Pizzo di Poris (dal canale e cresta Sud-Ovest)

 
Zona montuosa Alpi Orobie Località di partenza Carona (BG)
Quota partenza 1245 Mt. Quota di arrivo 2712 Mt.
Dislivello totale +1650 Mt. ca con i saliscendi Data di uscita 11/07/2015
Ore di salita 5 h. 10' Ore di discesa 4 h. 45'
Sentieri utilizzati n. 210, 247, 213, 225, 255 Giudizio sull'ascensione Molto bella
Sass Balòss presenti Omar, Gölem Difficoltà EE, F (max I grado)
Condizioni climatiche e dei sentieri

Giornata calda e soleggiata, ma con temperature accettabili. Sentieri molto evidenti e ben percorribili, anche la traccia finale che sale al Pizzo di Poris è abbastanza evidente e sufficientemente indicata da piccoli ometti di sassi e rari bolli rossi.

Eventuali pericoli
Il tratto finale di salita percorre rocce un po' esposte e tratti su sfasciumi con sassi mobili. Ad inizio stagione è molto probabile la presenza di neve residua dura sul fondo del canale, che è abbastanza ripido.
Presenza di acqua
C'è una bella fontana di acqua freschissima nella località di Pagliari (10’ dalla partenza), poi ancora al rifugio Fratelli Calvi. Da li in poi sarà possibile rinvenire vari ruscelli, la cui potabilità comunque va sempre presa con le dovute cautele.
Punti di appoggio
Il rifugio Fratelli Calvi (dopo meno di due ore di cammino dalla partenza), ampio ed accogliente, al quale potrete rifocillarvi per bene. Il rifugio è dotato anche di un bel locale invernale riscaldato, ideale per le escursioni invernali con la neve. Qualche baita la trovate anche lungo il sentiero invernale n. 210. Anche presso la diga di Fregabolgia si può trovare riparo: in caso di necessità chiedere al custode dell’impianto idroelettrico...
Materiale necessario oltre al tradizionale
Molto consigliabile il caschetto, e potrebbero essere utili anche uno spezzone di corda di almeno 30 metri e un po' di cordini, nel caso non ci si sentisse sufficientemente sicuri nel canale e lungo i tratti più esposti della cresta finale. Anche i ramponi potrebbero servire per attraversare o risalire la neve nel canale.
Caratteristiche dell'ascensione

