| Descrizione generale Al
confine con la Svizzera, nel gruppo delle Alpi Lepontine, si trovano
alcune delle montagne più selvagge e poco frequentate a settentrione
del Lago di Como. Tra queste cime, meritano sicuramente una visita il
Pizzo Paglia, il Pizzo Cardinello e il Pizzo Martello (o Piz Martel).
Proprio su quest'ultima saliremo in questa bella escursione che può
essere affrontata in un'unica lunga e faticosa giornata, oppure,
meglio, divisa in due affascinanti giorni spersi tra monti, con
pernotto presso il piccolo ma ospitale bivacco Zeb. La salita al
bivacco è priva di difficoltà e riservata a chiunque abbia un buon
allenamento, mentre la salita al Piz Martel è riservata ad
escursionisti esperti e, sebbene non opponga reali ostacoli tecnici,
presenta alcuni tratti esposti, attrezzati, privi di segnaletica o
tracce di passaggio. Saliremo questa cima dalla sua divertente cresta
Ovest. Anche la discesa non è da sottovalutare e viene effettuata su
percorso intricato e nella parte mediana, privo di bolli o tracce. Nel
complesso questa escursione risulterà sicuramente appagante e ci
consentirà di attraversare ambienti vari ed affascinanti, molto
probabilmente in totale solitudine, vista la scarsa frequentazione
dellle zone oltre il bivacco. Anche i panorami, se saremo fortunati di
avre bel tempo, saranno ampi e da ricordare.
Descrizione percorso
Giunti
a Colico, provenendo da Lecco, ci portiamo sulla sponda opposta del
Lago di Como ed iniziamo a scenderne la riva verso Sud. Arrivati
all'altezza di , deviamo a destra per salire lungamente fino al
paesello di Dosso del Liro. Da qui andiamo al Pian delle Castagne.
Cerchiamo le indicazioni per il Bivacco Zeb e proseguiamo in auto fino
alla sperduta località Caiasco. Al termine della strada troviamo un
piccolo spiazzo per 4-5 macchine. Qui parcheggiamo ed iniziamo a salire
lungo la stradina davanti a noi, seguendo le indicazioni di una freccia
di legno che indica il bivacco Zeb a 3 ore e mezza di cammino. Subito
superiamo una fontana sulla destra. Proseguiamo la ripida salita senza
possibilità di errore, sulla stradina cementata. Più aventi il cemento
lascia il posto allo sterrato. Superiamo alcune baite isolate e poi un
bel gruppetto di case in pietra (località Foppa, 1126 Mt.). Arriviamo poi ad una santella sulla
destra. Dopo un breve tratto di discesa, la stradina sterrata diviene
un sentiero invaso dall'erba alta. Camminiamo ora lungo un sentiero in
mezzacosta che si inoltra nella vallata davanti a noi e finalmente
iniziamo a vedere le montagne della zona. Superiamo alcuni vecchi
piloni in cemento ed una grande frana caduta di recente. Ad un certo
punto vediamo sopra di noi sulla destra una stele di pietra a ricordo
di alcuni carabinieri. Poco dopo superiamo un valloncello pietroso ed
imbocchiamo un sentierino che si inoltra tra grandi faggi. In breve
arriviamo ad un ponte di cemento (Ponte di Madri) che ci consente di attraversare
l'impetuoso torrente Liro sotto di noi, che scende dalla nostra vallata e che seguiremo
per molto tempo. Dalla parte opposta del ponte un fitto e ripido bosco
di faggi ci attende. Saliamo faticosamente tra faggi e grandi massi,
con il rumoroso torrente poco sotto di noi. Superiamo una bella baita
costruita quasi sopra il corso d'acqua. Ora le pendenze calano e ci
troviamo ad entrare in un ampio pianoro della vallata (Valle del Dosso), circondati
da ripidi pendii rocciosi. Proseguiamo con meno fatica fino ad
incrociare il corso del Liro che ora si è allargato in un placido
corso d'acqua sassoso. Ci portiamo così sul versante sinistro
orografico della valle del Dosso e continuiamo a salire sempre al fianco
dell'alveo del torrente stesso. In breve i bolli bianchi e rossi ci
dicono di riattraversare l'acqua tra massi e pietre. Ora inizia una
ripida e lunga salita tra balze erbose e stretti tornantini.
