Cima di Piazzo

 
Zona montuosa Alpi Orobie LocalitÓ di partenza Loc. Quindicina - Taleggio (BG)
Quota partenza 1345 Mt. Quota di arrivo 2057 Mt.
Dislivello totale 800 Mt. con i saliscendi Data di uscita 03/11/2018
Ore di salita 2 h. 45' Ore di discesa 3 h.
Sentieri utilizzati n. 120, 101, 153 Giudizio sull'escursione Discreta
Sass Balòss presenti Omar Difficoltà E
Condizioni climatiche e dei sentieri

Brutta giornata da un punto di vista meteorologico: pioggia insistente, nebbie basse e neve fradicia al suolo nella parte alta del percorso. Solo verso la fine della camminata, un deciso vento ha spazzato le nuvole basse e la pioggerella pomeridiana, regalando alcuni bellissimi sprazzi di panorami, specialmente verso le vallate ancora avvolte in nebbie flilacciate. Sentieri ben indicati e tenuti; nessun problema di orientamento o mancanza di segnali.

Eventuali pericoli
Nessuno.
Presenza di acqua
Nel caso il rifugio Gherardi risulti aperto, potrete rifornirvi d'acqua presso la struttura. Stesso di scorso per il rifugio Nicola e il Cazzaniga, posti nelle vicinanze della salita finale alla Cima di Piazzo.
Punti di appoggio
Troverete riparo presso i rifugi sopra indicati, rispettivamente a meno di un ora dalla partenza, per il rifugio Gherardi; Due ore per il Cazzaniga e stesso tempo per il Nicola. Poco distante dal rifugio Gherardi, si trova anche il rifugio privato Cesare Battisti dal caratteristico color rosa. A meno di mezz'ora da quest'ultimo, ecco la baitella Regadur, sotto al passo omonimo.
Materiale necessario oltre al tradizionale
Nulla.
Caratteristiche dell'escursione

