Rifugio Grassi (da Introbio)

 
Zona montuosa Alpi Orobie Località di partenza Strada della Val Biandino - Introbio (LC)
Quota partenza 650 Mt. Quota di arrivo 1987 Mt.
Dislivello totale 1360 Mt. Data di uscita 15/03/2014
Ore di salita 4 h. Ore di discesa 3 h.
Sentieri utilizzati n. 40 Giudizio sull'escursione Bella
Sass Balòss presenti Omar, Gölem Difficoltà EE
Condizioni climatiche, dei sentieri e della roccia

Discreta giornata di sole, calda ma ventosissima nella parte finale del percorso. Il vento era tanto forte da impedirci di rimanere qualche minuto fuori dal rifugio Grassi a goderci il bel panorama. Neve abbondantissima (almeno 2,50 metri al rifugio) a partire dai 1500 Mt. di quota. Traccia ben fatta e portante. Percorso ben segnalato. Numerose le slavine attraversate nella parte mediana dell'escursione.

Eventuali pericoli
Attenzione, in caso di forte innevamento, alle possibili slavine (noi ne abbiamo incontrate numerose ed abbondanti) nella parte mediana della camminata, dall'agriturismo La Baita fino al rifugio Tavecchia.
Presenza di acqua
Lungo tutto il percorso è possibile trovare fontanelle e fonti a cui dissetarsi.
Punti di appoggio
Numerosi sono i punti d'appoggio. I principali, nell'ordine di camminata sono: l'agriturismo la Baita, dopo circa 1 h.; la baita degli Alpini a 1500 Mt., dopo un'altra ora e 20'; il rifugio Tavecchia; la colonia Pio XI; ed ultimo il rifugio Grassi, aperto tutto l'anno nei fine settimana.
Materiale necessario oltre al tradizionale
Utili i ramponi durante la discesa dal Grassi fino al Tavecchia.
Caratteristiche dell'escursione

Descrizione generale
Il rifugio Grassi, posto a cavallo tra le province di Bergamo e Lecco, alle pendici del Pizzo dei Tre Signori, è raggiungibile con vari percorsi; quello scelto per oggi è forse il più indicato nella stagione invernale con forte innevamento in quanto meno soggetto a pericoli di slavine (così come fortemente suggerito anche dai rifugisti). Il percorso è caratterizzato da una parte bassa in cui si risale la bella Valbiandino, fino alla spettacolare spianata del rifugio Tavecchia alla Bocca di Biandino e da qui risale, prima per boschi di larici e poi per aperti prati, fino alla Bocca del Camisolo sotto la quale è posto il rifugio, verso l'opposto versante brembano.
Descrizione percorso
Provenendo da Lecco, si prende la direzione per la Valsassina grazie alla nuova galleria; superato Colle Balisio, si iniza a scendere verso Pasturo e poco dopo si segue il primo cartello per Introbio centro. Quasi al termine del paese si prende a destra per la Val Biandino e percorrendo le strette stradine in salita di via "alla cascata" e via "alle ville" si arriva all'inizio della sterrata della valle. Qui si parcheggia e si inizia a camminare sull'ampia strada sterrata e cementata. Dopo il primo tornante, giunti ad una casa si prende il sentiero a sinistra, con indicazioni per il "belvedere della cascata" (tra l'altro consigliatissimo punto d'osservazione per la bella ed alta cascata del torrente Troggia) che sale ripido nel bosco. Sbucati nuovamente sulla strada sterrata più in alto, la si segue verso sinistra, si passa una grande casa e si incontra una fontanella ai piedi di una paretina rocciosa (30' dalla partenza). Si prosegue fino ad un grande spiazzo da cui partono vari sentieri e si segue quello con il numero 40 (indicazioni su un grosso masso). Saliti pochi metri nel bosco, si torna a scendere. Al primo bivio si scende ancora (freccia per il sentiero n. 40 via Biandino), ignorando le indicazioni per il rifugio Grassi che ci indicano di proseguire dritti. Giunti ad un ponticello, lo si attraversa per portarsi sul lato opposto della valle (destro orografico). Si attraversa nuovamente la strada sterrata e si prende il sentiero di fronte che ritorna nel bosco e sale ripidamente. Si passa sotto ad una piccola condotta d'acqua. Giunti di nuovo ad incrociare la strada, la si segue verso destra; si incontra sulla destra una baita, poco dopo una bella fontana (acqua S. Carlo) ed una zona con alcuni cartelli che ci indicano la Via del Bitto. Nei pressi di un ampio slargo sterrato e di una sbarra (dove molti fuoristrada parcheggiano) si prende il sentiero a sinistra e si rientra ancora una volta nel bosco. alla nostra destra si vede benissimo il percorso della strada sterrata che prosegue fino al rifugio Tavecchia. Attraversiamo un ponticello in cemento. Arrivati all'agriturismo La Baita (1 h. dalla partenza), si prosegue sul sentierino che ora attraversa alcuni canali che scendono dall'alto e che occorre superare con attenzione nel caso non abbiano ancora scaricato le neve accumulata. Seguendo il sentiero in mezzacosta si ignora un cartello in legno che ci indica la Val Biandino per seguire invece la direzione della Baita degli Alpini intitolata a Piero Magni e che si raggiunge in pochi minuti dopo aver attraversato un ponticello in metallo posto sopra ad alcuni salti d'acqua (2 h. 20' dalla partenza). Nei pressi della baita incontriamo nuovamente la strada sterrata, che non seguiamo. Con la baita di fronte, prendiamo invece il sentierino alla sua destra. Questo scende verso un ponticello grazie al quale attraversiamo verso sinistra un corso d'acqua, per poi risalire il versante opposto del valloncello alle spalle della baita stessa. Alla sommità del valloncello incontriamo altre due baite. Ora camminiamo in piano in un ampio prato dal quale si ha una bella vista del lato opposto della valle. Scesi nuovamente a livello del torrente, lo si supera su un improvvisato ponticello per poi risalire verso la strada sterrata che seguiamo verso sinistra. In breve siamo al cospetto del rifugio Tavecchia, posto all'inizio di una grande vallata pianeggiante. Davanti al rifugio si trova una santella; proprio alla sinistra di questa parte il sentierino che, attraversato l'ennesimo ponticello, sale all'interno di un bosco verso la colonia Pio XI. Inizialmente il bosco è fatto da abeti, poi iniziano ad apparire noccioli e latifoglie e, infine, si cammina tra alti larici. In circa 30' di salita piuttosto ripida, con vari tornanti e tornantini si sbuca ad una ampio colle alla cui destra si trova la colonia Pio XI (3 h. dalla partenza). Da qui si procede verso sinistra su terreno aperto e punteggiato da rari larici fino a che tutta la vegetazione arborea scompare e rimangono solo zone prative. Si punta all'evidente dorsale che chiude la vallata davanti a noi, e oltre la quale si trova il rifugio Grassi. Il percorso, dalla colonia, è intuitivo e logico e risale inizialmente un dosso con larici, poi un ampio pendio costante fino ad una zona dove la pendenza tende a ridursi. Siamo ora molto vicini al lato sinistro (salendo) della valle. Qui si piega leggermente verso destra, riportandosi al centro del vallone, per affrontare l'ultimo strappo fin sotto le cornici della dorsale sopra le nostre teste. Superata anche questa parte (siamo qui alla Bocca del Camisolo, 2020 Mt.), si scende agevolmente al sottostante e vicinissimo rifugio Grassi.
Discesa
Tornati al rifugio Tavecchia lungo lo stesso itinerario, si prosegue la discesa seguendo la strada sterrata. Si supera la baita degli alpini e si continua sulla comoda strada che scende con scarsa pendenza, facendo attenzione ai canali sotto i quali si passa. Sempre lungo la sterrata lasciamo alla nostra destra l'agriturismo La Baita e poco dopo arriviamo all'ampio slargo con la sbarra dove i fuori strada parcheggiano. Sempre lungo la strada della Val Biandino si scende fino alla fontana dell'acqua S. Carlo poco oltre la quale si devia a sinistra nel bosco, ripercorrendo il tracciato fatto in salita fino all'auto. Oppure, restando sempre sulla strada, si allunga il percorso per giungere comunque all'arrivo (come abbiamo fatto noi nella nostra escursione). In quest'ultimo caso, attenzione ad ignorare una deviazione verso sinistra che riporta il numero 40 per Introbio (con il paese già in vista), poco dopo la sorgente d'acqua sotto la paretina rocciosa incontrata anche in salita, e che ci porterebbe in centro al paese, anziché all'inizio della strada della Val Biandino dove abbiamo lasciato la macchina.

