| Descrizione generale
Il
ripido versante Nord del Monte Madonnino, massiccia cima posta tra la
Valle Brembana e la Val Seriana, presenta tre via di salita, tutte
con punto di partenza il Passo del Portulino, oltre ad un percorso
sulla costa Ovest, quella che rappresenta la cosidetta via normale,
tipicamente utilizzata nel periodo estivo per raggiungerne la
sommità (vedi relazione del 05-10-2013) e spesso anche in inverno, essendo
piuttosto frequentata e priva di difficoltà tecniche anche se molto
ripida (da evitare in caso di neve instabile o ghiaccio); la prima via sul versante Nord è quella più a sinistra
(Ovest), comunemente chiamata
"Canalino Nord", ma che del canale ha decisamente poco, essendo
piuttosto
una ripida rampa che vagamente assume le sembianze di un ampio canalone
aperto: questo percorso è molto usato in inverno sia per la salita che
per la discesa e, pendenze a parte, non offre grosse difficoltà
tecniche; poco più ad Est rispetto a quest'ultimo itinerario si trova
quello che ritengo il vero canalino Nord del Monte Madonnino, ripido,
incassato tra le rocce, poco visibile, stretto e con un paio di
passaggi
di misto,
pochissimo frequentato e piuttosto impegnativo; per ultimo ecco il
canale più a destra della parete, anche questo poco frequentato, con un
ripido ma bonario zoccolo alla sua base e decisamente più impegnativo e
ripido (50 gradi) nella parte finale, specialmente all'uscita, dove
raggiunge e
supera i 60 gradi (ma per pochi metri). Proprio quest'ultima via è
stata salita e descritta in questa relazione. Come via di discesa
seguiremo poi un ripido pendio che si trova tra la costa Ovest e il
canale di sinistra (quello comunemente chiamato canale nord) che ci
riporta eattamente al Passo del Portulino.
Descrizione percorso
Giunti a Carona, in alta Val Brembana, prendete la direzione (ben indicata) per il parcheggio dei rifugi Longo e Calvi. Lungo la strada asfaltata arriverete al bivio per i rifugi stessi, oltre il quale non è più possibile proseguire in auto. Parcheggiate in prossimità di un netto tornante verso sinistra. Proprio al tornante si stacca la strada verso destra (chiusa al traffico) che prenderemo. Si inizia a camminare su ripido asfalto fino al bel borgo di Pagliari (10’). Seguiamo il frequentatissimo sentiero invernale per il rifugio Calvi, percorso da decine di escursionisti anche nella stagione invernale. Dopo il borgo proseguiamo per ampia carrareccia su pendenze costanti. Lasciamo alla nostra sinistra il primo bivio per la Val Sambuzza ed in breve eccoci alla spettacolare cascata omonima (bellissima quando è tuonante in estate che quando è ghiacciata in inverno). Più avanti superiamo una baita nei pressi di una fontanella (qui si stacca verso sinistra una seconda deviazione per la Valsambuzza). Sopra la baita il percorso, dopo un paio di tornanti, perde pendenza e ci permette di riposare un poco. Proseguiamo fino a superare la terza deviazione per la Valsambuzza e poi arrivare all'aperto pianoro del Lago del Prato, dove vediamo l'ampio bivio verso sinistra per il rifugio Longo. Noi restiamo sulla strada principale e saliamo verso destra. Dopo un tratto ripido, la pendenza diviene regolare e non eccessiva. Lasciamo alla nostra destra l'indicazione per il rifugio Laghi Gemelli e poco dopo ecco che davanti a noi appare maestoso il Pizzo del Diavolo di Tenda, con il suo satellite Diavolino. Qui vediamo un bivio al quale andiamo a destra. Pochi metri dopo sulla sinistra si stacca un sentierino che sale tra le piante, evitando così di proseguire fino alla base della diga di Fregabolgia. Superiamo un grosso rudere abbandonato e poi arriviamo alla casa del custode della diga. Da qui imbocchiamo una ripida scalinata che ci porta sulla sommità della diga. Proseguiamo così con il lago alla nostra destra. Il sentiero è ampio e tranquillo, con una ripida discesa a cui segue un lungo falsopiano. In prossimità del rifugio incontriamo alcuni dolci saliscendi. iunti al rifugio Fratelli Calvi, ci riposiamo un attimo e ci godiamo