Torre del Lago - Via Pisoni/Stenico

 
Zona montuosa Dolomiti - Gruppo di Fanis Località di partenza Capanna Alpina, San Cassiano - Badia (BZ)
Quota partenza 1726 Mt. Quota di arrivo 2657 Mt.
Dislivello totale +550 Mt. circa per l'attacco
+381 Mt. la via (405 lo sviluppo)
Sentieri utilizzati n. 20, 20B
Ore di salita 1 h. 20' per l'attacco
7 h. la via
Ore di discesa 2 h.
Esposizione Sud Giudizio sull'ascensione Sufficiente
Data di uscita 19/07/2014 Difficoltà V+, VI (forse un passo di VI+)
Sass Balòss presenti
Luca.
Amici presenti

Luigi.

Condizioni climatiche, dei sentieri e della roccia

Bella giornata dal clima abbastanza caldo. I sentieri che si percorrono sono ben segnalati ed in ottimo stato. Alla data del nostro passaggio il sentiero 20B (dal lago Lagazuoi alla Forcella del Lago) era chiuso per lavori ma comunque percorribile senza problemi. La roccia in via non è di quelle che si possono definire entusiasmanti. Stranamente è migliore sui tiri più facili e peggiore sui tratti più impegnativi.

Eventuali pericoli

Soliti d'arrampicata in ambiente.

Presenza di acqua
Sia alla Capanna Alpina che al rifugio Scotoni c'è una fontana. Inoltre, risalendo il sentiero fino al bivio per il laghetto Lagazuoi, si costeggia un bel torrente.
Punti di appoggio
Al parcheggio si trova la Capanna Alpina (1726 Mt.) e, dopo circa mezz'ora di cammino, il rifugio Scotoni (2040 Mt.).
Materiale necessario oltre al tradizionale

Normale materiale per arrampicata su roccia. Indispensabile una serie di friends (dal n. 0.4/0.5 al 3 Camalot. Utile raddoppiare i n. 2 e 3) o dadi per integrare la scarse protezioni presenti. Per poter proteggere adeguatamente (ed eventualmente azzerare) il passo chiave serve un friend grosso (n. 5 o 6 Camalot). Un cordino lungo viene comodo per attrezzare un paio di soste su spuntoni.

Caratteristiche dell'arrampicata

Descrizione generale
Giunti nei pressi del laghetto Lagazuoi la Torre del Lago si presenta come un'elegante colonna decisamente verticale che si staglia verso il cielo. Questo itinerario è stato aperto da Marino Stenico e Gino Pisoni il 26 agosto 1943. Solca con grande logica un sistema di camini e fessure che incidono la parete sud. L'arrampicata, ad eccezione del penultimo tiro, non è mai eccessiva nelle difficoltà ma risulta comunque impegnativa e faticosa per la scarsa chiodatura e per alcuni movimenti di incastro richiesti.
Nel 1969 Enzo Cozzolino fece la prima ripetizione solitaria invernale.
Attacco, descrizione della via

Sulla strada che da La Villa sale al Passo di Valparola individuare, poco dopo San Cassiano, la stradina sulla sinistra con indicazioni per Armentarola e Capanna Alpina. Proseguire fino al temine della strada asfaltata (sbarra) dov'è presente un ampio parcheggio a pagamento (€ 5 al giorno). Da qui incamminarsi, seguendo la strada carrozzabile (segnavia n. 20), fino al rifugio Scotoni e poi per sentiero fino ad un bivio ai piedi della Cima Scotoni. Da qui è ben visibile, a sinistra della Cima Scotoni, la Torre del Lago. Le due sono separate da un canale che conduce alla Forcella del Lago (sentiero di discesa). Ora, seguendo inizialmente il sentiero n. 20B (tratto dell'altavia n. 1) oppure una traccia che passa per il laghetto Lagazuoi (2180 Mt.), portarsi al centro della parete sud della Torre del Lago. Risalire un conoide ghiaioso fin sotto un grosso pilastro addossato alla parete che forma un nero camino poco invitante.

