Monte Madonnino

 
Zona montuosa Alpi Orobie Località di partenza Carona (BG)
Quota partenza 1250 Mt. Quota di arrivo 2501 Mt.
Dislivello totale

+1365 Mt. circa

Data di uscita 05/10/2013
Ore di salita 4 h. 30' Ore di discesa 3 h. 45'
Sentieri utilizzati n. 247, 226, 210 Giudizio sull'escursione Bella
Sass Balòss presenti Omar, Gölem Difficoltà E
Condizioni climatiche e dei sentieri
Mattinata piovosa e nebbiosa fino al nostro arrivo al rifugio Calvi. Per un'oretta il tempo ci ha illuso d’aprirsi, ma una volta giunti in vetta al Madonnino altra pioggerella ci ha accompagnato durante tutto il ritorno. Sentieri ben segnalati ed evidenti, comodi (salvo la salita finale al Madonnino) e privi di difficoltà. Piuttosto noioso il sentiero invernale che dal Calvi porta a Carona, quasi tutto cementato per facilitare la salita di jeep e moto: peccato.
Eventuali pericoli
Nessuno. Un minimo di attenzione durante la salita e la discesa del ripidissimo tratto dal Portulino alla vetta del Madonnino a causa del sentiero piuttosto sdrucciolevole.
Presenza di acqua
Bella fontana a Pagliari (10’ dalla partenza). Torrentelli lungo il sentiero estivo per il Calvi (n. 247). Acqua anche al rifugio Calvi.
Punti di appoggio
Dopo circa 2 h. e 30’ arriverete al rifugio Calvi, ampio ed accogliente, al quale potrete rifocillarvi per bene. Il rifugio è dotato anche di un bel locale invernale riscaldato, ideale per le escursioni invernali con la neve. Qualche baita la trovate anche durante la discesa lungo il sentiero invernale n. 210. Anche presso la diga di Fregabolgia si trova riparo: basta chiedere ospitalità al custode dell’impianto idroelettrico…
Materiale necessario oltre al tradizionale

Nulla.

