Zucco di Pesciola - Ferrata Domenico Rebuzzini (o CAI Barzio)

 
Zona montuosa Alpi Orobie Località di partenza Località Ceresola - Valtorta (BG)
Quota partenza 1300 Mt. Quota di arrivo 2096 Mt.
Dislivello totale 510 Mt. per l'attacco; 290 Mt. la ferrata Data di uscita 02/11/2017
Ore di salita 1 h. 30' per l'attacco; 2 h. per la ferrata Ore di discesa 1 h. 30'
Sentieri utilizzati n. 104B, 30 (Sentiero degli stradini) Giudizio sull'escursione Bella
Sass Balòss presenti Omar Difficoltà EEA
Condizioni climatiche, dei sentieri e della ferrata

Giornata nebbiosa e fredda ma senza pioggia; peccato per i mancati panorami e le mancate viste sulle numerosi torri, canali e creste che caratterizzano la zona. Percorsi ben evidenti e segnalati. Peccato manchino completamente le indicazioni per la ferrata; queste si rinvengono solamente al momento di abbandonare il Sentiero degli Stradini per dirigersi all'attacco della via, mentre secondo il mio parere andrebbero poste anche in zona rifugio Lecco. La ferrata, riattrezzata nel 2000 è in ottime condizioni con catene forse un poco lasche.

Eventuali pericoli
I soliti di una ferrata. In alcuni tratti esiste un oggettivo pericolo di smuovere e far precipitare qualche pietra.
Presenza di acqua
Troverete acqua presso il rifugio Lecco poco meno di un ora dopo la partenza da Ceresola. Anche alla partenza si trova acqua presso il rifugio-ristoro Quadrifoglio. Con una breve deviazione sarà possibile anche arrivare ai vari ristori della zona dei Piani di Bobbio.
Punti di appoggio
A parte i due rifugi citati, lungo il percorso vi imbatterete in alcune baite private o strutture collegate agli impianti di risalita per sciatori.
Materiale necessario oltre al tradizionale
Imbraco, caschetto e set da ferrata completo di dissipatore.
Caratteristiche dell'escursione