la bellissima conca dominata dalle frequentate cime della zona. Ci portiamo ora nei pressi della piastra metallica che indica le cime visibili dal rifugio e da qui scendiamo nella conca sottostante il rifugio per giungere ad una baita sul cui muro è indicato il sentiero n. 226, che ci condurrà al Passo della Portula attraverso una serie di conche e conchette erbose percorrendo un sentiero mai troppo ripido e con continui cambi di pendenza. Giunti ad un bivio, su di un masso è ben indicata la direzione verso sinistra per il Passo della Portula (a destra si trova l’indicazione per il Lago dei Curiosi) mentre alla nostra destra lasciamo una specie di pianoro poco sotto di noi al cui centro si trova una baitella (Baita Pian dell’Asino). Deviamo quindi a sinistra e risaliamo per sentiero serpeggiante tra erba e qualche sasso affiorante. Un ultimo sforzo per portarci al Passo della Portula (2278 Mt., 1 h. dal rifugio) e da qui si prosegue verso destra su sentierino con vari saliscendi fino al Passo del Portulino (2305 Mt., 10’ dal Passo della Portula). Il versante settentrionale del Madonnino ci sovrasta ed incute anche un poco di timore, ma le difficoltà non saranno elevate. Portiamoci alla base del ripido pendio e tralasciamo la traccia che sale dalla via normale, pieghiamo invece verso destra, scendendo qualche decina di metri. Assecondiamo ora il pendio sempre costeggiando verso destra il fianco della montagna. Con un semicerchio in senso antiorario, passiamo sotto il classico Canale Nord; proseguiamo oltre, salendo leggermente in diagonale mentre proseguiamo nel nostro periplo. Ora, alzando lo sguardo, possiamo vedere bene il ripido Canalino Nord Centrale, quello più impagnativo, stretto ed incassato. Andiamo ancora oltre, sempre salendo man mano proseguiamo il giro. Ecco che ora ci appare evidente anche l'ultimo canale di salita, quello che dobbiamo affrontare noi. Saliamo verso di esso con una certa fatica, rimontando il ripido zoccolo con pendenze che arrivano attorno ai 40 gradi. Ormai prossimi al canale, le pendenze aumentano fino ai 45 e poi 50 grandi nella parte intermendia e finale. Non esistono difficoltà, salti o punti impegnativi, occorre solo procedere con cura ed attenzione. Il canale ora è più stretto, ma mai oppressivo. Ormai vediamo l'uscita sopra di noi e proprio qui le pendenze si avvicinano ai 60 gradi, ma è solo per pochissimi metri finali. Eccoci in cresta, inondati di sole. Non ci resta che seguire la facile cresta verso sinistra tra balze erbose e qualche roccetta innoqua. Poche decine di metri ed eccoci al cospetto della piccola Madonnina bianca posta sulla vetta del Monte Madonnino.
Discesa
Lasciando
la Madonnino della cima alla nostra sinistra, scendiamo lungo la docile
cresta. Superiamo l'uscita del cosidetto Canale Nord (quello che io
preferisco indicare come Canale di Sinistra). Qui, se le condizioni
della neve sono buone, possiamo scendere senza grosse difficoltà. Noi
invece, essendoci neve molto farinosa, abbiamo preferito proseguire
oltre. Giunti alla fine della cresta, questa si rasforma in ripida
costa he scende verso il Passo del Portulino. Evitiamo tale discesa
poiche piuttosto esposta in caso di caduta e preferiamo imboccare il
più ripido ma più sicuro pendio alla nostra sinistra, con neve ben
assestata e dura. Scendiamo quindi, viso a monte, senza un percorso
obbligato. Le pendenze sono ttorno ai 45 gradi e la presenza di alcune
piccole isole rocciose ci obbliga a zigzagare. Senza mai allentare
l'attenzione, perdiamo velocemente quota fino ad arrivare sopra ad una
piccola ma insidiosa fascia rocciosa, che evitiamo spostandoci verso
destra (faccia a monte), per poi piegare decisamente verso
sinistra una volta superata tale fascia. Ora possiamo anche voltarci e
scendere viso a valle e traversare verso il vicino Passo del Portulino.
Qui giunti, ci rilassiamo e poi scendiamo nuovamente verso il rifugio
Fratelli Calvi, dal quale torniamo tranquillamente a Carona.
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