Mandrea - Pilastro Gabrielli

 
Zona montuosa Prealpi Trentine - Valle del Sarca Località di partenza Località Laghel - Arco di Trento (TN)
Quota partenza 230 Mt. circa Quota di arrivo 520 Mt. circa
Dislivello totale

+50 Mt. per l'attacco
+160 Mt. la via (180 lo sviluppo senza lo zoccolo)

Sentieri utilizzati Non numerati
Ore di salita 15' per l'attacco
4 h. la via
Ore di discesa 1 h.
Esposizione Sud-est Giudizio sull'ascensione Ottima
Data di uscita 31/10/2009 Difficoltà V+, VI+, 1 passo A0
Sass Balòss presenti
Luca.
Amici presenti
Claudia.
Condizioni climatiche, dei sentieri e della roccia

Purtroppo la giornata è stata nuvolosa e un gelido venticello ci ha tenuto compagnia impedendoci di rilassarci alle comode soste tra le fessure ed i diedri strapiombanti di questa via. Il sentiero che porta all'attacco è evidente; bisogna però prestare attenzione sulla rampa erbosa che conduce alla base del pilastro e, nel caso non ci si senta sicuri, conviene già legarsi.
La roccia in via migliora mana mano che si sale. Si trova un tratto friabile, breve, ma decisamente pericoloso sulla seconda lunghezza. Sulla terza si muove qualcosina, ma non da più di tanto fastidio. Poi la roccia diventa spettacolare e bisogna stare attenti solo a non far cadere sassi al termine della via...

Eventuali pericoli

I soliti dell'arrampicata in ambiente. Prestare attenzione alla vecchia corda fissa presente in quanto a monte è molto danneggiata.

Presenza di acqua
No.
Punti di appoggio
Nessuno.
Materiale necessario oltre al tradizionale

Normale materiale per arrampicata su roccia. Poiché la chiodatura presente non è abbondante ed i cunei, purché apparentemente in buono stato, non sono affidabilissimi, è indispensabile avere dei friends per proteggersi sulle fessure di questa via. E' necessario avere un buon assortimento perché servono friend piccoli (0.3, 0.4, 0.5) sul terzo tiro, e grandi (3, 4, volendo anche il 5) su tutti gli altri.

Caratteristiche dell'arrampicata

Descrizione generale
Mandrea è una parete molto lunga che si snoda alle spalle di Arco, in località Laghel, in grado di offrire una varietà di itinerari di salita incredibili sia dal punto di vista delle difficoltà che della chiodatura.
Con molta probabilità l'itinerario alpinistico più gettonato risulta essere la via di Stenghel e Vaccari aperta nel 1978 che sale il Pilastro Gabrielli
. Dopo averla ripetuta possiamo confermare che si tratta di una grandissima salita dalla logica impeccabile. Il bello stà proprio nella logica successione di fessure e diedri dall'inizio alla fine della via. Peccato solo per lo zoccolo iniziale e la roccia un po' precaria sulle prime lunghezze.
Le soste sono tutte attrezzate con due fix. In via si trovano pochi chiodi ed alcuni vecchi cunei (alcuni senza cordino) che sembrano però essere ancora abbastanza affidabili. Inoltre si possono notare un paio di fix che qualcuno ha irriverentemente piantato; al nostro passaggio mancavano le piastrine.
La via è dedicata al dottor Pietro Gabrielli che dalla base della parete seguiva l'apertura dell'itinerario.
Attacco, descrizione della via
Da Arco di Trento seguire la strada per Riva del Garda, dopo aver oltrepassato il centro di Arco svoltare a destra seguendo le indicazioni per "Laghel". Attraversare un uliveto e in corrispondenza di un bivio, dove sulla destra c'è una chiesetta bianca, svoltare a sinistra e seguire la strada che ora diviene molto ripida e successivamente sterrata. Parcheggiare al termine della strada (sbarra) in corrispondenza di un crocefisso in legno e di una fontana in cemento (evitare di invadere le zone di proprietà privata).
Percorrere la mulattiera a fianco del crocefisso per poche decine di metri, abbandonarla e proseguire per tracce puntando alla base dell'evidente Pilastro Gabrielli. Alla destra della verticale del Pilastro si trova una rampa erbosa (bolli rossi). Alzarsi pochi metri, indi traversare a destra fino ad una grossa pianta in corrispondenza di una placca con corda fissa. Si risale tutta la placca per poi obliquare a sinistra fino alla terrazza alla base del pilastro. Attrezzare una sosta su una pianta e legarsi (se non lo si ha già fatto prima...).