Descrizione generale
Il gruppo calcareo rappresentato dallo Zuccone dei Campelli, dal Dente dei Camosci, dallo Zucco di Pesciola e dallo Zucco Barbisino forma un bellissimo anfiteatro roccioso dalla caratteristica guisa a ferro di cavallo. Su queste belle, anche se non elevate, pareti verticali si sviluppano varie vie di arrampicata. Per chi non ha le capacità di affrontarle, esistono anche altre possibilità di praticare dell'escursionismo di ottimo livello; una di queste è data dalle più abbordabili vie ferrate; qui se ne trovano due: la ferrata Mario Minonzio e la più impegnativa ferrata Domenico Rebuzzini. Quest'ultima si sviluppa in un ambiente quasi dolomitico. La via ha una lunghezza di 500 Mt. ed un dislivello attorno ai 300 metri. Viene classificata come difficile con un tratto molto difficile (evitabile). Il percorso corre lungo una serie di torri verticali su roccia ben appigliata, alcuni impegnativi tratti leggermente strapiombanti, un paio di tratti su facile cresta rilassante e numerosi gradoni, pareti, placche e divertenti salti rocciosi; insomma una varietà di passaggi che la rendono estremamente divertente e mai eccessivamente difficile (tranne forse la parete evitabile di 20-25 Mt.), ma assolutamente da non sottovalutare. Nel complesso è da considerarsi di ampio respiro e dal carattere alpinistico, ma da evitare per i meno esperti di ferrate e di arrampicata su roccia.
Descrizione percorso
In Valle Brembana, dopo Lenna, si prende il ramo occidentale della valle, quello che porta verso il Passo di San Marco. Poco prima di Cassiglio, si devia a sinistra verso Valtorta. Dal centro del paesello, si sale verso la località di Ceresola, da dove partono gli impianti sciistici della zona Valtorta-Piani di Bobbio. Dall'ampio parcheggio sterrato, nel quale si trova anche il rifugio-ristoro Quadrifoglio, dove si lascia l'auto, ci si incammina lungo l'ampia strada asfaltata (bollo rosso e bianco con n. 104B) che conduce verso i Piani di Bobbio ed il rifugio Lecco e il cui accesso è vietato ai veicoli. Dopo poche centinaia di metri, l'asfalto lascia il posto allo sterrato ed arrivati al primo tornante verso sinistra, una palina ci invita a procedere verso destra in direzione del rifugio Grassi e del Passo di Gandazzo (sentiero n. 104B). Ignorando queste indicazioni, proseguiamo verso sinistra lungo l'ampia sterrata per il rifugio Lecco (mancano le inidcazioni). La salita è monotona e costante con ampi tratti asfaltati e qualche punto sterrato. Lasciamo alla nostra sinistra un laghetto artificiale per i cannoni spara-neve. Camminiamo sempre su asfalto nei pressi della pista da sci che scende dai Piani di Bobbio. Giunti ad un evidente tornante verso destra, abbandoniamo la strada per inoltrarci lungo la ripida pista da sci che sale dritta davanti a noi. A circa metà della pista la pendenza diminuisce, per poi riaumentare poco dopo. Giunti al termine della salita, davanti ci appaiono gli impianti di risalita che provengono dai Piani di Bobbio. Sotto di noi si apre una bella conca erbosa con tre baitine sul lato sinistro. Scendiamo verso queste tre baite, ma prima di raggiungerle pieghiamo a sinistra per proseguire in mezzacosta tra rododendri e mughi. Cerchiamo di non perdere quota. Sbuchiamo poi su un'altra pista da sci che scende dall'ampio vallone dolomitico dello Zuccone dei Campelli. Davanti a noi si vede l'ormai vicino rifugio Lecco (1780 metri di quota). Lo raggiungiamo e dopo aver ripreso fiato davanti ad una grande fotografia che riproduce le cime della zona con nomi ed indicazioni, andiamo verso destra seguendo le indicazioni per la Bocchetta di Pesciola (a 5 minuti di distanza) ed il Sentiero degli stradini. Scendiamo brevemente per riprendere quota ed arrivare alla suddetta bocchetta. Da qui si percorre il comodo e pianeggiante Sentiero degli stradini che taglia in mezzacosta i ripidi fianchi di carattere dolomitico che scendono dalla nostra sinistra. Proseguiamo affascinati dalle formazioni rocciose a monte (nebbia permettendo...): torri, canali, vallette, creste e guglie. Dopo circa 10 minuti di rilassante camminata ecco che alla nostra sinistra su un grosso masso si vede una piccola chiesetta di ferro con l'effige di una Madonnina. Qui si trovano anche le indicazioni (finora mancanti...) per la nostra ferrata. Saliamo quindi a sinistra per ripidi prati restando nelle vicinanze di un torrione roccioso. Una placca metallica riporta un grossolano schema della via attrezzata, con indicazioni relative a quote, dislivello e lunghezza. Saliamo un valloncello stretto tra due alte torri ed eccoci all'attacco della ferrata dove una piccola placchetta ricorda l'alpinista Domenico Rebuzzini a cui è dedicato il percorso. Si inizia con un abbordabilissimo tratto verticale su bella roccia lavorata. Questo piega a destra verso la fine. Giunti ad un terrazzino si supera un mini salto di un paio di metri per arrivare ad un secondo terrazzino. Inizia ora un secondo tratto un poco più impegnativo ma non difficile. Arrivati ad un terrazzino (attenzione a non smuovere sassi) risaliamo una serie di salti rocciosi gradonati che terminano con una fascia di roccia scura. Eccoci ora davanti ad un divertente ed aereo traverso a destra che ci conduce ad un ampio terrazzo pianeggiante. Scendiamo ora ad una angusta forcella erbosa lungo un tratto di una decina di metri. Dalla forcella saliamo una impressionante torre che appare più difficile di quello che poi si rivelerà. Il percorso è perfettamente verticale ed impegnativo, ma appigli ed appoggi non mancano. Giunti ad un punto