Pizzo Mellasc e Pizzo Cassera

 
Zona montuosa Alpi Orobie Località di partenza Loc. Laveggiolo - Gerola Alta (SO)
Quota partenza 1485 Mt. Quota di arrivo 2645 Mt. - Pizzo Mellasc
2326 Mt. - Pizzo Cassera
Dislivello totale 1200 Mt. compresi i saliscendi
Sentieri utilizzati GVO (Gran Via delle Orobie)
Ore di salita 3 h. 10' per il Pizzo Mellasc
altri 30' per il Pizzo Cassera
Ore di discesa 2 h. 20'
Data di uscita 08/06/2024 Giudizio sull'escursione Bella
Sass Balòss presenti Omar, Gölem
Difficoltà EE
Condizioni climatiche e dei sentieri

Alternanza di sole, pioggia e fitte nebbie che tra l'altro ci hanno creato problemi di orientamento durante la discesa. Percorso ben segnato fino al rifugio Trona Soliva. Da qui verso la vetta del Pizzo Mellasc non si rinvengono bolli o indicazioni, ma il percorso è ben evidente nella parte bassa, mentre nella parte alta si sale ad occhio seguendo una linea logica tra balze erbose e rododendri. Dal Pizzo Mellasc al Pizzo Cassera occorre seguire la bella cresta senza possibilità di errore. La discesa dal Pizzo Cassera va fatta con attenzione e buona visibilità (cosa che noi non avevamo...) poichè ci si deve immettere in un canale non segnalato e da qui procedere con pochissimi ometti semi nascosti. Anche la parte centrale della discesa lungo la Val Verano può riservare difficoltà nel trovare il percorso giusto. Solamente nella parte bassa ritorneranno bolli e tracce evidenti.

Eventuali pericoli
A seguito delle forti nevicate di questa primavera, durante la discesa abbiamo dovuto discendere un facile e breve canale aperto, con pendenze attorno ai 35 gradi; in questo breve tratto occorre prestare attenzione ad eventuali pietre che possono cadere dall'alto. Altra cosa a cui prestare attenzione è la presenza di zecche... vero Guly?
Presenza di acqua
Bella fontana alla partenza, accanto alla zona della raccolta differenziata. Dopo poco più di mezz'ora di cammino, passeremo accanto ad una baita, poco sopra di essa si nota una bel getto d'acqua che zampilla da una fessura nella roccia scura. Nel caso fosse aperto il rifugio Trona Soliva, potrete procurarvi da bere presso di esso dopo circa 1 ora e 15' dalla partenza. Durante la discesa, arrivati a meno di 30' dall'auto, troveremo una fontana sulla sinistra, nel bel mezzo del bosco.
Punti di appoggio
A parte un paio di baite immerse nel fitto bosco, poco dopo la partenza, arriveremo ad una terza baita nei pressi della quale si trova una fonte di acqua fresca. Da qui in poi dovremo aspettare di giungere al rifugio Trona Soliva, teatro di ormai vecchie e dimenticate avventure serali dei giovani Bertoldo e Luca, ai lontani tempi in cui il gestore era il "Gigante" Savonitto. Dopo la discesa dal Pizzo Cassera, al termine dell'ampio vallone sotto le vette della zona (la Val Vedrano), passeremo da un bel gruppetto di baite (Baite Grasso): in una di queste risulterà facile trovare riparo in caso di bisogno.
Materiale necessario oltre al tradizionale
Ramponi e una picca tradizionale, da utilizzarsi durante la prima parte della discesa dal Pizzo Cassera.
Caratteristiche dell'escursione

