Zona montuosa |
Dolomiti di Sesto - Tre
Cime di Lavaredo |
Località di partenza |
Rifugio Auronzo - Misurina
(BL) |
Quota partenza |
2320 Mt. |
Quota di arrivo |
2800 Mt. |
Dislivello totale |
+190 Mt. per l'attacco
+290 Mt. la via (365 lo sviluppo) |
Sentieri utilizzati |
n. 101 (tratto dell'altavia n. 4) |
Ore di salita |
30' per l'attacco
7
h. la via |
Ore di discesa |
2 h. |
Esposizione |
Sud-ovest i primi 2 tiri, poi sud-est |
Giudizio sull'ascensione |
Molto bella |
Data di uscita |
19/07/2015 |
Difficoltà |
VI+/VI-, A0 |
Sass Balòss presenti |
Luca. |
Amici presenti |
Simone R.
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Condizioni climatiche, dei sentieri
e della roccia |
Bella giornata serena e calda. Il sentiero che conduce all'attacco è evidente.
Roccia in via generalmente ottima con brevissimi tratti dove è opportuno valutare le prese.
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Eventuali pericoli |
Soliti dell'arrampicata in ambiente. |
Presenza di acqua |
No. |
Punti di appoggio |
Al
termine della strada che parte da Misurina c'è il rifugio Auronzo 2320 Mt., poco sotto la Cima Piccola c'è il
rifugio Lavaredo
2344 Mt. |
Materiale necessario oltre al tradizionale |
Portare friends (da 0.3 a 2 Camalot) e cordini
per integrare le protezioni presenti. Consigliate le mezze corde sopratutto per la discesa. |
Caratteristiche dell'arrampicata |
Descrizione generale
Salita appagante, elegante
e molto esposta (specialmente nella parte alta) aperta da Emilio Comici in compagnia di Mary Varale e Renato Zanutti
il 7 ed 8 settembre 1933. L'itinerario segue grossomodo la linea dell'inconfondibile spigolo giallo strapiombante che tutti i turisti ammirano passando dal rifugio Lavaredo. Comici e compagni dalla seconda sosta seguirono più fedelmente lo spigolo rispetto alla linea
che si è soliti utilizzare al giorno d'oggi; ma la scarsa qualità della roccia ne ha provocato l'abbandono a favore dell'itinerario attuale.
Arrampicata atletica lungo diedri, placche e fessure con il superamento di alcuni piccoli strapiombi. La chiodatura presente è sicura (dei chiodi sono stati fissati con la resina) ma alcuni passaggi richiedono decisione poiché non sempre proteggibili. Le soste sono tutte presenti (ed alcune sono state recentemente attrezzate con 2 fittoni resinati).
Attacco,
descrizione della via
Da Misurina imboccare la strada che conduce alle Tre Cime
di Lavaredo. Dopo qualche chilometro sulla strada vi è
una barriera con casellante. Qui si può optare se proseguire
in macchina e pagare il pedaggio (24 €, 16 € dopo le ore 15) oppure parcheggiare
e continuare a piedi (6,5 Km.).
La strada conduce al rifugio Auronzo (2320 Mt.) dove si parcheggia.
Incamminarsi sulla strada carrozzabile che, in piano, passa prima prima da una chiesetta e poi conduce al
rifugio Lavaredo (2344 Mt.). Nei pressi
della chiesetta prendere
uno dei sentieri che conducono alla forcella
tra la Cima Grande e la Cima Piccola (dove partono le vie Normali alle
rispettive cime). Mentre si sale alla forcella abbandonare il
sentiero principale per puntare allo Spigolo Giallo della Cima
Piccola. L'attacco è posto appena a sinistra dello spigolo in
corrispondenza di una targa commemorativa con delle scritte in
tedesco. Qui si trova anche l'attacco della via delle Guide.
1° tiro:
salire il diedro giallo fino uno scomodo punto di sosta (2 fittoni; 4 chiodi+cordino+1 fix).
