Pizzo di Trona
Traversata Spalla Est - Cresta Nord

 
Zona montuosa Alpi Orobie Località di partenza Loc. Sciocc - Cusio (BG)
Quota partenza 1520 Mt. Quota di arrivo 2510 Mt.
Dislivello totale 1380 Mt. Data di uscita 22/09/2018
Ore di salita 3 h. 30' Ore di discesa 4 h. 40'
Sentieri utilizzati n. 107, 108, 108A, 101, 148 Giudizio sull'escursione Bella
Sass Balòss presenti Omar, Gölem Difficoltà EE; brevi tratti di II
Condizioni climatiche e dei sentieri

Cieli sereni e temperature elevate. Sentieri ben segnalati fino al Lago Rotondo. Da qui in poi si sale verso il Pizzo di Trona senza percorso obbligato né segnali, salvo qualche raro ometto lungo la spalla Est, su terreno non sempre affidabile. Durante la discesa dal versante Nord, su roccia solida ed un tratto attrezzato su roccia liscia a scaglie, tornano segni e bolli che spariscono nuovamente durante la salita alla Bocchetta d'Inferno, specialmente nell'ultima parte della risalita. Da qui in poi possiamo fare affidamento sui bolli CAI.

Eventuali pericoli
Attenzione all'attacco dello spigolo Est dove il terreno è verticale e risulta piuttosto friabile, con passaggi su erba infida e roccia a tratti instabile.
Presenza di acqua
Dopo circa 1 ora dalla partenza incontrerete la rigogliosa fonte di San Carlo presso la quale rifornirvi di acqua fresca. Altra acqua sarà possibile trovarla al rifugio Benigni, raggiungibile con una deviazione di una quindicina di minuti, dopo 2 ore di salita.
Punti di appoggio
Incontrerete la Casera Valletto, dopo circa mezz'ora abbondante dalla partenza, dove trovare un minimo di riparo. Come per l'approvvigionamento di acqua, il rifugio Benigni è facilmente raggiungibile, anche se non sul percorso.
Materiale necessario oltre al tradizionale
Il caschetto è utile lungo la salita finale del Pizzo di Trona, nonché in discesa dal versante Nord lungo il quale si trovano alcuni tratti attrezzati da una solida catena: qui non risulta necessario il set da ferrata, salvo in caso di roccia bagnata o comunque maltempo.
Caratteristiche dell'escursione