Incontriamo subito una piccola lapide a ricordo. Saliamo senza tregua e
con grande fatica i ripidi prati e i pascoli sopra di noi. Arriviamo
poi ad una bella baita di pietra rossastra (Alpe Mugiam, 1567 Mt.). Le passiamo davanti e
proseguiamo la salita alle sue spalle. Ora le pendenze aumentano
ulteriormente e la fatica inizia a farsi sentire, ma del bivacco non
appare nemmeno l'ombra. Sotto di noi, il solco del fondovalle inizia ad
essere lontano e la vista ripaga dello sforzo in atto. Seguiamo i bolli
bianchi e rossi. La corona di cime sopra di noi si avvicina lentamente.
Il bivacco non sarà visibile fino all'ultimo momento, quando finalmeme
la sua curiosa forma moderna si rivelerà all'improvviso. Ancora un
centinaio di metri di cammino in falsopiano ed eccoci alla piccola ma
accogliente struttura in legno, vetro e metallo. Spalle al bivacco,
guardando verso sinistra si vede una barriera rocciosa che scende
dall'alto a concludere l'ampio semicerchio che sovrasta la conca del
bivacco. Noi dobbiamo puntare a quella barriera, caratterizzata da una
evidente spaccatura nella parte a valle. Oltre la spaccatura si innalza
un piccolo dente roccioso che degrada verso una seconda sommita meno
appuntita. A questa secondo dente noi dobbiamo puntare. Saliamo
brevemente sopra al bivacco lasciandolo alla nostra sinistra. In breve
incroceremo una traccia bollata con bolli bianchi e rossi (si tratta
dell'Alta Via del Lario, AVL). Seguiamo la tracci averso destra in direzione della
barriere rocciosa di cui sopra. Quando saremo a pochi metri da essa
vedremo un grosso bollo circolare sulla roccia. Da lì passa la traccia
che permette di superare la barriera rocciosa, tra i due denti di
roccia. Un breve traverso su erba ed eccoci ai piedi di uno stretto
caminetto verticale ben gradinato, attrezzato con catena ed alcune
staffe di metallo. Saliamo senza problemi fino alla crestina. Da qui ci
portiamo sul versante opposto e, dopo aver dato uno sguardo alla
vallone pietroso sotto di noi, iniziamo la delicata , ma non difficile,
discesa verso i piedi della barriera di roccia appena scavalcata. In
lontananza è possibile vedere la lontana croce del Piz Martel, sulla
destra della evidente Bocchetta di Agnon. Scendiamo lungo una liscia
placca, sfruttando una strettissima cengia e aiutandoci con le
provvidenziali catene presenti. Facciamo attenzione a dove mettiamo i
piedi: un errore qui non verrebbe perdonato. Dopo esserci abbassati in
diagonale verso valle, le catene ora scendono dritte in una specie di
diedro roccioso che ci sovrasta. Con molta cura e qualche sforzo di
braccia eccoci ai piedi delle umide e scure rocce. Saliamo ora il
vallone davanti a noi, restando inizialmente vicini alle rocce alla
nostra sinistra. Sopra di noi, ad ore 12 è possibile vedere una
bocchetta: chi volesse salire al Pizzo Paglia deve raggiungere questo
ampio intaglio, scendere sul versante opposto e poi proseguire per la
vetta. Noi invece andremo a destra, tagliando l'intero vallone in
diagonale, cercando la via più comoda tra placche rocciose, massi,
pietre e qualche lembo di erba. Ci portiamo così alla Bocchetta
d'Agnon, per raggiungere la quale, al termine della diagonale, dovremo
perdere qualche metro di quota lungo un traverso poco sicuro. Dalla
base della barriera rocciosa attrezzata alla Bocchetta di Agnon (o di Cama, quota
2270 Mt.), non troveremo alcun segnale, bollo o ometto e dovremo