30 Mt., V, V+, 4 chiodi, 1 clessidra con cordone, 1 masso incastrato con cordone.
2° tiro:
evitare a sinistra lo strapiombino soprastante e raggiungere il diedro che diviene più difficile man mano si sale. Dopo un passo in strapiombo spostarsi a destra un paio di metri e, per rocce più facili, raggiungere la sosta (2 fittoni; 4 chiodi).
30 Mt., 5-6 chiodi, V, VI-.
3° tiro:
traversare a destra sotto un blocco appoggiato alla parete e salire tendendo leggermente a destra per facili roccette. Alla fine una placchetta leggermente più impegnativa permette di raggiungere la sosta (3 chiodi+clessidra+cordone) sotto la verticale di un tettino giallo.
35 Mt., III+, IV,
1 chiodo.
4° tiro:
alzarsi fin sotto al tetto e salire le rocce alla sua destra con un passo in strapiombo non banale. Poi continuare per paretina uscendo ancora a destra per sostare (3 chiodi). 25 Mt., III, IV+, IV-, 1 chiodo.
5° tiro:
alzarsi uscendo dal tettino a destra e continuare fino una fascia strapiombante. Spostarsi a destra un paio di metri e superarla con l'aiuto di una fessurina, poi per facile placchetta alzarsi fino alla sosta (2 chiodi). 30 Mt., IV+, V-, IV, 4 chiodi, 1 friend incastrato.
6° tiro:
più o meno in verticale fino un'altra fascia strapiombante che viene superata cercando leggermente a destra un passo in strapiombo poco proteggibile. Ci si alza ancora per alcuni metri non banali fino alla sosta (2 chiodi) all'inizio del traverso. 30 Mt., IV, IV+, 3 chiodi.
7° tiro:
traversare facilmente a sinistra fino all'esposto pulpito dove si sosta (2 chiodi+2 clessidre+cordoni). 15 Mt., III, 3 chiodi.
8° tiro:
tiro contorto, attenzione allo scorrimento delle corde. Alzarsi sopra la sosta, spostarsi a destra 2 metri, alzarsi ancora andando leggermente a destra e poi decisamente a sinistra. Alzarsi sotto la verticale dello spigolo e, per rocce più semplici, traversare a destra raggiungendo la sosta (2 fittoni+1 fix). 25 Mt., V+, 6 chiodi.
9° tiro:
obliquare a sinistra entrando nel diedro giallo fessurato che si segue fino alla scomoda sosta (2 fittoni; 3 chiodi+cordone). Attenzione ai primi metri con roccia non eccellente.
Se si riesce con lo scorrimento delle corde, consigliamo di raggiungere la sosta successiva.
25 Mt., V+, VI+ oppure VI- e A0, 9 chiodi.
10° tiro:
non continuare nel diedro ma traversare a sinistra circa 4 metri e poi alzarsi 1 metro per sostare (2 fittoni; 3 chiodi) su un aereo terrazzino.
5 Mt., V+, 4 chiodi (2 dei quali vicini).
11° tiro:
superare i muretti sopra la sosta tendendo leggermene verso sinistra fino una comoda cengia dove si sosta (3 chiodi).
25 Mt., V+, 5 chiodi.
12° tiro:
spostarsi a sinistra e superare l'ostico passo iniziale. Per rocce più semplici portandosi progressivamente a destra fino un terrazzino di sosta (4 chiodi). 30 Mt., V, IV.
13° tiro:
obliquare a sinistra sfruttando una lama rovescia e poi in verticale seguendo una larga fessurafino una larga terrazza che la interrompe e dove si sosta comodamente (2 fittoni). 30 Mt., V+, IV, 2 chiodi.
14° tiro:
continuare nella larga fessura e poi per rocce più semplici fino alla sommità dell'anticima dove si sosta (2 fix). 30 Mt., V, III, 1 chiodo.