Descrizione generale
Il Pizzo di Trona, da un punto di vista estetico, è una delle più belle montagne delle Orobie e può rivaleggiare in bellezza con il Pizzo del Diavolo di Tenda, il Cimon della Bagozza, la Presolana ed altre vette dalle forme ardite. La sua cima viene raggiunta normalmente dal versante Nord, lungo un bel percorso roccioso in parte attrezzato, non difficile, ma sicuramente di grande soddisfazione (vedi relazioni del 1 giugno 2003 e 5-6 luglio 2003). In questa escursione noi siamo invece saliti dal versante Est, lungo un vago spigolo/spalla, che sale verso la cima, partendo da sopra il bel Lago Rotondo. Il percorso, in questo caso, è decisamente meno frequentato e più solitario, meno certo e su terreno a tratti infido, specialmente all'inizio. Man mano che si sale, le difficoltà tendono a ridursi e, salvo i primi venti metri (verticali e con difficoltà attorno al II grado), non superano mai il I grado, su terreno misto di roccia ed erba. Dopo aver raggiunto la cima, possiamo scendere, con maggior sicurezza, lungo la cresta Nord (in parte attrezzata) per poi risalire verso la Bocchetta d'Inferno e da qui tornare alla la Bocchetta di Trona e quindi all'auto. Vetta a parte, sicuramente meritevole anche per il bellissimo panorama, anche il resto della camminata attraversa belle zone alpestri, con ambienti che vanno dalla valle erbosa, alla pietraia aspra, dal vallone solitario, alle conche che ospitano affascinanti ed incantevoli laghi.
Descrizione percorso
Giunti in alta Valle Brembana, prendiamo la direzione per il Passo San Marco. Giunti ad Olmo al Brembo, deviamo a sinistra per il paese di Santa Brigida e proseguiamo per Cusio ed i Piani dell'Avaro, frequentata località turistica. Superato Cusio paghiamo il pedaggio per il proseguo della carrozzabile e saliamo ripidi fino ad un evidente tornante destrorso. Poco sopra il tornante, sulla sinistra inizia il nostro sentiero (n. 108). Siamo in zona denominata Località Sciocc. Qui una bacheca riporta una bella cartina della zona ed alcune notizie sul rifugio Cesare Benigni. Saliamo una breve ed ampia scalinata ciottolata per poi seguire il comodo e quasi pianeggiante sentiero immerso nel bel bosco di abeti verso sinistra. Usciti dal bosco incontriamo un grosso traliccio dell'alta tensione. Proseguiamo in falsopiano superando un torrentello che scende in un profondo valloncello pietroso. Continuiamo in mezzacosta fino ad attraversare una piccola pietraia isolata e subito dopo eccoci alla Casera Valletto (1625 metri di quota; 30 minuti dalla partenza). Pochi metri oltre la casera un evidente bivio ci invita a proseguire dritti, ignorando la poco evidente traccia verso sinistra (sentiero n. 107A) che porterebbe alla Bocca di Trona. Continuiamo in una ampia radura erbosa avendo ben evidente davanti a noi l'ampio e ripido vallone da risalire, dove un poco estetico traliccio metallico fa brutta mostra di sé. Con un mezzo giro in senso antiorario ci portiamo nei pressi di un torrentello e da qui iniziamo la ripida salita del vallone di Salmurano che termina presso la bastionata rocciosa della Cima Occidentale di Piazzotti ed il passo di Salmurano. Saliamo su sentiero pietroso ma comodo. Superata una bella betulla solitaria ecco l'evidente traliccio dell'alta tensione da raggiungere e superare. Ignoriamo il sentiero verso sinistra per Ornica (n. 107) e proseguiamo verso la vicina Fonte di San Carlo, posta sotto una lunga fascia rocciosa scura (1775 metri di quota, 1 ora dalla partenza). Il percorso prosegue regolare su fondo sassoso, addentrandosi sempre più nella valle. All'ennesimo bivio, poco chiaro ed indicato con un paio di frecce su un masso per terra, deviamo a sinistra, scendendo leggermente verso l'evidente vallone pianeggiante alla nostra sinistra. Attraversiamo un piccolo corso d'acqua e poi andiamo verso sinistra, puntando al versante Sud della valle. Con un ampio giro in senso orario saliamo verso la lontana Bocchetta di Valpianella. Su sentiero in mezzacosta ci portiamo sotto la bastionata rocciosa del Pizzo di Giacomo e proseguendo con questa alla nostra sinistra saliamo verso la bocchetta. Sotto di noi possiamo osservare il bel pianoro erboso punteggiato di grossi massi caduti dalla bastionata delle cime di Piazzotti, sopra le quali si trova il rifugio Benigni. Risulta ben visibile anche il Passo di Salmurano verso destra, oltre il termine delle pareti rocciose suddette. Salendo verso la bocchetta, ad un certo punto ci troviamo nel canalone roccioso che scende direttamente dalla bocchetta stessa. Lo oltrepassiamo per proseguire la salita sul lato opposto con una certa fatica, su terreno ripido e a tratti sdrucciolevole, con una lunga serie di tornantini e tratti in mezza costa. Poco prima della bocchetta, su di un masso troviamo un bivio con le indicazioni per la Bocchetta di Trona ed il rifugio Benigni. Seguiamo il sentiero 108A verso sinistra e poco oltre incroceremo il sentiero n. 101 delle Orobie. Ancora uno sforzo ed eccoci al termine della salita (2210 metri di quota). Bella la vista sul vallone appena salito e sul Pizzo di Giacomo ed il Torrione di San Giacomo. Seguiamo ora l'evidente sentiero che conduce alla bocchetta di Trona con andamento quasi pianeggiante. In breve arriviamo al passo (2224 metri di quota, 2 ore di cammino) che collega la Valtellina con la Val Brembana e ci riposiamo con la bellissima vista del triangolare Pizzo di Trona, ancora lontano. Scendiamo verso la Valtellina seguendo il sentiero n. 148 per il Lago Rotondo, come da freccia sulla palina. Il sentiero, inizialmente agevole, diviene in breve piuttosto accidentato, attraversa una grande pietraia instabile ed occorre saltare tra un masso e l'altro, facendo attenzione a dove si posano i piedi. Con un giro ampio e semipianeggiante, andiamo a portarci sotto alla conca del Lago Rotondo, perdendo anche qualche metro di quota. Una volta terminata la pietraia, il terreno diviene più agevole. Affrontiamo alcune facili balze rocciose miste ad erba ed arriviamo in meno di tre quarti d'ora sulle rive del solitario laghetto posto ai piedi bella ardita piramide del Pizzo