Descrizione generale
Facile e piacevole camminata a medie quote, su terreno prevalentemente erboso, a cavallo tra la piccola Val Taleggio e la Valle Brembana. Il percorso si snoda inizialmente su pascoli di mezza costa fino ad arrivare alla lunga dorsale che divide le due valli suddette e da qui, senza nessuna difficoltà e poca fatica, prosegue verso il Piani di Artavaggio, posti ad Ovest, quasi al confine con la provincia di Lecco. Da qui, una abbordabilissima cresta, anche se un poco ripida, ci porta sulla panoramica vetta della Cima di Piazzo. Il ritorno si svolge, invece, scendendo fino ai Piani di Artavaggio e da qui con un lungo ed arioso traverso con continui saliscendi, ci riportiamo al rifugio Gherardi e da qui all'auto. In generale si tratta di un bel anello escursionistico, adatto anche in caso di innevamento recente, poiché privo di pericoli e di eccessivi dislivelli.
Descrizione percorso
Giunti a San Giovanni Bianco, in Val Brembana, si prende a sinistra per la bella Val Taleggio. Arrivati a Pizzino, poco prima del paese, si devia a destra (indicazioni per il rifugio Gherardi) lungo una stretta strada asfaltata che porta alla isolata località di Quindicina (strada a a pagamento). Presso le ultime case della località si nota sulla sinistra una palina con le indicazioni per il rifugio Gherardi e poco oltre un pannello in legno con una bella ed esaustiva cartina della zona. Saliamo quindi per prati, passando accanto ad una prima casa. Dopo un primo breve tratto nel bosco con andamento verso destra, il sentiero piega decisamente verso sinistra e tende a perdere pendenza, tagliando i ripidi prati sotto di noi. In breve entriamo in un ampio vallone prativo che risaliamo sul lato destro (per chi sale). Giunti presso una baita (Baita Foppa Lungo, 1505 metri di quota, 40 minuti dalla partenza) il sentiero piega leggermente verso destra e dopo un dosso erboso eccoci in vista del rifugio Gherardi che raggiungiamo in pochi altri minuti di cammino (1 ora di cammino). Dal rifugio proseguiamo oltre, sempre per comodi e rilassanti prati panoramici. Superiamo un paio di pozze d'acqua ed eccoci al rifugio privato Battisti, posto in idilliaca posizione. Qui una palina indica verso sinistra i Piani di Artavaggio (Sentiero della Dorsale Orobica Lecchese - DOL) da cui torneremo), mentre proseguendo dritti ci dirigiamo verso la Bocchetta di Regadur. Saliamo lungo un sentiero pietroso che rimonta una sommità ricoperta da pini mughi. Il tracciato si sviluppa lungo i fianchi di questo dosso, tagliandone i ripidi pendii. In alcuni tratti il sentiero supera un paio di canaloni sassosi e senza difficoltà ci conduce fino ai prati soprastanti. Qui superiamo una bella baitella (Baita della Regina) e poco più sopra eccoci all'ampia sella della Bocchetta di Regadur (20 minuti dal rifugio Battisti). Alla Bocchetta (1860 Mt.) alcune paline ci indicano la direzione per il rifugio Cazzaniga che seguiamo (sentiero 101). Camminiamo su terreno erboso in saliscendi, passiamo un grande abbeveratoio e proseguiamo fino alla bocchetta (o passo) di Sodadura (30- 40' dalla bocchetta Regadur) sotto l'omonima cima. Camminiamo ancora per qualche minuto finchè si arriva in vista del rifugio Cazzaniga-Merlini (40 minuti dalla Bocchetta di Regadur) con sullo sfondo le Grigne; scendiamo nel sottostante valloncello carsico lungo un ripido ma breve pendio erboso e risaliamo l'evidente e facile cresta della Cima di Piazzo. Dopo un primo tratto molto ripido ci troviamo davanti ad un insidioso salto roccioso di 2-3 metri che viene aggirato verso sinistra per tornare subito lungo la linea della cresta che seguiamo fino alla madonnina di vetta senza nessuna difficoltà (30' dal pianoro).
Discesa
Tornati lungo il medesimo itinerario fino al termine della cresta, prendiamo l'evidente sentiero per il rifugio Nicola (piuttosto fatiscente e mal integrato nell'ambiente circostante), ben segnalato a pochi minuti di cammino. Qui prendiamo l'ampia sterrata che scende verso i Piani di Artavaggio. Con pendenza regolare e numerosi tornanti, perdiamo quota, avendo ben evidenti sotto di noi, i numerosi edifici della località dei piani. Puntiamo alla chiesa di stampo moderno, alla quale arriviamo in circa trenta minuti di tranquilla discesa sterrata. Poco prima della chiesa, una palina (1644 metri di quota)ci segnala la deviazione verso sinistra per il rifugio Gherardi lungo il sentiero n° 101. Saliamo quindi tra prati, superando un casello e immettendoci poco dopo in una ripida stradina ciottolata. Al termine di questo ripido strappo, iniziamo un lungo traverso che con continui saliscendi ci conduce verso Est. Lungo il tragitto possiamo avere la possibilità di ammirare il fondovalle sotto di noi con bellissimi scorci bucolici di prati, boschi e verdi vallate. In lontananza verso oriente è già visibile il piccolo rifugio Battisti al quale arriveremo con tranquillità e relax. In alcuni tratti il sentiero è perfettamente pianeggiante. Sempre in mezzacosta, entriamo in un boschetto di abeti, ne usciamo poco dopo e superiamo un abbeveratoio. Incontriamo anche un antico cippo di pietra indicante il confine con lo Stato di Milano. Sempre tra prati e pascoli, vallette e valloncelli, arriviamo in vista della Baita -- che raggiungeremo in qualche minuto. Prima dobbiamo, superare un altro boschetto per poi entrare in una zona in cui il tracciato attraversa vari valloni che scendono ripidi dall'alto, alcuni dei quali con piccoli corsi d'acqua, cascatelle e zone pietrose. Eccoci ora alla Casera Aralalta. Proseguiamo poi per prati fino al rifugio Battisti e da qui, in meno di 5 minuti scendiamo al rifugio Gherardi. Possiamo ora riprendere il percorso dell'andata, oppure, per avere una visione più ampia della zona, seguire l'evidente carrareccia che scende dal rifugio fino alla località Foppa e da qui all'auto in pochi minuti. Seguiamo quindi la strada agro-silvoforestale che porta con modesta pendenza verso sinistra. Attraversiamo una bella zona di pascoli ed una piacevole vista sui Monti Venturosa e Cancervo davanti a noi. Lasciamo sulla sinistra una cascina che vende prodotti agricoli ed iniziamo la discesa. Superiamo una seconda cascina dove si allevano asini e da qui la pendenza di discesa aumenta sensibilmente. Giunti nei pressi di un canneto recintato da una staccionata di legno, siamo ormai arrivati al termine della discesa. Poco dopo, verso sinistra si nota la Baita Piazzoletto a 1420 metri di quota. Pochi metri ed eccoci al termine della discesa. Una freccia indica il parcheggio do Capo Foppa verso destra al quale arriviamo in pochi minuti, dopo una sbarra in ferro. Qui si trova un ampio spiazzo per parcheggiare auto. Noi proseguiamo in falsopiano per meno di 5 minuti ed eccoci all'auto.

Note
Per altre foto della zona, vedi le escursioni del 16-11-2013.
La strada che da Pizzino sale a Quindicina è soggetta ad un ticket di 2 euro giornalieri.
Commenti vari
Era mia intenzione salire anche la cima nominata Cornetta, poco distante dalla Cima di Piazzo, ma le nebbie fitte ed il percorso non segnalato per questa vetta, mi hanno fatto rinunciare.
   

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Il rifugio Gherardi

Omar sulla Cima di Piazzo

   

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Durante il ritorno si dissolvono le nebbie

Dai Piani di Artavaggio verso la Val Taleggio

   

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Lungo il falsopiano dai Piani di Artavaggio verso il Gherardi

Un antico cippo di confine dello Stato di Milano

   

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La bandiera del Gherardi tra nebbie e nuvole

Monti Venturosa e Cancervo