Torre Luca Franceschini - Via Stefani/Bertolotti

 
Zona montuosa Piccole Dolomiti Vicentine - Gruppo del Sengio Alto Località di partenza Passo di Campogrosso (VI)
Quota partenza 1457 Mt. Quota di arrivo 1730 Mt. circa
Dislivello totale +153 Mt. circa per l'attacco
+120 Mt. la via (170 lo sviluppo)
Sentieri utilizzati

n. 170, 176

Ore di salita 40' per l'attacco
3 h. 30' la via
Ore di discesa 50'
Esposizione Sud-ovest Giudizio sull'ascensione Molto bella
Data di uscita 16/03/2019 Difficoltà VII-/VI, A0
Sass Balòss presenti
Bertoldo.
Amici presenti
Matthias.
Condizioni climatiche, dei sentieri e della roccia

Giornata con cielo leggermente velato ma con temperature gradevoli nonostante la stagione invernale. I sentieri che conducono all'attacco sono evidenti e ben segnalati. La roccia in via è generalmente buona, ottima nel secondo tiro; la quarta lunghezza presenta appigli da verificare.

Eventuali pericoli

I soliti dell'arrampicata in ambiente.

Presenza di acqua
No.
Punti di appoggio
Rifugio Campogrosso (1457 Mt.) situato in corrispondenza dell'omonimo passo, Malga Bovental (1435 Mt.).
Materiale necessario oltre al tradizionale

Normale dotazione alpinistica. La via è attrezzata con chiodi; necessaria una serie completa di friend (dal n. 0.3 al 2 Camalot). La discesa attraversa alcune gallerie di guerra; solo per una, un po' più lunga e buia, potrebbe tornare utile una lampada frontale.

Caratteristiche dell'arrampicata

Descrizione generale
Itinerario alpinistico di stampo classico aperto da Matthias Stefani e Matteo Bertolotti che sale il versante sud-ovest della Torre Luca Franceschini (toponimo proposto) seguendo i punti più logici e vulnerabili della parete. La cima è stata raggiunta il 16 marzo 2019 con largo uso di protezioni veloci, dopo due precedenti tentativi invernali (30 dicembre 2018 e 04 gennaio 2019), terminati per via della troppa neve presente in parete.
Successivamente all'apertura la chiodatura è stata integrata ma le protezioni restano, in alcuni punti, distanti.
La via presenta un’arrampicata molto varia: profondi camini si alternano a svasati diedri e compatte placche.
Gli apritori hanno voluto dedicare questa Torre a Luca Franceschini, un ragazzo di 30 anni, istruttore della scuola Graffer di Trento, venuto a mancare nell’autunno 2018 a causa di una terribile malattia.
Terminata la salita è possibile scendere o concatenare altri itinerari alpinistici presenti (via degli Ometti, Spigolo Soldà, ecc...) sul Monte Cornetto.
La prima ripetizione è stata effettuata da Luca Galbiati e Marco Aber il 24 marzo 2019.
Attacco, descrizione della via
Raggiungere il passo di Campogrosso (da Recoaro, superato il centro cittadino, si prende a destra la strada che, attraversando il paese di Merendaore, sale al passo) e parcheggiare nello spiazzo di fronte al rifugio. Alle spalle del parcheggio parte il sentiero n. 170 che, in breve, conduce ai vasti prati che sovrastano la malga Bovental. Da qui sono facilmente riconoscibili la Torre Bovental, il Monte Cornetto e, alla sua base, la Torre Luca Franceschini.
Attraversare i prati e continuare lungo il sentiero entrando nel bosco fino a quando, proprio in mezzo al sentiero, si nota una evidente radice; poco oltre, sulla sinistra, si trova un faggio con due segnavia CAI molto vicini. Pochissimi metri dopo, sulla destra, si stacca la traccia che conduce alla base della parete (continuando si raggiunge il bivio - ometto - per lo Spigolo Bellavista alla Torre Bovental). Salire zigzagando (numerosi ometti) e guadagnare una zona con dei grossi massi oltre la quale, attraverso un corridoio tra mughi, si perviene al ghiaione basale. Portarsi verso sinistra alla base dell'evidente diedro/camino dove si trova l'attacco.

1° tiro (Camino del verme):
salire il camino superando, dopo pochi metri, un passo in leggero strapiombo. Poi infilarsi nel fondo del camino, superare una strozzatura (passo del verme), e guadagnare la sosta (3 chiodi+cordone) posta in corrispondenza di un piccolo terrazzino erboso sulla sinistra.
25 Mt., V, V+, V, 2 chiodi, 1 cordone su masso incastrato.

2° tiro (Diedro dei sogni):
risalire la fessura di sinistra; al suo termine traversare verso destra e rientrare nel camino che, qui in alto, si è chiuso a fessura. Seguirla sino alla sosta (3 chiodi+cordoni) posta in corrispondenza di una vaga nicchia.
20 Mt., V+, passo di VII- oppure A0 su friend, VI, V-, 3 chiodi.

3° tiro (Traverso della mezzaluna):
traversare verso destra, inizialmente in leggera discesa, sfruttando alcuni piccoli appoggi che poi migliorano. Dove la placca diviene più compatta alzarsi in verticale portandosi sotto la fascia strapiombante; riprendere a traversare verso destra, ora facilmente, sino alla sosta (mugo+cordone). 40 Mt., VI- oppure A0, IV+, passo di V+, V, II, 5 chiodi (di cui 1 con cordone).