Caratteristiche dell'escursione

Descrizione generale
Camminata priva di difficoltà, ma piuttosto lunga, che porta sulla cima di una delle montagne che contornano la bella conca del rifugio Calvi. Questa è anche una delle classiche mete locali invernali di sci alpinisti (rientra nel percorso del famoso Trofeo Parravicini). Fatta in autunno perde parte del suo fascino, ma rimane comunque un’escursione molto panoramica (non questa volta…vista la nebbia che ci ha accompagnato per tutto il girono) e remunerativa.
Descrizione percorso
Giunti a Carona, in alta Val Brembana, prendete la direzione (ben indicata) per il parcheggio dei rifugi Longo e Calvi. Lungo la strada asfaltata arriverete al bivio per i rifugi stessi, oltre il quale non è più possibile proseguire in auto. Parcheggiate in prossimità di un netto tornante verso sinistra. Proprio al tornante si stacca la strada verso destra (chiusa al traffico) che prenderemo. Si inizia a camminare su ripido asfalto fino al bel borgo di Pagliari (10’). Poco prima delle case, un sentiero scende verso destra in mezzacosta (sentiero estivo n. 247 per il rifugio Calvi) tra prati. In breve arriva tra le abitazioni di Pagliari per poi scendere lungo un scalinata verso le sponde del fiume Brembo. Si attraversa un ponte e si prosegue verso sinistra, ignorando il sentierino che costeggia il corso del fiume stesso. Si prende l'evidente e segnalato sentiero che con leggera pendenza si inoltra nel bel bosco misto alla nostra destra. Superata una piccola pietraia che scende dalla nostra destra si prosegue nuovamente nel bosco. Si attraversa un rigagnolo d’acqua e si inizia una ripida salita su sentiero a gradoni fatti da tronchi di legno. Al termine della ripida scalinata si prosegue con una serie di cambi di pendenza sempre all’ombra del bosco che ora è composto da delle belle conifere. In corrispondenza di un masso con la scritta “Calvi”, si compie una curva verso destra per poi passare sotto una ripida paretina rocciosa. Incontrerete ad un bivio un sentiero verso destra in ripida salita, ignoriamo anche questo, proseguendo dritti in falsopiano e poi in leggera discesa per pochi metri fino ad arrivare in una zona acquitrinosa (1 h. dalla partenza). Superata la zona umida si sale un poco per giungere ad una seconda zona paludosa. Si prosegue ora nuovamente nel bosco fino ad un bivio verso destra (indicazioni su un masso, 1 h. 15’ dal parcheggio) dal quale si riprende a salire con una certa pendenza fino ad una zona di pascoli al cui inizio si trovano alcuni grandi massi coperti di vegetazione. Superati i massi si procede tra prato e cespugli all’interno di una specie di valletta quasi pianeggiante costellata da alcuni ruderi, mucchi di pietre ed una piccola pietraia alla nostra destra. Superato alla nostra destra un edificio dal tetto a semicerchio si arriva al bivio per il sentiero che conduce verso il rifugio Laghi Gemelli verso destra (1 h. 30’ dall’auto). Noi proseguiamo verso sinistra, attraversiamo un torrentello ed in falsopiano, poi in discesa arriviamo ad un ponticello che scavalca una stretta gola con un ripido corso d’acqua che scende dalla Valle dei Frati. Lasciamo alla nostra destra il bivio per la Val dei Frati e proseguiamo in mezzacosta passando sopra ad una bella conca. Alla nostra destra scende una piccola pietraia. Superiamo anche l’ingresso di una lunga galleria di roccia. Al termine della tratto in falsopiano ci troviamo davanti ad un piccolo laghetto artificiale con una minuscola diga (1 h. 45’ da Carona). Attraversiamo la diga e ci portiamo sul versante opposto del valloncello erboso che rimontiamo verso sinistra. Superata una fascia boscosa, sbuchiamo sull’ampio sentiero invernale n. 210 che sale da Carona (10’ dopo il laghetto). Lo seguiamo verso destra ed in breve arriviamo ad un bivio nei pressi di una baita posta poco sopra il sentiero. Prendiamo a destra verso la diga di Fregabolgia che raggiungiamo in pochi minuti di sentiero pianeggiante passando prima tra alcuni edifici. Dai piedi della diga si risale verso sinistra superando la casa del custode. Alcuni gradini ci consentono di giungere alla sommità dell’impianto idrico per proseguire ancora un poco in salita verso sinistra. Si supera una sbarra metallica e si scende a livello del lago costeggiandolo per un lungo tratto. Si cammina tra il lago alla nostra destra e alcune ripide fasce rocciose alla nostra sinistra fino ad arrivare al rifugio Calvi (2 h. 30’ dalla partenza) in splendida posizione al centro di una bellissima conca circondata da alcuni dei più frequentati monti della zona (Aga, Poris, Grabiasca, Madonnino, Cabianca, Vallerossa, Monte dei Frati, ecc..). Ci portiamo ora nei pressi della piastra metallica che indica le cime visibili dal rifugio e da qui scendiamo nella conca sottostante il rifugio per giungere ad una baita sul cui muro è indicato il sentiero n. 226, che ci condurrà al Passo della Portula attraverso una serie di conche e conchette erbose percorrendo un sentiero mai troppo ripido e con continui cambi di pendenza. Giunti ad un bivio, su di un masso è ben indicata la direzione verso sinistra per il Passo della Portula (a destra si trova l’indicazione per il Lago dei Curiosi) mentre alla nostra destra lasciamo una specie di pianoro poco sotto di noi al cui centro si trova una baitella (Baita Pian dell’Asino). Deviamo quindi a sinistra e risaliamo per sentiero serpeggiante tra erba e qualche sasso affiorante. Un ultimo sforzo per portarci al Passo della Portula (2278 Mt., 1 h. dal rifugio) e da qui si prosegue verso destra su sentierino con vari saliscendi fino al Passo del Portulino (2305 Mt., 10’ dal Passo della Portula). Qui, su un masso, sono riportate le indicazioni per il Monte Madonnino che viene salito dalla ripido dorsale nord direttamente dal passo tramite una traccia a tratti poco evidente. Il percorso è molto faticoso e ripido, a volte sdrucciolevole e in alcuni casi serve ricorrere alle mani per procedere in sicurezza, ma non esistono effettive difficoltà tecniche. Arrivati ad una spalla, si procede su cresta un poco più sottile e sassosa, per poi affrontare gli ultimi metri erbosi posti ai piedi della piccola madonnina sulla panoramica cima (30’ dal passo del Portulino).
Discesa
Si ripercorre lo stesso percorso a ritroso fino al rifugio Calvi e da lì fino a dove abbiamo incrociato il sentiero n. 210 salendo dal sentiero estivo n. 247. Qui, anziché scendere a sinistra sul 247, si prosegue dritti lungo l’ampia strada cementata e poi sterrata che, ripida e noiosa, scende verso Carona. Durante la discesa incontreremo il bivio per il rifugio Longo, il Lago del Prato, l’abitato di Pagliari ed infine il parcheggio dove abbiamo lasciato l’auto, sempre camminando su strada sterrata o cementata.

Note

Da molte mappe pare che una volta giunti al Passo della Portula, si debba risalire il costone che porta in vetta al Monte Madonnino, in realtà dal passo, si deve prima arrivare al successivo e poco distante Passo del Portulino (praticamente mai indicato dalle cartine) e da lì in vetta.

Commenti vari

Meta della giornata era il Pizzo Poris, ma la pioggia insistente e le nebbie ci hanno consigliato di ripiegare mestamente sul molto più abbordabile, ma comunque interessante, Monte Madonnino.

La lunghezza totale del nostro percorso è di 21,6 Km. La nostra velocità media (comprese le soste) è risultata essere pari a 2,63 Km/h.
   
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Sulle pietraie prima di sbucare sul sentiero invernale
Il grazioso laghetto prima di sbucare sul sentiero invernale
   
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Il lago di Fregabolgia
   
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Le rocce sopra il lago
Vista dal lago di Fregabolgia
 
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In sosta fuori dal rifugio Calvi
Salendo al passo della Portula
   
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Quasi in cima, il tempo resta minaccioso...
Foto di vetta
   
Rilievi GPS
   
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