arrivarci solo seguendo il terreno ad occhio. Alla bocchetta invece
troveremo una palina che ci segnala la discesa da seguire dopo il
ritorno dal PIz Martel, nonchè una labile traccia che sale verso la
nostra meta. La traccia, percorsa più da animali che da escursionisti,
sale leggermente sotto il fino di cresta, sulla destra e si sposta in mezzacosta lungo un cengione inclinato. La
seguiamo brevemente, ma appena ci sarà possibil la abbandoniamo per
salire direttamente a sinistra alla vicina cresta che seguiremo fedelmente fino
alla vetta, saltando così il più impegnativo tratto iniziale. Saliamo quindi per balze erbose frammiste a qualche pietra
per arrivare in cresta poi ne percorriamo il filo verso destra, tra
solidi blocchi, facili gradini rocciosi e qualche lama ben appigliata,
guadagnamo velocemente quota. Arriviamo così a poche decine di metri
dalla croce con la cresta che perde pendenza, superiamo gli ultimi
facili blocchi che ci portano ad una selletta e risaliamo i pochi metri
che ci separano dalla grande croce di metallo, con tanto di bandiere
svizzera ed italiana.
Discesa
Ripercorriamo
la crestina appena salita, oppure restiamone leggermente sotto, sul
versante italiano seguando una labile ed a atratti esposta
traccia che si muove tra cenge, balze e qualche facile
roccetta. Tornati alla Bochetta d'Agnon, pieghiamo decisamente a
sinistra, seguendo le indicazioni per Dosso del Liro (3 h. e
45')
poste sulla palina qui presente. Scendiamo così dritti in un ripido
canale erboso abbastanza largo ma da percorrere con attenzione vista la
forte pendenza e l'erba alta. Il valoncello va a morire più in basso in
una piccola pietraia. Qui i bolli tendono verso sinistra e smettono di
perdere quota, per rimanere a mezzacosta. Proseguiamo tra pietre e
brevi tratti erbosi, seguendo attentamente i bolli non sempre ben
visibili. Muovendoci così compiano un largo giro in senso orario
transitando sotto ai dirupati fianchi alla nostra sinistra (si tratta
della lunga cresta che dal Piz Martel, prosegue verso Est per il Pizzo
Caruga, il Pizzo Campanile e il Pizzo della Gratella) che vanno a
formare un semicerchio che chiude la vallata sotto di noi. Dopo circa
45 minuti dalla bocchetta di Agnon, arriviamo ad un evidente bivio
segnato da una palina (2055 merti di quota): qui il tracciato bollato
prosegue per la Bocchetta dell'Orso (sulla cresta suddetta). Noi lo
abbandoniamo per scendere
verso destra nell'ampio vallone sotto di noi. Purtroppo non esistono
tracce ed occorre scendere su libero percorso tenendo come punto di
riferimento il torrente sul fondo della conca. Scendiamo quindi tra
rododendri e felci, cespugli e tratti erbosi, pietre e sassi. La
discesa è molto ripida e scomoda ma non dobbiamo perdere l'orientamento
(evitare in caso di scarsa visibilità) e stare molto atenti a buche
nascoste dalla vegetazione. Con una certa fatica, in circa
30-40 minuti di ostica discesa eccoci al cospetto del torrente di
fondovalle. Ne seguiamo il corso fino a quando troviamo un punto
favorevole per attraversarlo e risaliamo il fianco opposto della valle.
Trovato del terreno più agevole riprendiamo la discesa verso valle e
senza fatica arriveremo ad incrociare il sentiero bollato che abbiamo
seguito il giorno prima salendo al bivacco Zeb. Ora non ci resta che
seguire tale sentiero verso il basso e tornare al parcheggio
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