1° tiro:
superare delle roccette (1 passo delicato), poi traversare a sinistra fino alla base del pilastro. Salire la rampa friabile fino ad un buon pulpito di sosta (1 chiodo + pianticella). 30 Mt., IV-, III, 2 chiodi.

2° tiro:
salire la fessura di sinistra (attenzione ad un punto decisamente friabile) che poi diviene camino. Alzarsi fino a quando è sbarrato, uscire a sinistra con passo delicato e raggiungere la sosta su placca inclinata. 15 Mt., V+, 3 chiodi, 1 sosta intermedia (2 chiodi con cordone).

3° tiro:
pochi metri in placca a destra della sosta fino a riprendere un'esile fessura, che con grande esposizione, porta alla base di un diedro. Si sale ora il diedro fino a raggiungere un bel pulpito di sosta.
35 Mt., 1 passo A0, VI+, VI, 2 chiodi a pressione, 1 chiodo, 4 cunei, 1 cordone su masso incastrato.

4° tiro:
salire la larga fessura a sinistra della sosta. Dopo i primi metri le difficoltà calano. Al termine della fessura si raggiunge un terrazzino che permette di sostare comodamente prima del successivo ed impegnativo diedro. 25 Mt., VI+, V, 2 cunei, 1 cordone incastrato, 1 fix.

5° tiro:
sicuramente il tiro più bello della via. Si sale il diedro inciso ancora dalla larga fessura su roccia ottima e molto porosa. Si giunge su un terrazzino (2 chiodi a pressione per sosta intermedia) e si riprende il proseguimento del diedro (ora meno netto) poco più a sinistra.
45 Mt., V+, VI+, V+, 3 cunei, 2 chiodi, 1 fix (solo tassello), 1 sosta intermedia.

6° tiro:
salire appena a sinistra della sosta su rocce erbose fino a una breve placca. La si supera facilmente raggiungendo le piante che segnano la fine della via. Attenzione agli ultimi metri un po' friabili e ai numerosi sassi presenti appena fuori dalle difficoltà... 30 Mt., V.
Discesa
Dal termine della via seguire la traccia di sentiero inizialmente in salita che entra nel bosco e poi inizia a scendere (parallela corre la strada asfaltata). Proseguire per circa 200 metri sino a quando s'incontra una mulattiera con indicazioni per Arco, seguire i bolli CAI sino a raggiungere nuovamente la strada sterrata percorsa precedentemente con la macchina. Proseguire fino a dove si ha parcheggiato. Il sentiero di discesa richiede un po' d'intuizione...