1° tiro:
seguendo delle fessurine inizialmente verso destra si raggiunge la base del camino. Lo si risale portandosi inizialmente sul suo fondo e poi cercando di starne il più possibile in spaccata sui bordi. Al suo termine si sosta (2 chiodi+cordone+maglia rapida) su terrazzino ghiaioso a destra. 50 Mt., IV+, V, V+, 4 chiodi.

2° tiro:
spostarsi facilmente a destra e poi salire, senza percorso obbligato (è possibile tornare a sinistra o spostarsi maggiormente a destra), fino al terrazzino alla base del successivo camino dove si attrezza la sosta (grosso spuntone). 50 Mt., II, IV+, III.

3° tiro:
salire nel camino per circa 30 Mt. e poi spostarsi a sinistra imboccando il successivo camino. Si continua fino alla base di una strozzatura con masso incastrato. La sosta è da attrezzare. Noi abbiamo utilizzato dei friends nella fessura, altre relazioni consigliavano uno spuntone poco sotto che non ci è sembrato molto adeguato a tale funzione. 60 Mt, IV, IV+, IV.

4° tiro:
superare, con difficile movimento, la strozzatura e poi spostarsi leggermente a sinistra. Salire un breve spigolino e poi vago diedro inclinato verso sinistra fino alla larga cengia mediana che taglia la parete. Spostarsi a destra fino alla sosta (2 chiodi+cordino).
50 Mt., V-, IV, 1 sosta intermedia (2 chiodi+cordino).

5° tiro:
direttamente sopra la sosta fin sotto al tetto. Lo si aggira verso sinistra su roccia eccezionale per tornare subito a destra e salire facilmente verso una fessura con passo iniziale ostico. Si continua per rocce gradonate spostandosi progressivamente a destra fino un terrazzino detritico dove s
i sosta (2 clessidre+cordoni). 45 Mt., V-, IV+, V, IV, 3 chiodi, 1 clessidra con cordone.

6° tiro:
spostarsi a destra e salire per facili rocce. Dopo circa 10 Mt. obliquare decisamente a sinistra raggiungendo il fondo del diedro. Si sale pochi metri in spaccata e ci si sposta 1 metro a destra per salire la bella placca con l'aiuto di una piccola lama. Tornare nuovamente a sinistra nel diedro e sostare (2 chiodi). 30 Mt., IV, V-, V+, IV, 2 chiodi, 1 masso incastrato con fettuccia.

7° tiro:
poco sopra la sosta il diedro fessurato oppone un primo passo strapiombante. Superarlo (possibile proteggere solo con friend grosso tipo 5 Camalot) e continuare via via più facilmente fino al terrazzino inclinato al vertice del quale si trova la sosta (2 chiodi+cordino).
20 Mt., V+, IV+, II, 1 chiodo.

8° tiro:
salire la fessura fino un altro strapiombino. Superarlo verso sinistra e continuare nel diedro fino alla sosta (2 chiodi+1 clessidra+cordone).
25 Mt., IV+, V-, IV+, 1 chiodo.

9° tiro:
passaggio iniziale strapiombante su piccole tacche e roccia scadente. Si continua nel diedro fin sotto allo strapiombo che blocca il passaggio e si traversa a sinistra verso lo spigolo. In questo punto si trova la roccia peggiore di tutta la via. Consigliato spostarsi un paio di metri a sinistra dello spigolo, alzarsi, e ritornare a destra nella larga fessura. Qui è necessario alzarsi un paio di metri con piedi in aderenza e mani su appigli sfuggenti e insicuri (in mancanza di un friend grande n. 5 o 6 Camalot questo passaggio è abbastanza pericoloso poiché protetto da un vecchio chiodo traballante). Ora la fessura si allarga a canale e si prosegue più facilmente fino alla sosta (3 chiodi). 30 Mt., VI oppure A0, V, VI (forse VI+), IV, 7 chiodi, 1 masso incastrato con cordone.