Note
Al termine della camminata, non mancate di fermarvi a dare un'occhiata alla bella cascata del torrente Troggia (detta Paradiso dei Cani) posta all'imbocco della Valbiandino (indicazioni subito dopo la svolta in auto verso la valle). In pochissimi minuti di passeggiata si arriva ai piedi dello spettacolare salto che termina in una limpida pozza tra alte pareti rocciose. Anche Leonardo da Vinci vistò la cascata e di essa scrisse: "Invalsasina infra vimognio et introbbio amandesstra entrando per la via di leccho si trova la trosa fiume che chade da un sasso altissimo e chadendo entra sotto terra elli finisscie il fiume". L'indicazione della difficoltà EE della camminata è legata unicamente alle condizioni di neve incontrata: il tracciato nelle condizioni estive infatti non presenta alcune difficoltà.
Commenti vari
Durante la salita, abbiamo incontrato un signore che ci ha raccontato la sua disavventura capitata qualche settimana precedente: l'uomo, proprio nel punto in cui stavamo parlando, è stato travolto da una slavina che lo ha sepolto fino alle ginocchia e dalla quale è riuscito ad uscire con grande fatica e spavento. Assieme a lui, un altro escursionista è stato completamente coperto dalla massa di neve e solo il pronto intervento di altre persone ne ha permesso il salvataggio. Durante il racconto l'uomo lasciava ancora trasparire la forte emozione vissuta ed il terribile rischio a cui è andato incontro. Eppure l'uomo è tornato nello stesso posto. Meditiamo...

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Omar intento nell'attraversare il torrente

La baita degli alpini

   

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Salendo sopra la baita degli alpini

Poco prima della dorsale oltre la quale si trova il rifugio Grassi

   

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Passo del Camisolo o cresta del Makalu?

Il rifugio Grassi

   

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Guly pronto a scendere dal Grassi

Poco prima della discesa

   

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Rilievi GPS

 

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