Descrizione generale
Escursione lunga e molto remunerativa, in ambienti piacevoli e diversificati: bosco di conifere, praterie di alta quota, pietraie, nevaio, cresta rocciosa. L'ultimo tratto ha anche qualche piccola pretesa alpinistica, pur essendo molto facile e relativamente esposto. L'escursionista esperto non sentirà probabilmente neanche il bisogno di legarsi.
Descrizione percorso
Giunti a Carona, in alta Val Brembana, prendete la direzione (ben indicata) per il parcheggio dei rifugi Longo e Calvi. Lungo la strada asfaltata arriverete al bivio per i rifugi stessi, oltre il quale non è più possibile proseguire in auto (recentemente è stato introdotto un ticket da pagare per il parcheggio lungo la strada che si inoltra oltre Carona, costa 2 € al giorno ed è acquistabile presso i bar e gli esercizi commerciali di Carona). Parcheggiate in prossimità di un netto tornante verso sinistra. Proprio al tornante si stacca la strada verso destra (chiusa al traffico) che prenderemo. Si inizia a camminare su ripido asfalto fino al bel borgo di Pagliari (10’). Poco prima delle case, un sentiero scende verso destra in mezzacosta (sentiero estivo n. 247 per il rifugio Calvi) tra prati. In breve arriva tra le abitazioni di Pagliari per poi scendere lungo un scalinata verso le sponde del fiume Brembo. Si attraversa un ponte e si prosegue verso sinistra, ignorando il sentierino che costeggia il corso del fiume stesso. Si prende l'evidente e segnalato sentiero che con leggera pendenza si inoltra nel bel bosco misto alla nostra destra. Superata una piccola pietraia che scende dalla nostra destra si prosegue nuovamente nel bosco. Si attraversa un rigagnolo d’acqua e si inizia una ripida salita su sentiero a gradoni fatti da tronchi di legno. Al termine della ripida scalinata si prosegue con una serie di cambi di pendenza sempre all’ombra del bosco che ora è composto da delle belle conifere. In corrispondenza di un masso con la scritta “Calvi”, si compie una curva verso destra per poi passare sotto una ripida paretina rocciosa. Incontrerete ad un bivio un sentiero verso destra in ripida salita, ignoriamo anche questo, proseguendo dritti in falsopiano e poi in leggera discesa per pochi metri fino ad arrivare in una zona acquitrinosa (50' dalla partenza). Superata la zona umida si sale un poco per giungere ad una seconda zona paludosa. Si prosegue ora nuovamente nel bosco fino ad un bivio verso destra (indicazioni su un masso, 1 h. dal parcheggio) dal quale si riprende a salire con una certa pendenza fino ad una zona di pascoli al cui inizio si trovano alcuni grandi massi coperti di vegetazione. Superati i massi si procede tra prato e cespugli all’interno di una specie di valletta quasi pianeggiante costellata da alcuni ruderi, mucchi di pietre ed una piccola pietraia. Superato alla nostra destra un edificio dal tetto a semicerchio si arriva al bivio per il sentiero che conduce verso il rifugio Laghi Gemelli (1 h. 30’ dall’auto). Noi proseguiamo verso sinistra, attraversiamo un torrentello ed in falsopiano, poi in discesa arriviamo ad un ponticello che scavalca una stretta gola con un ripido corso d’acqua che scende dalla Valle dei Frati. Lasciamo alla nostra destra il bivio per la Val dei Frati e proseguiamo in mezzacosta passando sopra ad una bella conca. Alla nostra destra scende una piccola pietraia. Superiamo anche l’ingresso di una lunga galleria di roccia. Al termine della tratto in falsopiano ci troviamo davanti ad un piccolo laghetto artificiale con una minuscola diga (1 h. 20’ da Carona). Attraversiamo la diga e ci portiamo sul versante opposto del valloncello erboso che rimontiamo verso sinistra. Superata una fascia boscosa, sbuchiamo sull’ampio sentiero invernale n. 210 che sale da Carona (10’ dopo il laghetto). Lo seguiamo verso destra ed in breve arriviamo ad un bivio nei pressi di una baita posta poco sopra il sentiero. Prendiamo a destra verso la diga del lago di Fregabolgia che raggiungiamo in pochi minuti di sentiero pianeggiante passando prima tra alcuni edifici. Dai piedi della diga si risale verso sinistra superando la casa del custode. Alcuni gradini ci consentono di giungere alla sommità dell’impianto idrico per proseguire ancora un poco in salita verso sinistra. Si supera una sbarra metallica e si scende a livello del lago costeggiandolo per un lungo tratto. Si cammina tra il lago alla nostra destra e alcune ripide fasce rocciose alla nostra sinistra fino ad arrivare al rifugio Calvi in splendida posizione al centro di una