10° tiro:
spostarsi a sinistra e salire in verticale, fino al termine delle difficoltà, pochi metri sotto la vetta. La sosta è da attrezzare (spuntoni o clessidre). Probabilmente l'itinerario originale non si sposta subito a sinistra ma sale ancora la profonda fessura (V) fino un masso incastrato sotto uno strapiombo. 45 Mt., IV+, IV-, 1 chiodo, 1 sosta intermedia (2 chiodi).
Discesa
Ci si abbassa su sfasciumi, seguendo una traccetta e poi degli ometti, in direzione nord fin sopra un caminetto dove sono presenti 2 ancoraggi per le doppie (2 grosse clessidre con cordoni e anelli calata). Si effettua una calata di 25 Mt. e poi si continua a scendere per roccette e sfasciumi in direzione della Forcella del Lago (2486 Mt.) che divide la Torre del Lago dalla Cima Scotoni. Si piega a destra e si scende il canalone fino al suo termine. Ora, tramite gli stessi sentiero percorsi all'andata, si ritorna al parcheggio.

Note
Nonostante la scarsa chiodatura tutta la via risulta facilmente integrabile con protezioni veloci, a patto però di averne di dimensioni medie e grandi.
Commenti vari
Attenzione, giunti all'attacco, a non farsi ingannare da un paio di chiodi che si vedono in fessura a sinistra del camino e da un cordone blu più in alto. Per l'attacco corretto salire subito verso destra portandosi sotto al camino.
Approfondimenti
Da “Ricordi Marino Stenico” di Gino Pisoni. Nuovi Sentieri Editore.
"Fu così che durante le vacanze-ferie del ferragosto 1943, ci fu possibile partire da Trento per Canazei con dei sacchi pesanti di cibarie e materiale alpinistico; (i viveri allora erano scarsi e con la ‘tessera di razionamento’ era difficile trovarli; m a una mia conoscenza nel campo dei negozianti ci facilitò e ci diede la possibilità di riempire i nostri zaini di panettoni fumanti di segala e vario tipo di scatolame, che avrebbero dovuto durare per 10 giorni circa).
Ho fatto questa premessa sui viveri in quanto, dopo pochi giorni di alta montagna, la mollica del pane s’era tutta ammuffita e dovemmo accontentarci solo della crosta: cosa questa che compromise i nostri programmi di salite molto complesse e di lunga durata, come la Marmolada di Ombretta.
Il tentativo in realtà ci fu, poiché attaccammo lo stesso la Sud-Est della Marmolada, alta circa 850 m, ma poco dopo 200 m di altezza, un po’ appunto per i viveri ed un po’ per la scarsa attrezzatura, decidemmo il ritorno (la parete fu vinta 12 anni dopo da Toni Egger e da Cesare Giudici).
Alla base della parete, al nostro ritorno, ci stavano aspettando la fidanzata di Marino, Annetta, ed il giovane e bravo rocciatore della SAT Armando Turri che, oltre a passare le ferie con noi, ci allietava le serate cantando, con la sua bella voce, le canzoni più in voga.
Marino era invece sempre di cattivo umore, in quanto non digeriva l’insuccesso della mancata salita in Marmolada.
Avevo però in servo i maestosi paretoni occidentali delle cime di Fanis che sovrastano il Vallon del Lagazuoi: pareti ancora vergini che attendevano i primi salitori.
Fu così che il giorno dopo ci portammo al passo Falzarego e di lì al rifugetto Valparola, ove fissammo il nostro campo base.
(… ero già stato ancora nel gruppo del Fanis nel 1933 con Ettore Castiglioni ove salimmo per la prima volta lo spigolo sud della torre di Fanis; ancora nel 1939 tornai assieme a Castiglioni in quel magnifico scenario del Lagazuoi, per salire tutte le cime culminanti del gruppo; ma ancora quando eravamo a circa 10 m dalla prima cima che avevamo attaccato, fummo obbligati al ritorno da un maledetto sasso che colpì alla testa il mio amico e compagno di cordata Ettore, ferendolo seriamente e facendoci rinunciare alla prima ascensione della parete sud-ovest della Torre del Lago).
Ricordo che era una giornata splendida quando ci apparvero, come in un ventaglio, le pareti della Cima del Lago, Torre del Lago, quota 2876 e la Cima Fanis di Mezzo che avrei avuto l’occasione di scalare anche quest’ultima con Marino, nell’agosto del 1946.