di Trona. Restando ben più alti del lago, lo costeggiamo verso destra, puntando all'evidente sella alla destra della piramide del pizzo. Per raggiungere la sella, non esiste un vero sentiero, ma occorre salire su labile traccia, sempre più esile, tanto da sparire negli ultimi metri prima dell'attacco dello spigolo Est. Senza farci impressionare dall'inizio dello spigolo, decisamente verticale ed esposto, su roccia instabile, mista ad erba, ci innalziamo con la massima cautela sfruttando appigli ed appoggi nell'ordine del II grado, facendo ben attenzione a saggiarne la stabilità. Superati i primi venti metri, la pendenza diminuisce e così anche l'esposizione. Si prosegue poi su terreno più facile, tra balze erbose camminabili e tratti rocciosi con difficoltà che restano entro il I grado. Non esiste un percorso obbligato, anche se la presenza di qualche raro ometto facilita l'orientamento. Man mano che si sale, le difficoltà tendono a diminuire fino alla bella cima con bella croce di ferro, preceduta da una breve e pianeggiante crestina (30-40 minuti dalla sella). Panorama ampissimo e bellissimo.
Discesa
Scendiamo ora lungo il versante Nord, con evidente direzione tra il Lago d'Inferno a sinistra ed il Lago di Trona a destra. Il percorso, non difficile, ma che richiede molta attenzione, si sviluppa lungo la bellissima e rocciosa cresta Nord, caratterizzata da roccia solida, formata da gradoni e balze. Il sentiero è evidente, l'esposizione non elevata, ma in caso di roccia bagnata (vista l'esposizione a settentrione) , necessita di particolare cura. Il punto più delicato è rappresentato da un passaggio in un diedro dove una volta vi era una catena fissa, oggi non più presente. Una volta arrivati ad un lungo tratto attrezzato, la roccia diviene più liscia, caratterizzata da grandi placche a scaglie. Qui è presente una catena che aiuta durante la discesa, anche se non sempre indispensabile. L'esposizione è notevole, ma le difficoltà sono ridotte dalla catena. Al termine della parte più ripida dobbiamo affrontare una sottile crestina pianeggiante (con catena) al cui termine, possiamo considerare la fine delle difficoltà. (45 minuti dalla vetta). Poco dopo dobbiamo scendere verso sinistra puntando al Lago d'Inferno, ma senza raggiungerlo. Durante la discesa verso il lago, incroceremo una prima traccia che ci invita a seguirla verso sinistra, ma questa termina improvvisamente, per cui è meglio ignorare tale traccia e proseguire ancora in discesa verso il lago su terreno pietroso ed erboso piuttosto ripido, fino ad incrociare una seconda traccia più in basso. Seguiamo questa verso sinistra per inoltrarci nella valle che ci condurrà alla Bocchetta d'inferno. Il percorso su ampia pietraia, è poco evidente e non presenta segni o bolli. Arrivati sotto ad una bastionata rocciosa, la costeggiamo verso destra per entrare poi in una zona con grossi massi. Qui la traccia sparisce del tutto ma occorre proseguire tenendo leggermente la sinistra, tra balze erbose e placche rocciose. Più avanti si rinvengono dei bolli gialli sbiaditi, rari e poco visibili. Li seguiamo e dopo un traverso su ripido terreno erboso frammisto a placche rocciose, riprendiamo a salire tra grossi blocchi rocciosi accatastati, aguzzando la vista per trovare alcuni ometti che ci facilitano il percorso. Un salto roccioso in discesa indica che siamo ormai prossimi alla bocchetta, che raggiungiamo dopo un ultimo comodo tratto su sentiero pietroso. Alla Bocchetta d'inferno (2306 metri) arriviamo dopo quasi un'ora dal termine della cresta Nord del Pizzo di Trona. Scendiamo ora lungo la Valle d'inferno seguendo le indicazioni di una palina per il rifugio Benigni. Poco sotto eccoci al cospetto del verticale pilastro roccioso denominato “La Sfinge” per la sua vaga somiglianza con il profilo del viso del celebre monumento egiziano. Pochi minuti di discesa lungo la valle ed ecco una deviazione verso sinistra che ci porta a risalire il fianco sinistro della valle con direzione Lago Piazzotti e rifugio Benigni. Un sentiero in leggera salita regolare ci porta fino ad un costone dal quale discendiamo nel vallone opposto. Qui ci troviamo in un ambiente pietroso e con un ampio, ma poco faticoso giro in senso orario, arriviamo ad un secondo costone. Da qui in poi dobbiamo seguire un lungo e regolare sentierino in mezzacosta sui ripidi fianchi del Pizzo Paradiso e della Cima del Giarolo fino ad arrivare ad un grosso ed alto ometto sull'ultima altura che precede la Bocchetta di Trona, alla quale arriviamo dopo una breve ma ripida discesa lungo il sentiero 101 (1 ora abbondante dalla Bocchetta d'Inferno). Da qui non dobbiamo fare altro che dirigerci verso la bocchetta sopra il pianoro della Valle di Salmurano e da qui scendere lungo il medesimo sentiero dell'andata che percorreremo in altre due ore scarse.

Note
Durante il ritorno, poco prima della Bocchetta di Valpianella è possibile discendere la bella valle omonima (vedi relazione della Cima del Giarolo fatta in data 15 settembre 2018) e ricongiungersi al sentiero fatto in salita, nei pressi della Casera Valletto, allungando solo leggermente il tracciato totale.
Commenti vari
Un saluto al signore incontrato all'attacco dello spigolo Est del Trona, con il quale abbiamo salito la nostra meta e condiviso buona parte della discesa.

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Pizzo di Trona e Falso Pizzo di Trona dalla Bocchetta di Trona

Dal Lago Rotondo la sella e lo spigolo di salita a destra

   

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Guly sui primi metri dello spigolo

Tratti camminabili

   

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Guly verso il termine della salita

Omar, Guly in vetta con il signore incontrato durante la salita

   

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Tratto attrezzato durante la discesa dalla cresta Nord

Il Lago d'Inferno il Pizzo dei Tre Signori in alto a sinistra

   

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Alla Bocchetta d'Inferno

Guly nella zona del Giarolo

   

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Rilievi GPS