso la quale tra breve ci dirigeremo. Ma per raggiungere la grotta occorre proseguire ancora in salita lungo la traccia per circa 500 metri, fino a giungere ad un bivio segnalato, qui giunti, invece che proseguire diritto verso la malga Vesta di Fondo, si piega a destra seguendo le indicazioni per malga Vesta di Cima, e dopo soli 15 metri dal bivio seguire la traccia che si stacca ancora a destra. In soli 10 minuti di lieve salita da quest'ultimo bivio si giunge ad una larga cengia sotto una sporgenza rocciosa, dove si trova l'imbocco della grotta, che si può visitare in pochi minuti, avendo l'accortezza di abbassarsi a causa del soffitto molto vicino al suolo. Varie concrezioni sono state rotte, ma ne sopravvivono comunque alcune di discrete dimensioni, assieme ai grandi vasconi calcarei che caratterizzano il pavimento.

Discesa
Mediante lo stesso percorso fatto all'andata. In alternativa – avendo più tempo a disposizione – è possibile percorrere un percorso circolare e risalire la Val di Vesta fino alla Malga Vesta di Cima, da lì portarsi al Passo di Vesta, per poi scollinare verso il sottostante borgo di Bollone, come già avevamo fatto nell'escursione del 13/04/2013.

Note

La grotta “Cuel Sant” è forse l'anfratto più famoso della Valvestino, ed è interessata da un'antica leggenda seconda la quale al suo interno si nascondeva un vitello d'oro, il cui alito produceva un vento mortale che aveva il potere di pietrificare chiunque fosse stato tanto imprudente da introdursi all'interno. La suggestione popolare vedeva nelle stalattiti e nelle stalagmiti che si trovano verso il fondo della grotta le figure di pietra dei poveri disgraziati che erano rimasti vittima della maledizione.

A proposito delle antiche peculiarità etnografiche della Val di Vesta – un tempo vallata vissuta dall'uomo prima che il lago la isolasse dalla civiltà – si legga quanto riporta la guida sulle aree wilderness italiane edita da Hoepli:

«Cercando le anime del posto, è esemplare il caso di una famiglia, quella degli Andreoli. Furono gli ultimi abitanti della Val di Vesta, prima della costruzione della diga. Bortolo Andreoli, soprannome Burtulì, classe 1926, sua moglie Giulia Maggi, i loro figli e nipoti. Nel libro “L’area wilderness Val di Vesta”, Ruggero Bontempi ha ricostruito la loro storia con l’aiuto di foto e documenti dell’epoca, una vicenda di attaccamento alla propria identità, di legame con una dimensione di vita tra i boschi destinata ad arretrare. La famiglia Andreoli abitò a Cà dell’Era per nove anni, a partire dal 1952. Erano gli unici residenti della valle, che allora era zona di passaggio stagionale: le malghe alte erano caricate d’estate, nei boschi lavoravano taglialegna e carbonai. La loro testimonianza disegna a vividi colori la vita di un tempo, quando i monti erano praticati da cercatori di funghi ed erbe, uccellatori, viandanti, mentre attorno ai piccoli nuclei si estendevano coltivazioni di patate e segale. Le larghe mulattiere erano battute da file di muli per i trasporti tra le rive del Garda e questo ruvido entroterra, i rii principali erano scavalcati da ponti di pietra. I negozi e la scuola erano a Navazzo, paese che i bambini di Cà dell’Era raggiungevano ogni giorno a piedi. Il paesino aveva una chiesa dedicata a San Giovanni e i magazzini per il fieno e il carbone. Nei primi anni Sessanta i lavori di costruzione della diga frantumarono la piccola comunità. Una frana distrusse poi alcuni edifici costringendo la famiglia a trasferirsi a Casa della Cola, sul fondovalle. Presto Bortolo e i suoi furono costrelli a lasciare anche questa dimora, allagata dal lago che stava nascendo. Gli edifici di Cà dell’Era oggi sono ruderi, resta solo una baita in buono stato, diventata una tana di pescatori che raggiungono il posto in barca. La chiesetta intitolata a San Giovanni ha tenuto duro fino all’inverno 2003, quando è crollato il tetto, evento che ha deteminato un rapido deterioramento dell’edificio. Se si vuole immaginare il paesaggio che fu, nella tela raffigurante San Giovanni, trasferita da Cà dell’Era alla chiesa di Navazzo, il fiume serpeggiante e i monti incombenti raffigurano probabilmente luoghi reali».
(Da Valentina Scaglia, “Wilderness in Italia. A piedi nei luoghi del silenzio. Tra riserve naturali e aree disabitate, un viaggio nelle ultime isole di natura selvaggia”, Hoepli 2016).

Commenti vari

La Val di Vesta, forse a causa del sopravvenuto isolamento, forse a causa della abbondante fauna selvatica, o forse Dio solo sa a causa di che cosa… risulta infestata dalle zecche. Prestate la dovuta attenzione, quindi, nell'indossare degli indumenti che coprano la maggior parte possibile del corpo, a non sostare più del necessario in terra o a contatto con l'erba o la vegetazione, e soprattutto effettuate un attento esame del corpo al termine dell'escursione.

Attenzione: la mappa Kompass compie un errore abbastanza madornale indicando un bivacco “Cuel Sant” a 668 metri di quota, poco prima della svolta a gomito a destra che porta verso la grotta. In realtà il bivacco non esiste: forse si riferivano al bivacco già citato ricavato dentro la cascina di Cà dell'Era, molto più in basso.
La lunghezza totale del percorso è di 21 Km. La nostra velocità media (comprese le soste) è stata di 3,00 Km/h.

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Cengia aerea nel primo tratto lungo il costeggiamento del lago

Veduta sul lago

   

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Il fiordo della valle di Fassane con la penisola

Cascatella del torrente Fassane

   

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Omar in posa davanti ad uno dei fiordi del lago

Il fiordo della Val di Vesta con spiagetta sotto Cà dell'Era

   

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Un'altra veduta sul lago

All'imbocco della grotta Cuel Sant

   

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