Descrizione generale
Se siete stanchi di folle sui sentieri e zone famose, questa è una camminata adatta a voi. Sul versante settentrionale (valtellinese) delle Orobie, nella bella e fresca Val Gerola, si innalzano queste due piacevoli ed attraenti cime, frequentate più in inverno dagli scialpinisti, che dagli escursionisti: il Pizzo Mellasc e il Pizzo Cassera, uniti tra loro da una piacevole e facile cresta. La via di salita scelta inizia da Laveggiolo, frazione di Gerola Alta, sale al panoramico rifugio Trona Soliva, dal quale si gode una magnifica vista sul gruppo montuoso del Pizzo di Trona; prosegue per ripidi pendii erbosi fino alla cima del Pizzo Mellasc dal quale lo sguardo si allarga su gran parte dei monti circostanti; prosegue in facile cresta fino al Pizzo Cassera, per poi scendere in Val Vedrano tramite un abbordabilissimo canalino innevato che ci immette nel selvaggio solco vallivo, tra torrenti vivaci, cascate e cascatelle, per poi tornare al Laveggiolo; si compie così un interessante anello escursionistico dalle difficoltà contenute e dal sicuro piacere.
Descrizione percorso
Percorrendo la statale di fondovalle della Valtellina, giunti all'altezza di Morbegno, deviamo verso destra e prendiamo la strada che risale la bella Val Gerola. Arrivati a Gerola Alta, seguiamo a destra per Laveggiolo dove una volta giunti lasciamo l'auto al termine della strada, in un piccolo ma comodo parcheggio, nei pressi di una stazione di riciclaggio rifiuti e di una fontana. Un grosso traliccio dell'alta tensione rovina la bellissima vista sulla dirimpettaia zona montuosa del Pizzo di Trona. Iniziamo a camminare seguendo l'invitante stradina asfaltata che ci permette di superare alcune casette sulla nostra destra. Una palina ci segnala la direzione per il rifugio Trona Soliva. Poco oltre le case abbandoniamo la strada asfaltata in salita per prendere un sentierino che scende a sinistra (palina con frecce). Perdiamo un poco quota. Superiamo un paio di baite semi abbandonate nel bosco. Usciti dal bosco, in breve scendiamo fino ad un ponte di legno che ci permette di attraversare il torrente. Riprendiamo a salire dalla parte opposta della valle. In breve incrociamo una stradina cementata che seguiamo verso sinistra. Giunti presso una baita sulla destra della stradina, saliamo dietro di essa e troviamo una fonte d'acqua che sgorga dalla roccia. Poco sopra riprendiamo la strada cementata che ora diviene sterrata. Grazie ad alcune scorciatoie che ci permettono di evitare i tornanti, guadagnamo rapidamente quota. Ad un certo punto, alla nostra sinistra si può ammirare l'incredibile vista sul gruppetto montuoso del Pizzo di Trona e del Pizzo dei Tre Signori. Più avanti imbocchiamo un'ampia sterrata semipianeggiante che ci conduce senza sforzi fino al rifugio Trona Soliva, sempre avendo davanti agli occhi il bellissimo panorama, solo in parte rovinato da alcuni tralicci. Una volta arrivati al rifugio, guardando verso destra, è possibile vedere anche la nostra prima meta odierna, il Pizzo Mellasc con la sua evidente sella erbosa a sinistra della cima e alla quale dobbiamo puntare. Ben evidente risulta anche una bella cascata che raggiungeremo in breve. Lasciato il rifugio alla nostra sinistra, seguiamo l'ampia sterrata che ora diviene più sassosa e sale nella direzione della cascata. La abbandoniamo poco prima di arrivare ad una baita. Prendiamo ora a salire per ampi prati aperti, avendo come punto di riferimento la cascata. Arrivati alla sua base, cerchiamo il punto migliore per attraversare il torrente ai piedi del salto d'acqua. Osservando il sovrastante Pizzo Mellasc, alla sua sinistra si nota l'ampia sella erbosa che precede la cima. Dobbiamo arrivare a quella sella. Possiamo salire lungo il ripido pendio sotto la sella, oppure seguire il vago costone a sinistra della sella stessa. Optiamo per questa alternativa. Il percorso è molto ripido e a tratti scivoloso, tra balze erbose e rododendri. Con molta fatica giungiamo sulla cresta, facendo attenzione a non scivolare sul terreno erboso ed infido. Dalla cresta pieghiamo verso destra e per facile terreno solo un poco esposto, giugiamo alla sella erbosa. Proseguiamo sul filo dello spartiacque (cresta Sud-Est), sempre su terreno privo di difficoltà, ma lungo il quale è proibito sbagliare. In breve, dopo un ultimo sforzo su terreno ripido, eccoci al cospetto della piccola croce in ferro sulla vetta del Pizzo Mellasc. Possiamo ora riposarci gustandoci il bellissimo panorama che ci circonda. Felici di tanta bellezza, riprendiamo il cammino seguendo l'evidente cresta Nord-Ovest (a sinistra rispetto alla direzione da cui siamo saliti) che con una serie di saliscendi ci condurrà in mezz'ora alla cima del Pizzo Cassera. Inizialmente la cresta è pianeggiante ed ampia, più una dorsale che una cresta. Poco dopo, però, il filo della cresta si assottiglia e iniziamo a perdere quota su terreno più roccioso, ma comunque facile, sempre lungo una esigua traccia. Arrivati al termine della discesa più esposta, troviamo una piccola croce di ferro con una fotografia. Proseguiamo, sempre perdendo un poco di quota, su terreno più semplice. Abbandoniamo poi la cresta per tagliare lungo il ripido pendio erboso, poco dicosto dal baratro alla nostra destra, che ci conduce fino ad un grosso ometto di pietre, dopo una breve risalita. Dall'ometto è ben visibile la croce di vetta del Pizzo Cassera che raggiungiamo in pochi minuti e senza difficoltà, su terreno pietroso. Una grossa croce di metallo ci attende, assieme ad un piacevole panorama ed una bella vista sulla cresta appena percorsa.
Discesa
Torniamo nei pressi del grosso ometto di sassi. Qui troviamo anche una piccola pietra con incise alcune parole. Discendiamo l'evidente canale aperto che abbiamo sotto i nostri piedi. Si tratta di un facile canale, breve ed agevole, che senza difficoltà, ma non senza emozioni, ci deposita ai piedi della parte più ripida dei pendii che scendono dalla cresta su cui ci ervamo. Percorso il canale, non ci resta che proseguire la facile e veloce discesa nella conca sottostante, restando al centro dell'ampio vallone che dobbiamo discendere. Man mano scendiamo ci spostiamo leggermente verso destra, per poi tornare al centro. Ad un certo punto eccoci sopra ad un dosso dal quale è ben visibile un gruppetto di baite in pietra (Baite Grasso). Le raggiungiamo agevolmente, per poi spostarci verso quella più a destra, oltre il torrente che scorre al centro della valle. Da qui, facendo ben attenzione ad individuare il percorso, scendiamo stando sul versante destro della valle. Man mano che scendiamo il sentiero diviene più evidente. Più in basso, il tracciato evita con un giro da destra verso sinistra un salto roccioso; giunti ai piedi del quale possiamo ammirare una splendida cascata alta oltre 50 metri. Qui tornano visibili anche alcuni bolli che seguiamo fedelmente. Otrepassiamo un torrente e in breve arriviamo ad incrociare una ampia sterrata che seguiamo verso sinistra. Questa ci conduce senza problemi verso l'abitato dove abbiamo lasciato l'auto, non prima di aver incontrato anche una bella fontanella sulla sinistra.