Note

Dal libro "Lasciami volare" di Giuliano Stenghel:
UNA SCULTURA DELLA NATURA
Un giorno piovoso d'autunno, con la mia vecchia motocicletta mi dirigevo verso la Valle della Mandrea; vi arrivai bagnato fradicio, immerso nelle nuvole che nascondevano ogni vista.
Avevo sentito parlare di un pilastro di roccia stupendo ed altrettanto ardito e trepidavo per il desiderio di poterlo almeno vedere; speravo nell'Ora del Garda (vento che soffia nella valle n.d.r.) e rimasi in attesa camminando pensieroso lungo un sentiero. All'improvviso mi apparve tutta la parete dalla quale risaltava imponente, scultura della natura, il Pilastro della Mandrea: un invito, un sogno che incantava.
Una via nuova per legare il mio nome a questa montagna, tracciando una via logica, ideale lungo quei diedri posti incredibilmente sul filo dello spigolo: per me era una attrazione fatale. Non salire solamente per il puro piacere d'arrampicare, ma per scoprire metro dopo metro, insomma, per vincere. Credo sia la stessa sensazione dell'artista nel creare la sua opera, credo ci voglia la stessa concentrazione e stato d'animo.
Ipnotizzato da quella vista, confidai l'idea al mio giovanissimo compagno di corda, Giorgio Vaccari. Arrampicavamo pieni di entusiasmo e con la forza dei nostri vent'anni. Allora non c'erano i dadi di tutte le misure, i friends o altri strani aggeggi, non c'erano nemmeno le scarpette leggerissime e super aderenti, ma esistevano solamente gli scarponi pesanti, i grossi cunei in legno che ci preparavano in falegnameria ed i chiodi in ferro con l'anello saldato in officina: eppure, impiegando molte ore, riuscivamo a salire.
Oggi, non più la stessa fatica, ma non più la stessa gioia della vetta.
Sono passati vent'anni.
Non avrei mai immaginato che la via sarebbe diventata una delle più belle della Valle del Sarca e nemmeno che un giorno avrei scritto sul libro di via: "Ho un sogno..., sogno di vederti correre per i campi luminosi ed eterni, sogno di vederti corrermi incontro e prendermi per la mano, non negarmi questo, Signore. Fa' che le mie lacrime diventino dei fiori da poggiare ai piedi della Tua Croce. Ciao Serenella e grazie perché ritorno a rampicare".
Con l'amico Mariano mi trovo ora appollaiato su un pulpito roccioso di questa via, piccolo spazio piano e quadrato, punto di sosta di questa meravigliosa espressione alpinistica; apro il barattolo e vi trovo molti foglietti ricchi di parole e scopro, mentre il vento accentua la sensazione di vuoto, come l'alpinismo di oggi sia ancora ricco di poesia.
Incomincio a leggere questi scritti:
"Una valanga di emozioni mi colgono su questo ciglio: paura, meraviglia, stupore e profonda commozione; anche se non ti conosco, ti prego di accettare questo biglietto come segno di condivisione del tuo dolore.
Caro Giuliano, siamo tornati su questa bellissima via che offre, oltre all'arrampicata esaltante, momenti di riflessione e commozione! Penso sia bello per te sapere, quando leggerai queste righe, che tre alpinisti hanno pensato e riflettuto a quanto è bella l'esistenza e quanto è sottile il filo che ci tiene su questa terra. In questi pochi attimi il nostro pensiero vola alto per Serenella e per te.
Caro Giuliano... ho letto con commozione le tue righe; sono felice che arrampichi ma mi dispiace per quello che ti è successo. Sono in questa magnifica via e vorrei dedicare la nostra salita a te e alla tua bambina e alla memoria di tua moglie".
Ed ancora leggo:
"Volsi lo sguardo verso sconfinati paesaggi, ma ogni pensiero è vano, perché possiamo cogliere nel ricordo del tuo sorriso e del tuo bel viso le bellezze della natura. Con profondo rispetto per Serenella.
Signore, dammi la forza di cambiare ciò che può essere cambiato e la forza di accettare ciò che non può essere cambiato e la saggezza di capirne la differenza. È una preghiera che usava spesso mia madre".
Ed ancora altri pensieri.
“Le difficoltà della vita potranno scalfirci, ma non riusciranno ad annientare ciò che vive nel profondo di noi; nel mio rimarranno queste dediche e chi le ha firmate!”.

Altre ripetizioni
La via era già stata ripetuta da Bertoldo, Luigi e Rubens il 19 gennaio 2009.
Pubblicazioni

Questa relazione è stata inserita nella guida ARRAMPICARE Dolomiti sud-occidentali vol.1 edita da ViviDolomiti.
Clicca sull'immagine qui sotto per accedere alla pagina web ViviDolomiti edizioni - libri di montagna e acquistarne direttamente una copia.

Clicca per visualizzare lo SCHIZZO DELLA VIA
(Disegno di Claudia Farruggia "Iaia")

   

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Luca sulla seconda lunghezza

Claudia sul diedro del terzo tiro

   

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Il diedro con grossa fessura all'inizio del quarto tiro

Claudia in prossimità della quarta sosta

   

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Il lungo diedro della quinta lunghezza

Un vecchio chiodo sul quinto tiro

   

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Claudia alla quarta sosta

Gli ultimi metri del quinto tiro

   
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Due immagini della parete con i tracciati delle vie: Pilastro Gabrielli, Black Hole, Via delle Fontane e Le ali della libellula

 

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