più difficile, poverissimo di prese e appoggi, alcune staffe e la catena ci facilitano la progressione. Compiamo un traverso su staffe verso destra lungo una placca liscia e che convessa per poi riprendere a salire lungo una striatura di roccia nera. Eccoci ora in una specie di diedro in cui la catena resta a sinstra, ma staffe e gradini di ferro a destra; si riesce comunque a salire senza l'uso di quest'ultime per arrivare ad una placca molto divertente che verso la fine piega verso destra su un ripiano con sassi mobili e da qui affrontare un facile canalino roccioso. Al suo termine si nota una serie di massi incastrati. Usciti dal canalino ci troviamo a percorrere un lungo tratto di cresta molto facile ed alcuni semplici gradini rocciosi. Arrivati alla base di una bella e massiccia torre un paio di impegnativi passaggi ci conducono alla seconda parte della ferrata. Ad un comodo terrazzo ci troviamo di fronte un passaggio apparentemente facile con la catena alla nostra sinistra ed una ampia fessura davanti a noi. In realtà le cose sono più complicate ed occorre ragionare bene per trovare i movimenti giusti. Il passaggio termina con un traversino verso destra da farsi con l'aiuto della catena. Pochi passi e siamo davanti ad un cartello che ci indica un bivio: verso destra più facile, oppure dritti lungo un'alta, impegnativa e leggermente strapiombante parete. Optiamo per la via "difficile" che si rivelerà decisamente difficile, specie nei primi sezionamenti. Lungo questa parete, decisamente la più impegnativa della ferrata, occorrono forza e capacità di arrampicare su roccia usando le formazioni naturali del percorso; l'uso della catena deve ridursi al minimo per evitare di stancarsi troppo le braccia. Considerate che un ripensamento dopo i primi metri di salita strapiombante diverrebbe decisamente complicato. Usciti da questo impegnativo punto le difficoltà si riducono drasticamente e tutto appare più facile e meno rischioso. Seguiamo una breve cengia verso destra ed incrociamo ora il percorso della direzione "facile" abbandonata sotto la parete. Passiamo tra due rocce molto vicine tra loro. Affrontiamo dei facili saltini rocciosi senza nessuna difficoltà. A questi segue un'altra cengia verso sinistra, ampia e comoda che ci conduce ai piedi di una bella rampa appoggiata. Eccoci ora ad un tratto camminabile che ci porta sotto all'ennesima torre da risalire inizialmente in un bel diedro con un paio di staffe. Segue poi una paretina non difficile ed un terrazzino dal quale si innalza un bel muro roccioso con un curioso foro nella roccia da usare come appoggio. Usciti da quest'ultimo ostacolo, non ci resta che camminare fino alla vicina vetta dello Zucco di Pesciola con una piccola Madonnina ed un ometto di pietre.
Discesa
Guardando la Madonnina, prendiamo la sinistra, verso l'ometto di pietra e proseguiamo in leggera discesa verso una evidente selletta erbosa. Da qui, la traccia riprende a salire lungo una comoda cresta erbosa verso lo Zuccone dai Campelli. Noi, invece, alla selletta scendiamo verso sinistra in un tetro e stretto canalone pietroso (Canalone della Madonnina) che tra sfasciumi, sassi instabili ed una labile traccia sdrucciolevole, ci porta velocemente a perdere quoata fino a sbucare nel sottostante ampio vallone dei Camosci. Una volta usciti dal Canalone della Madonnina, le pendenze diminuiscono, la traccia migliora e il terreno diviene più stabile. Non ci resta che scendere con percorso zigzagante fino al termine della discesa e da qui seguire il vallone verso sinistra, risalendone il versante opposto fino ad incrociare la comoda pista da sci e da questa proseguire in discesa fino al rifugio Lecco. Ripercorriamo a ritroso ora i passi fatti durante la salita fino all'auto
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Note
Per altre informazioni si consiglia di dare un'occhiata al libro di Dario Gardiol e Matteo Bertolotti (il nostro mitico Bertoldo) "Ferrate - Lombardia e Svizzera" edito da Vividolomiti. Nel nostro sito troverete anche numerose vie d'arrampicata e camminate fatte in questo bel gruppo. Un appunto lo devo fare sulla disposizione delle catene che in alcuni punti sono disposte, secondo me, in modo da creare uno sbilanciamento dell'escursionista.
Commenti vari
Avevo già percorso questa ferrata nell'ormai lontano 2006 e sinceramente non ricordavo che presentasse alcuni passaggi così impegnativi... evidentemente l'età comincia a giocarmi brutti scherzi. A mia difesa posso però dire che all'epoca avevo evitato la parete difficile, che rappresenta il tratto più duro dell'intera salita. Peccato che l'ambiente alla base del gruppo calcareo sia irrimediabilmente rovinato dalla presenza degli invadenti impianti di risalita delle piste da sci, dai cannoni per la neve artificiale e dalle piste stesse; fortunatamente la ferrata si svolge sul versante opposto all'anfiteatro roccioso al riparo da questi scempi ambientali. La quarta fotografia (come da didascalia) è stata scattata durante l'uscita del 2006, come si evince anche dal cielo azzurro.
   

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L'inizio della ferrata Rebuzzini

La torre dopo la sella erbosa

   

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La torre dopo la cresta facile

La parete difficile (foto scattata nel 2006)

   

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La parte alta della parete difficile

Il diedro nella parte finale

   

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Omar in vetta allo Zucco di Pesciola

La cima dello Zucco di Pesciola