E Marino era entusiasta.
Finalmente poteva iniziare una serie di prime ascensioni veramente degne e che potevano farci dimenticare le delusioni e l’amarezza dei giorni passati in Marmolada.
Era il 25 agosto del 1943.
Attaccammo subito con Annetta e Marino la parete sud-ovest della Cima del Lago… e qui voglio ricordare un episodio: a circa metà parete trovai, su una cengia, delle schegge di bombe arrugginite (in tutta la zona del Fanis baraccamenti, resti di teleferiche, bossoli, schegge di bombe ricordano la prima guerra mondiale che lì fu molto combattuta).
Raccolsi dunque una scheggia e la feci penetrare in una fessura della sovrastante placca di roccia; facendo quindi salire Marino ed Annetta li avvisai che un chiodo sopra di noi testimoniava il passaggio di altri alpinisti!
Chi ha conosciuto Marino sa quanti ‘moccoli’ e parolacce egli sapeva tirar fuori quando si arrabbiava: ma quella volta passò il limite, superò se stesso! Fu quando arrivò sulla cengia che, toccando il presunto chiodo, si accorse dello scherzo.
Con tanta allegria portammo così a termine la prima ascensione della sud-ovest della Cima del Lago.
Il giorno dopo ci attendeva il completamento della parete sud della Torre del Lago, quella appunto che tentai, con sfortuna, con l’amico Ettore Castiglioni.
Ricordo ancora che allora a metà parete, mentre stavamo scendendo fra mille difficoltà per la grossa ferita di Ettore, una cengia provvidenziale portava al di là dello spigolo a un altro cengione più comodo che calava sul ghiaione che separa la Torre del Lago dalla cima ‘quota 2876’. Fu così che a notte inoltrata potemmo raggiungere malconci il rifugetto di Valparola.
Ho fatto cenno a quella cengia provvidenziale, a metà parete, perché, con Marino, ci interessava completare la salita fino alla cima, partendo dalla metà superiore della parete e superando quindi anche quegli ultimi 40 m!
Iniziammo perciò dalla cengia con Marino capocordata, che, entusiasta, della verticalità della parete, salì veramente bene; la roccia è di una compattezza straordinaria!
Così arrivammo al punto dell’incidente sopra descritto, a circa 40 m dalla vetta; a quel punto avrei dovuto prendere il comando della cordata… ma Marino era al massimo del suo sforzo, rendimento e capacità e lasciai che raggiungesse la vetta per primo dopo che ebbe da superare una fessura con acrobatica maestria (Toni Egger, nel dopoguerra, la ripeté ed ebbe ad esprimersi con me che la salita alla Torre del Lago gli dette una delle più grandi soddis
fazioni in arrampicata).
Ricordo che scendemmo dalla Torre del Lago felici.
Marino era raggiante di gioia ma, purtroppo, erano finite per lui le ferie e dovette, con la sua fedele Annetta, tornarsene a Trento".
Pubblicazioni

Questa relazione è stata inserita nella guida ARRAMPICARE Dolomiti nord-orientali vol.1 edita da ViviDolomiti.
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Il caratteristico camino del primo tiro. Noi siamo partiti troppo
a sinistra ed abbiamo fatto un traverso per raggiungerlo

Sui camini del terzo tiro.
E' ben visibile il diedro/fessura che caratterizza l'uscita della via

   

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Luigi sull'ostico passaggio iniziale della quarta lunghezza

Grosso masso apparente in bilico

   

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Aggirando i tetti sulla quinta lunghezza

Luca sulla bella placca al termine del sesto tiro

   

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Strapiombino iniziale del settimo tiro

Luigi sulla settima lunghezza

   
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Luca sugli ultimi metri in diedro del settimo tiro Luca e Luigi in vetta alla Torre del Lago
   
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Il canale di discesa con il laghetto Lagazuoi al termine La Torre del Lago con il tracciato della via Pisoni/Stenico
   

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