Note
È possibile evitare di proseguire verso il Pizzo Cassera e scendere lungo la cresta opposta a quella verso quest'ultimo; ad un certo punto si può abbandonare tale cresta e scendere a sinistra, arrivando così al gruppetto di baite (Baite del Grasso) al termine del vallone sotto il Cassera.
Commenti vari
Complimenti al Guly che, ancora una volta, è riuscito a portarsi a casa una bella e grassa zecca del luogo, arricchendo così la sua personale, poco invidiabile ed originale collezione.
La lunghezza totale del nostro percorso è stata di 13,5 Km. La velocità media (comprese le soste) è risultata essere pari a 1,9 Km/h.
SCARICA IL FILE PER IL GPS
   

Ingrandisci

Ingrandisci

Guly con alle spalle il gruppo montuoso del Pzzo di Trona

La traccia di salita al Pizzo Mellasc dal rifugio Trona Soliva

   

Ingrandisci

Ingrandisci

Verso la fine della salita del Mellasc

Guly e Omar accanto alla croce del Pizzo Mellasc

   

Ingrandisci

Ingrandisci

Panorama dalla croce del Mellasc

Parte della cresta tra Mellasc e Pizzo Cassera

   

Ingrandisci

Ingrandisci

Sul Pizzo Cassera

Omar in discesa dal facile canalino del Pizzo Cassera

   

Ingrandisci

Ingrandisci

Scendendo la Val Vedrano Le belle Baite del Grasso in Val Vedrano
 

Ingrandisci

Ingrandisci

La bella cascata della Val Vedrano La verde Val Vedrano da Laveggiolo
 

Ingrandisci

Ingrandisci

Rilievi GPS