Monte Albano - Via Ferrata Ottorino Marangoni

Zona montuosa Prealpi Trentine Località di partenza Mori (TN)
Quota partenza 204 Mt. circa Quota di arrivo 544 Mt. circa
Dislivello totale +165 Mt. per l'attacco
+170 Mt. la ferrata (+5 sentiero di rientro)
Sentieri utilizzati n. 675, 670
Ore di salita 40' dal parcheggio all'attacco della ferrata
1 h. 30' la ferrata
Ore di discesa 5' per raggiungere il sentiero di discesa
40' discesa fino al santuario
20' dal santuario al parcheggio
Esposizione Sud Giudizio sull'escursione Molto bella
Data di uscita 03/01/2016 Difficoltà EEA
Sass Balòss presenti
Bertoldo.
Amici presenti
Diego Filippi.
Condizioni climatiche, dei sentieri e della ferrata

Giornata nuvolosa ma non eccessivamente fredda. Noi abbiamo percorso l'itinerario dopo che di notte era nevicato. I sentieri erano ricoperti di neve ma la parete completamente pulita e asciutta. Il percorso d'avvicinamento e di rientro è evidente e ben segnalato. La ferrata è stata completamente riattrezzata nel 2014.

Eventuali pericoli
In ferrata è assolutamente vietato cadere... le conseguenze potrebbero essere fatali per via del fattore di caduta molto alto. Il percorso presenta diversi tratti atletici, alcuni dei quali si svolgono su roccia levigata per via delle innumerevoli ripetizioni.
Presenza di acqua
No.
Punti di appoggio
L'abitato di Mori.
Materiale necessario oltre al tradizionale
Caschetto, imbracatura e set da ferrata completo di dissipatore. Se si percorre la ferrata d'estate portare molta acqua.
Caratteristiche dell'escursione

Descrizione generale
Uno dei percorsi attrezzati più famoso di tutto il Trentino. Il percorso è impegnativo, atletico e molto esposto.
La ferrata venne costruita nel 1975 su iniziativa di Mario Tranquillini che fece approvare dalla sezione SAT di Mori e dal suo presidente Ottorino Marangoni, il progetto. Molti alpinisti collaborarono alla costruzione tra cui Renzo Gatti, Maurizio Perottoni, Nello e Tullio Gazzini, Tullio Bona, Gregorio Cescatti, Giorgio Bettini, Remo Borzatti.
La ferrata venne inaugurata il 19 marzo del 1976 ed era attrezzata con fune metallica e pochi pioli. In seguito Marangoni ne aggiunse degli altri perché temeva l'eccessiva pericolosità del percorso.
Solo nel 1999 l'itinerario venne a lui intitolato.
Attacco della ferrata
L'accesso alla ferrata avviene dall'abitato di Mori, e più precisamente dal santuario di Monte Albano. Per raggiungere il santuario ci sono diverse possibilità e connesse a loro anche diversi parcheggi.
Percorrere la strada provinciale 240 in direzione di Riva del Garda e raggiunto il comune di Mori, in corrispondenza di un semaforo, svoltare a destra entrando così nel paese (indicazioni per il centro). Superare la piazza e rimanendo sulla strada principale immettersi in via Giuseppe Garibaldi. Quando questa diviene via Fabio Filzi sulla sinistra s'incontreranno diversi parcheggi gratuiti dov'è possibile lasciare l'auto. Percorrere a piedi l'ultimo tratto percorso e dopo circa 50 Mt. piegare a sinistra in via Teatro (indicazioni su cartello marrone per la ferrata di Monte Albano). Un successivo cartello verso sinistra invita a percorrere una strada a fondo chiuso. Ben presto ci si trova a percorrere un sentiero che guadagna dolcemente quota e che regala in diversi punti una vista su Mori. Lungo il sentiero sono presenti diversi cartelli CAI che indicano la ferrata.
Raggiunto il santuario di Monte Albano continuare sino a un grande prato con dei tavoli da pic-nic (330 Mt.). Qui due grandi cartelli indicano in percorso della ferrata e i vari boulder presenti sui massi che circondano il piazzale.
Imboccare il sentiero n. 675 e in pochi minuti raggiungere l'attacco della ferrata.
Descrizione della ferrata
I primi metri non sono attrezzati, occorre arrampicare. La roccia è solida ma estremamente levigata e scivolosa per via delle numerose ripetizioni. Raggiunta la fune metallica si traversa a destra e si supera una sequenza di passaggi atletici su dei gradini che conducono al "Camino dell'Edera".
Percorrere la "Traversata del Gufo" verso destra (durante l'attrezzatura di questo tratto Mario Tranquillini trovò un gufo morto) al termine della quale è anche possibile abbandonare la ferrata. Proseguire in verticale lungo il "Camino delle Gemelle" (tratto verticale di una cinquantina di metri che trova origine nel nome dal fatto che il giorno dell'attrezzatura Renzo Gatti divenne papà di Angela e Francesca).
Ora la ferrata offre un punto di riposo. Percorrere verso sinistra la "Traversata degli Angeli" e raggiungere un tratto verticale oltre il quale si continua facilmente sino ad una grande cengia.
Superare il "Camino del Cobra" (nome del perforatore utilizzato per attrezzare il percorso) con diversi massi imbrigliati e traversare verso sinistra. Qui appare evidente la via del Diedro aperta da Gatti, Perottoni e Tranquillini.
Oltrepassare lo "Spigolo del Dubbio" e continuare a traversare fino a raggiungere il libro delle firme.
In verticale lungo una sequenza di gradini (il percorso qui corre lungo la via "dei Lavoratori", itinerario d'arrampicata del 1972 aperto sempre dal trio Gatti, Perottoni e Tranquillini).
L'ultimo tratto non coincide con il percorso originale (sulla sinistra sono ancora visibili i vecchi ancoraggi); salire una parete grigia molto verticale sfruttando i numerosi gradini e giungendo così al termine della ferrata.
Discesa
Salire lungo il comodo sentiero sino a raggiungere un pianoro con delle coltivazioni. Qui imboccare il sentiero n. 670 che riporta al santuario di Monte Albano. E da qui, percorrendo a ritroso i sentieri d'avvicinamento, rientrare alla macchina.

   

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Diego all'attacco della ferrata...

... ed in corrispondenza del Camino dell'Edera

   

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Will

Inizio della Traversata del Gufo

   

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Esposizione e roccia levigata

Diego

   

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Parete asciutta nonostante la nevicata notturna

Will sullo Spigolo del Dubbio

   
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La parete di Monte Albano con il tracciato della ferrata Ottorino Marangoni
   

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