| Descrizione generale
Il gruppo calcareo rappresentato dallo Zuccone dei Campelli, dal Dente
dei Camosci, dallo Zucco di Pesciola e dallo Zucco Barbisino forma un
bellissimo anfiteatro roccioso dalla caratteristica guisa a ferro di
cavallo. Su queste belle, anche se non elevate, pareti verticali si
sviluppano varie vie di arrampicata. Per chi non ha le capacità di
affrontarle, esistono anche altre possibilità di praticare
dell'escursionismo di ottimo livello; una di queste è data dalle più
abbordabili vie ferrate; qui se ne trovano due: la ferrata Mario Minonzio e la più impegnativa ferrata Domenico Rebuzzini. Quest'ultima si sviluppa in un ambiente quasi dolomitico. La
via ha una lunghezza di 500 Mt. ed un dislivello attorno ai 300 metri.
Viene classificata come difficile con un tratto molto difficile
(evitabile). Il percorso corre lungo una serie di torri verticali su
roccia ben appigliata, alcuni impegnativi tratti leggermente
strapiombanti, un paio di tratti su facile cresta rilassante e numerosi
gradoni, pareti, placche e divertenti salti rocciosi; insomma una
varietà di passaggi che la rendono estremamente divertente e mai
eccessivamente difficile (tranne forse la parete evitabile di 20-25
Mt.), ma assolutamente da non sottovalutare. Nel complesso è da
considerarsi di ampio respiro e dal carattere alpinistico, ma da
evitare per i meno esperti di ferrate e di arrampicata su roccia.
Descrizione percorso
In Valle Brembana, dopo Lenna, si prende il ramo occidentale della
valle, quello che porta verso il Passo di San Marco. Poco prima di
Cassiglio, si devia a sinistra verso Valtorta. Dal centro del paesello,
si sale verso la località di Ceresola, da dove partono gli impianti
sciistici della zona Valtorta-Piani di Bobbio. Dall'ampio parcheggio
sterrato, nel quale si trova anche il rifugio-ristoro Quadrifoglio,
dove si lascia l'auto, ci si incammina lungo l'ampia strada asfaltata
(bollo rosso e bianco con n. 104B) che conduce verso i Piani di Bobbio
ed il rifugio Lecco e il cui accesso è vietato ai veicoli. Dopo poche
centinaia di metri, l'asfalto lascia il posto allo sterrato ed arrivati
al primo tornante verso sinistra, una palina ci invita a procedere
verso destra in direzione del rifugio Grassi e del Passo di Gandazzo
(sentiero n. 104B). Ignorando queste indicazioni, proseguiamo verso
sinistra lungo l'ampia sterrata per il rifugio Lecco (mancano le
inidcazioni). La salita è monotona e costante con ampi tratti asfaltati
e qualche punto sterrato. Lasciamo alla nostra sinistra un laghetto
artificiale per i cannoni spara-neve. Camminiamo sempre su asfalto nei
pressi della pista da sci che scende dai Piani di Bobbio. Giunti ad un
evidente tornante verso destra, abbandoniamo la strada per inoltrarci
lungo la ripida pista da sci che sale dritta davanti a noi. A circa
metà della pista la pendenza diminuisce, per poi riaumentare poco dopo.
Giunti al termine della salita, davanti ci appaiono gli impianti di
risalita che provengono dai Piani di Bobbio. Sotto di noi si apre una
bella conca erbosa con tre baitine sul lato sinistro. Scendiamo verso
queste tre baite, ma prima di raggiungerle pieghiamo a sinistra per
proseguire in mezzacosta tra rododendri e mughi. Cerchiamo di non
perdere quota. Sbuchiamo poi su un'altra pista da sci che scende
dall'ampio vallone dolomitico dello Zuccone dei Campelli. Davanti a noi
si vede l'ormai vicino rifugio Lecco (1780 metri di quota). Lo
raggiungiamo e dopo aver ripreso fiato davanti ad una grande fotografia
che riproduce le cime della zona con nomi ed indicazioni, andiamo verso
destra seguendo le indicazioni per la Bocchetta di Pesciola (a 5 minuti
di distanza) ed il Sentiero degli stradini. Scendiamo brevemente per
riprendere quota ed arrivare alla suddetta bocchetta. Da qui si
percorre il comodo e pianeggiante Sentiero degli stradini che taglia in
mezzacosta i ripidi fianchi di carattere dolomitico che scendono dalla
nostra sinistra. Proseguiamo affascinati dalle formazioni rocciose a
monte (nebbia permettendo...): torri, canali, vallette, creste e
guglie. Dopo circa 10 minuti di rilassante camminata ecco che alla
nostra sinistra su un grosso masso si vede una piccola chiesetta di
ferro con l'effige di una Madonnina. Qui si trovano anche le
indicazioni (finora mancanti...) per la nostra ferrata. Saliamo quindi
a sinistra per ripidi prati restando nelle vicinanze di un torrione
roccioso. Una placca metallica riporta un grossolano schema della via
attrezzata, con indicazioni relative a quote, dislivello e lunghezza.