4° tiro:
obliquare verso destra raggiungendo il pilastro grigiastro. Risalirlo sino al suo termine e sostare (2 chiodi+cordone).
25 Mt., II, IV-, 1 chiodo con cordone.

5° tiro:
salire il camino superando, al suo termine, un piccolo strapiombino. Continuare ora per rocce più semplici sino alla sosta (mugo+cordone) posta alla base degli ultimi salti di roccia. 30 Mt., IV, IV+, III, 1 mugo con cordone.

6° tiro:
salire le balze rocciose sino alla vetta dove si sosta comodamente (mugo+cordone+libro di via).
30 Mt., III, passi di IV-, 1 clessidra con cordone.
Discesa
Dalla vetta portarsi sul versante nord della torre ed abbassarsi 2 metri raggiungendo un mugo attrezzato (cordone+maglia rapida). Con una calata in corda doppia di 40 Mt. raggiungere il sentiero n. 176. Da qui è possibile salire sino all'attacco dello Spigolo Soldà; traversare verso destra (viso a monte) in direzione dell'attacco della via degli Ometti; oppure seguire il sentiero verso sinistra (dopo alcune gallerie di guerra ci si ricollega al sentiero n. 170) tornando al Passo Campogrosso.

Note
Apputi di Will scritti in seguito alla scomparsa di Luca:
Ci sono momenti in cui perdi l’orientamento.
Momenti in cui i punti cardinali della bussola si dispongono perfettamente in fila lungo una linea retta e non lasciano scampo alla tua dimensione. Sei fottuto. Ti siedi e ti perdi nel vuoto. Continui a guardare un punto fisso in cerca di non sai bene che cosa. Sei solo e da minuti interminabili stai seduto su di un freddo gradino di una cazzo di scala che porta al piano superiore della casa, quello più intimo, dove conservi tutti i ricordi. La forza nelle gambe non c’è più; l’energia e la speranza sono ormai state spazzate via dal vento freddo della realtà.
Inizi a viaggiare con la mente, avanti e indietro, a velocità variabile, come facevi con le musicassette e il tuo vecchio walkman quando frequentavi le scuole superiori. Avanti e indietro alla ricerca di un qualcosa che non sai bene neanche tu: un sorriso, uno sguardo, una fotografia stampata nella mente o forse semplicemente una risposta al perché di tutto questo.
Con Luca ho arrampicato poco, credo 6-7 volte al massimo. Ogni volta che ci siamo ritrovati dall’altra parte della corda ci siamo divertiti. Ricordo perfettamente la prima via percorsa insieme così come l’ultima, al Muro di Oceania.
Il cellulare conserva lunghe conversazioni, alcune molto intime. Le rileggo e mi rendo conto di quanto quel ragazzo mi abbia insegnato con la sua semplicità e la sua voglia di lottare e vincere.
Luca è morto il 23 ottobre 2018 dopo una lunga e terribile malattia.
Poche settimane prima aveva scritto un lungo post su Instagram che oggi può essere considerato il suo insegnamento più grande:
“Molti di voi mi hanno chiesto come sto e che ho fatto. E’ giusto che dica due paroline e che, per una volta, non resti vago: quella simpatica della mia vita ha deciso di farmi un altro sgambetto un mese fa; non sto a entrare nei dettagli, ma non è stato un bel periodo e mi scuso se posso essere sembrato schivo e brontolone. Comunque ciò che conta è che va tutto bene e che sono in ripresa, realmente stavolta! Quando si ricomincia a vedere la luce alla fine del tunnel allora le forze e, in primis più importante, il buonumore tornano a spron battuto! Io solitamente non sono il tipo che spiattella i fatti propri al mondo, ma questa volta è diverso: lo ritenevo giusto nei confronti di chi mi vuole un gran bene, ma che io ho tenuto lontano per chissà quale motivo. Una cosa importante che voglio dirvi, che voglio che ricordiate sempre in qualsiasi contesto voi siate, è che, nonostante il periodo davvero nero che ho avuto, non c’è mai stato un secondo in cui ho pensato di voler cambiare la mia vita. Lei è così, nel bene e nel male, e solo grazie a lei sono circondato da persone meravigliose che altrimenti chissà dove sarebbero! Siete tutti nel cuore del Cianceschini, amicicci!”.
Luca non c’è più e alla fine lo dovrò accettare. Ora non ci riesco. I suoi insegnamenti porteranno colore alle mie giornate.
Altre ripetizioni
Luca e Marco "Bibi" Aber il 24 marzo 2019 firmando la prima ripetizione della via.
Clicca per visualizzare lo SCHIZZO DELLA VIA
(Disegno di Matthias Stefani)
   

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Le prime due lunghezze della via corrono
lungo una linea logica perfetta

Il camino della prima lunghezza

   

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Matthias in uscita dal "passo del verme" ...e qui in apertura sulla seconda lunghezza
   
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Alpinisti impegnati sulla seconda lunghezza. A sinistra Marco Aber "Bibi" durante la prima ripetizione
   

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Il traverso del terzo tiro.
A sinistra durante il tentativo del 4 gennaio (interrotto per il freddo e la troppa neve) e a destra, il 16 marzo
 

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Luca su L3 durante la prima ripetizione

Will in uscita da L3

   

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Matthias e Matteo in vetta dopo l'apertura

La Torre Franceschini con la via Stefani/Bertolotti

   

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Panorama da Malga Bovental