Discesa
Camminare per qualche metro verso
la Cima Grande e salire un facile canalino oltre il quale è necessario abbassarsi circa 3 metri (II). Spostarsi brevemente su cengetta verso la Cima Piccola e salire un diedrino (III) per circa 8-10 metri. Seguire una cengia verso sinistra (direzione Cima Grande, ometti) fino una paretina dalla quale si può effettuare una breve calata (2 chiodi+cordini+maglia rapida). Seguire la cengia verso la Cima Piccola (II, passo molto esposto) fino a raggiungere la sella che separa la Cima Piccola dall'Anticima dove si inizia una serie di calate (attrezzate ogni 25 metri con dei nuovissimi
golfari).
Noi con mezze corde da 60 Mt. abbiamo eseguito le seguenti
calate:
1a. calata: 50 Mt. stando nel diedro che si forma tra la parete della Cima Piccola e la spalla con l'anticima;
2a. calata: 50 Mt. fino ad una comoda terrazza;
3a. calata: 50 Mt. si arriva su una terrazza/cengia e ci si sposta
alcuni metri a destra (viso a monte, attenzione
a non proseguire in verticale) fino ad una grande terrazza;
4a. calata: 50 Mt. fino a giungere alla forcella tra Cima Piccola e
Cima Grande.
Scendere lungo il canale verso destra (guardando le calate)
fino ad incontrare la traccia del sentiero che conduce alla
strada sottostante ed in breve al rif. Auronzo. |
Note |
Dal libro
“Alpinismo Eroico” dedicato ad Emilio Comici – Hoepli Editore
7-8 SETTEMBRE 1933
"Riposai alcuni giorni dopo la scalata della
parete Nord della Cima Grande di Lavaredo. In quel riposo ideai
di compiere un’altra impresa del genere: scalare lo Spigolo
Giallo della Cima Piccola di Lavaredo, o meglio l’Anticima, che
alla vetta propriamente detta è unita mediante una sella o
spalla.
“Intollerabile” – scrive il Berti nella sua magnifica Guida
delle Dolomiti Orientali – “il caratteristico enorme strapiombo
giallo sfuggente sotto l’obelisco di incredibile snellezza,
sottile come una lesina, dell’Anticima sud”.
“Lo spigolo Giallo limita quello strapiombo a destra.
Io non saprei descriverlo. Sembra il tagliamare di un fantastico
transatlantico arenato su quel mare di ghiaie, oppure il vomere
di un ciclopico aratro, oppure il filo di una spada arroventata
che per oltre 330 metri si stagli fuori da enormi strapiombi
gialli.
Non so se qualcuno abbia pensato prima di me a salire su per
quello spigolo. Ma per me essa era la via esteticamente più
logica, anche se praticamente la più inverosimile. Ma già altre
volte ho detto, che in noi alpinisti il sentimento dell’arte è
superiore a qualsiasi considerazione di praticità e di
convenienza. Dunque era quella una via ideale da percorre.
I miei compagni furono: la signora Mary Varale di Milano e
Renato Zanutti di Trieste.
E’ con essi che ho superato lo Spigolo Giallo, compiendo
l’arrampicata più aerea, più esposta che si possa immaginare:
perché lo Spigolo è veramente affilato come un tagliamare, un
aratro, una spada e continuamente strapiomba, e il vuoto incombe
non solo sotto l’arrampicatore, ma anche a destra e sinistra, e
lo sguardo non si riposa più sulle rocce, ma continuamente si
perde nell’aria.
Due giorni di furibonda lotta abbiamo vissuto su per quello
Spigolo, quando lo cavalcammo aggrappati ad appigli
microscopici, quando esso si difendeva facendo crollare fiumane
di sassi, che cadendo sulle ghiaie sottostanti scoppiavano come
cannonate, e mettevano in fuga i curiosi che erano accorsi dal
Rifugio a godersi lo spettacolo delle tre lucertole umane
striscianti su per esso, lentissime…
[…]
Non insisto sulle difficoltà superate in questa, per me,
grandiosa scalata, perché dovrei ripetere quello che ho già
tante volte detto o scritto.