Saliamo un valloncello stretto tra due alte torri ed eccoci all'attacco
della ferrata dove una piccola placchetta ricorda l'alpinista Domenico
Rebuzzini a cui è dedicato il percorso. Si inizia con un
abbordabilissimo tratto verticale su bella roccia lavorata. Questo
piega a destra verso la fine. Giunti ad un terrazzino si supera un mini
salto di un paio di metri per arrivare ad un secondo terrazzino. Inizia
ora un secondo tratto un poco più impegnativo ma non difficile.
Arrivati ad un terrazzino (attenzione a non smuovere sassi) risaliamo
una serie di salti rocciosi gradonati che terminano con una fascia di
roccia scura. Eccoci ora davanti ad un divertente ed aereo traverso a
destra che ci conduce ad un ampio terrazzo pianeggiante. Scendiamo ora
ad una angusta forcella erbosa lungo un tratto di una decina di metri.
Dalla forcella saliamo una impressionante torre che appare più
difficile di quello che poi si rivelerà. Il percorso è perfettamente
verticale ed impegnativo, ma appigli ed appoggi non mancano. Giunti ad
un punto più difficile, poverissimo di prese e appoggi, alcune staffe e
la catena ci facilitano la progressione. Compiamo un traverso su staffe
verso destra lungo una placca liscia e che convessa per poi riprendere
a salire lungo una striatura di roccia nera. Eccoci ora in una specie
di diedro in cui la catena resta a sinstra, ma staffe e gradini di
ferro a destra; si riesce comunque a salire senza l'uso di quest'ultime
per arrivare ad una placca molto divertente che verso la fine piega
verso destra su un ripiano con sassi mobili e da qui affrontare un
facile canalino roccioso. Al suo termine si nota una serie di massi
incastrati. Usciti dal canalino ci troviamo a percorrere un lungo
tratto di cresta molto facile ed alcuni semplici gradini rocciosi.
Arrivati alla base di una bella e massiccia torre un paio di
impegnativi passaggi ci conducono alla seconda parte della ferrata. Ad
un comodo terrazzo ci troviamo di fronte un passaggio apparentemente
facile con la catena alla nostra sinistra ed una ampia fessura davanti
a noi. In realtà le cose sono più complicate ed occorre ragionare bene
per trovare i movimenti giusti. Il passaggio termina con un traversino
verso destra da farsi con l'aiuto della catena. Pochi passi e siamo
davanti ad un cartello che ci indica un bivio: verso destra più facile,
oppure dritti lungo un'alta, impegnativa e leggermente strapiombante
parete. Optiamo per la via "difficile" che si rivelerà decisamente
difficile, specie nei primi sezionamenti. Lungo questa parete,
decisamente la più impegnativa della ferrata, occorrono forza e
capacità di arrampicare su roccia usando le formazioni naturali del
percorso; l'uso della catena deve ridursi al minimo per evitare di
stancarsi troppo le braccia. Considerate che un ripensamento dopo i
primi metri di salita strapiombante diverrebbe decisamente complicato.
Usciti da questo impegnativo punto le difficoltà si riducono
drasticamente e tutto appare più facile e meno rischioso. Seguiamo una
breve cengia verso destra ed incrociamo ora il percorso della direzione
"facile" abbandonata sotto la parete. Passiamo tra due rocce molto
vicine tra loro. Affrontiamo dei facili saltini rocciosi senza nessuna
difficoltà. A questi segue un'altra cengia verso sinistra, ampia e
comoda che ci conduce ai piedi di una bella rampa appoggiata. Eccoci
ora ad un tratto camminabile che ci porta sotto all'ennesima torre da
risalire inizialmente in un bel diedro con un paio di staffe. Segue poi
una paretina non difficile ed un terrazzino dal quale si innalza un bel
muro roccioso con un curioso foro nella roccia da usare come appoggio.
Usciti da quest'ultimo ostacolo, non ci resta che camminare fino alla
vicina vetta dello Zucco di Pesciola con una piccola Madonnina ed un
ometto di pietre.
Discesa
Guardando la Madonnina, prendiamo la sinistra, verso l'ometto di pietra
e proseguiamo in leggera discesa verso una evidente selletta erbosa. Da
qui, la traccia riprende a salire lungo una comoda cresta erbosa verso
lo Zuccone dai Campelli. Noi, invece, alla selletta scendiamo verso
sinistra in un tetro e stretto canalone pietroso (Canalone della
Madonnina) che tra sfasciumi, sassi instabili ed una labile traccia
sdrucciolevole, ci porta velocemente a perdere quoata fino a sbucare
nel sottostante ampio vallone dei Camosci. Una volta usciti dal
Canalone della Madonnina, le pendenze diminuiscono, la traccia migliora e
il terreno diviene più stabile. Non ci resta che scendere con percorso
zigzagante fino al termine della discesa e da qui seguire il vallone
verso sinistra, risalendone il versante opposto fino ad incrociare la
comoda pista da sci e da questa proseguire in discesa fino al rifugio
Lecco. Ripercorriamo a ritroso ora i passi fatti durante la salita fino
all'auto. |