bellissima conca circondata da alcuni dei più frequentati monti della zona (Aga, Poris, Grabiasca, Madonnino, Cabianca, Vallerossa, Monte dei Frati, ecc...). Dal rifugio portarsi in pochi minuti in discesa sulle sponde del grazioso laghetto Rotondo, poi iniziare a percorrere il sentiero 225 (sentiero delle Orobie Centrali) che, dapprima con percorso pianeggiante (perderete anche qualche metro di quota), poi, una volta attraversato il torrente Brembo, inizia a risalire ripidamente la vallata, dominata dalle due piramidi del Pizzo Diavolo e del Diavolino, verso il Passo di Val Secca (già visibile alla testata della vallata) e il rifugio Baroni al Brunone. Si passa a fianco di alcuni bellissimi salti d'acqua del torrente, poi si riattraversa il torrente e il sentiero si spiana e si giunge sulle sponde di un piccolissimo laghetto dalla forma allungata. Qui occorre abbandonare il sentiero 225. Si passa a destra del laghetto, cercando gli ometti di sassi, i bolli rossi e le tracce di passaggio del percorso che si inoltra, passando tra dei gradoni rocciosi e ripidi pascoli di alta quota, nell'evidente vallone che risale tra il Pizzo Poris e il Monte Grabiasca, spesso occupato nel suo fondo dal un nevaio persistente fino a stagione avanzata (quest'anno la neve dell'ultima stagione invernale era ormai sparita, ma rimaneva quella della stagione 2013-2014, caduta abbondantissima e mai sciolta). Arrivati sul fondo del vallone, sotto la massiccia parete verticale del Pizzo Poris, il nevaio che lo occupa si biforca in due, suddiviso da una grande roccia che arriva fino in cresta: tenersi sulla sinistra, risalendo per un tratto la lingua di neve e “approdando” sulle solide rocce sulla destra del canale roccioso, che si risale direttamente seguendo i bolli rossi (un po' sbiaditi, ma comunque evidenti) fino a raggiungere l'intaglio della cresta (la cresta Sud-Ovest del Poris) tra il Poris e il Grabiasca, dove ci si può affacciare sulla Val Grabiasca, che rimane sul versante opposto della Val Seriana. Da qui seguire la cresta verso sinistra, attaccando subito delle facili rocce, quasi verticali ma ricche di appoggi e appigli. In pochi minuti lungo la cresta si giunge sulla cima.
Discesa
Dalla cima ridiscendere lungo la stessa cresta appena fatta per pochi metri, ma prima delle rocce impegnative salite poco prima tenere la sinistra: discenderemo dalla via normale. Seguire quindi la traccia della via normale lungo la più facile cresta Est, che scende ripida ma abbastanza camminabile con alcune roccette un po' tecniche. C'è solo un punto un po' delicato, dove si deve scendere da una placca di roccia posta sopra ad un intaglio erboso in cresta: con un po' di attenzione si riesce a scendere quei 2-3 metri più impegnativi, da lì in poi la cresta scende ripida ma più facile, fino a sbucare perpendicolarmente sul sentiero 255, che proviene dalla Val Grabiasca. Seguire questo sentiero evidente verso sinistra, che con andamento quasi pianeggiante, in meno di 20' conduce all'ampio passo di Val Secca (2494 Mt.), tra il Pizzo Poris (a Sud) e il Pizzo del Diavolo (a Nord). Da qui si ridiscende rapidamente dal vallone, fino al laghetto e successivamente al rifugio Calvi. Volendo è possibile rimanere sulla sinistra seguendo una traccia, evitando così di attraversare per due volte il torrente Brembo, e sbucando sullo stesso sentiero fatto in salita nei pressi del primo guado.

Note

Cima poco frequentata, molto bella e consigliabile; sarebbe interessante provare la traversata al vicino Monte Grabiasca.
La lunghezza totale del nostro percorso è stata notevole: oltre 25 Km! La nostra velocità media - comprese le soste - 2,5 km/h. Il percorso nel tracciato GPS scaricabile qui sotto è incompleto, in quanto manca un pezzettino iniziale di circa 3 chilometri.

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Diavolino e Pizzo del Diavolo da sotto la parete del Pizzo Poris

Risalendo sotto il canale: infilarsi nella lingua di neve a sinistra

   

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Le facili rocce sulla destra, risalendo il canale

Un tratto in cresta

   

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Poco sotto la cima

Omar si gode il panorama (cfr. Caspar David Friedrich,
Der Wanderer über dem Nebelmeer
)

   

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In cima al Pizzo Poris

Il Pizzo Poris visto dal basso

   

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Rilievi GPS

 

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