Un fatto desidero notare: il grande, per non dire principale
elemento, che per la riuscita di una di queste ardue scalate è
rappresentato dalla scelta dei compagni di corda.
In questo caso il merito principale io lo rendo alla mia
compagna Varale. Non si creda che io dica ciò per sentimento di
cavalleresco omaggio ad una donna, o perché essa forse sia
avanzata in testa e con un colpo di audacia abbia superato il
pezzo in cui consiste, come si sul dire, “la chiave della
salita”. No. Utilissima essa ci è stata durante la estenuante
ascensione, mantenendosi sempre vigile e attenta; ma il suo
maggior merito è stato l’incoraggiamento affettuoso e tempestivo
nei momenti più critici. Forse senza il so continuo ausilio
morale, noi avremmo battuto in ritirata sfiduciati.
Il merito poi del secondo di cordata, in ascensioni simili, non
solo è grandissimo, ma è decisivo. Quando si ha la fortuna di
avere a compagno un Renato Zanutti, il quale oltre alla tecnica
perfetta possiede la intuizione del momento e capacità morali e
atletiche superbe, si può avanzare con l’animo tranquillo.
Se egli non fosse un arrampicatore di classe superiore, non
sarebbe salito per ultimo, facendo certe traversate lunghissime
sulle quali la punta del piede poggiava appena su esili liste di
roccia, e poi sostenendosi a forza di braccia sui gradoni
sporgenti. Quale aiuto ha mai, il secondo di corda, quando
questa non proviene dall’alto, bensì di fianco, e per effetto
degli strapiombi è distaccata di qualche metro dalla parete?
Guai, se io avessi tirato la corda: lo avrei strappato dalla
parete! Egli sarebbe andato a sbattere sul filo dello spigolo
ammaccandosi o ferendosi, col risultato di rimanere sospeso nel
vuoto senza la possibilità di essere tolto dalla disperata
posizione.
Tutti coloro che vogliono provare la soddisfazione delle grandi
scalate, è bene pongano massima cura nella scelta dei compagni!
Questi devono possedere al più alto grado possibile qualità
atletiche e morali.
Il compagno deve avere sempre pronta una parola
d’incoraggiamento, che possa rinfrancare il capocordata negli
sforzi tremendi che deve sostenere, e deve essere in ogni
frangente disposto a qualsiasi sacrificio.
E’ solo così, che si rinsalda il vincolo che di due o tre
uomini, legati alla medesima corda, fa un essere solo, più forte
della morte che guata ad ogni passo.
E’ solo così, che fra tutte quelle rupi aspre e selvagge, nella
severa solitudine della Montagna, puoi sbocciare e vivere il
fiore della bontà e della fratellanza". |
Commenti vari |
Tenere in considerazione che è
una delle vie più rinomate delle dolomiti e solitamente
risulta essere frequentata da parecchie cordate.
Noi abbiamo avuto la fortuna ed il privilegio di percorrerla
quasi in solitudine dal momento che, giunti all'attacco,
c'erano 2 cordate di tedeschi già alla seconda sosta e che
abbiamo raggiunto solo al diedro del nono tiro. |
Pubblicazioni |
Questa relazione è stata inserita nella guida ARRAMPICARE Dolomiti nord-orientali vol.1 edita da ViviDolomiti.
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Clicca per visualizzare lo SCHIZZO DELLA VIA
(Disegno di Claudia Farruggia "Iaia") |
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L'evidente diedro d'attacco, sotto la verticale dello spigolo |
Il lungo diedro del primo tiro |
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L'impegnativo diedro fessurato del secondo tiro |
Quarta lunghezza |
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Esposto ma facile traverso al settimo tiro |
Simone sugli ultimi metri del tiro chiave |
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Altra immagine del nono tiro |
Luca appena sotto la decima sosta |
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Simone e Luca soddisfatti in vetta |
Anticima e Cima Piccola di Lavaredo con i tracciati
delle vie Spigolo Giallo e delle Guide |
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