Monte Grabiasca - Canale Nord

 
Zona montuosa Alpi Orobie LocalitÓ di partenza Carona (BG)
Quota partenza 1150 Mt. Quota di arrivo 2705 Mt.
Dislivello totale 1650 Mt. con i saliscendi Data di uscita 26-27/05/2018
Ore di salita 2 h. per il rifugio Calvi
3 h. 30' dal rifugio al Grabiasca
Ore di discesa 4 h. 30'
Sentieri utilizzati n. 210, 225 Giudizio sull'escursione Molto bella
Sass Balòss presenti Omar Difficoltà F+
Condizioni climatiche e dei sentieri

Durante la serata al rifugio Calvi un forte e persistente temporale ha fatto temere il peggio per il giorno successivo. Per fortuna il giorno seguente il cielo si è presentato limpido e tale è rimasto per l'intera mattinata. Solo verso mezzogiorno minacciose nubi temporalesche hanno iniziato a comparire sopra le nostre preoccupate teste. Sentieri ben segnalati ed evidenti fino al rifugio Calvi. Da qui, verso l'attacco del canale, la neve copriva ancor parte dei bolli ed il temporale notturno ha cancellato tracce e peste dei gironi prima. Il percorso è comunque abbastanza logico fino alla base del Grabiasca. Da qui, il canale nord è evidente. La neve nel canale è risultata piuttosto molle, anche se nei limiti della sicurezza e della progressione senza eccessiva fatica. Cornice poco pronunciata. Il tratto successivo verso la cima si sviluppa su roccia a scaglie instabili. Durante il ritorno la neve ha cominciato a cedere in maniera più decisa, ma senza causare eccessivi problemi. Durante la discesa si attraversano tratti su terreno scivoloso e con percorso poco evidente.

Eventuali pericoli
A parte i tipici rischi di un canale nevoso, vorrei sottolineare la natura della roccia molto poco stabile di questi monti ed alcuni tratti della discesa piuttosto esposti, anche se mai veramente difficili. Attenzione all'uscita dal canale poiché la via più facile è verso destra, ma qui il sole arriva già di prima mattina con conseguente instabilità della neve.
Presenza di acqua
C'è una bella fontana di acqua freschissima nella località di Pagliari (10’ dalla partenza), poi ancora al rifugio Fratelli Calvi. Da li in poi sarà possibile rinvenire vari ruscelli, la cui potabilità comunque va sempre presa con le dovute cautele.
Punti di appoggio
Il rifugio Fratelli Calvi (dopo circa due ore di cammino dalla partenza), ampio ed accogliente, presso quale potrete rifocillarvi per bene e trascorrere una piacevole notte per spezzare in due la salita. Il rifugio è dotato anche di un bel locale invernale riscaldato, ideale per le escursioni invernali con la neve. Qualche baita la trovate anche lungo il sentiero invernale n. 210. Anche presso la diga di Fregabolgia si può trovare riparo: in caso di necessità chiedere al custode dell’impianto idroelettrico... Lungo la salita verso il Passo di Valsecca passerete presso la Baita del Poris nella quale ripararvi in caso di diluvi improvvisi.
Materiale necessario oltre al tradizionale
Casco, una piccozza classica o due in caso di neve piuttosto dura (io ne avevo due, ma sono risultate superflue viste le condizioni della neve) e ovviamente ramponi.
Caratteristiche dell'escursione

Descrizione generale
Con questa escursione ci portiamo al cospetto di alcune della più belle cime delle orobie (Aga, Rondenino, Diavolo, Diavolino, Poris e appunto Grabiasca). Tra queste, il Monte Grabiasca; esso è caratterizzato da scure e severe pareti solcate da canali e canalini a nord, una possente mole a dispetto della quota non elevatissima, una tipologia di rocce poco stabili e scagliose (tipiche della zona) ed un panorama superbo. La via di salita più interessante, tralasciando quelle di pura arrampicata su roccia, è quella che percorre lo stretto canalino Nord che, con pendenze massime di 45°, ci conduce sulla sua cresta, che si sviluppa da Nord a Sud, proseguendo la quale, verso sinistra, si giunge in circa 15 minuti alla cima vera e propria. Nei pressi dell'uscita del canale, verso destra, si trova anche l'anticima dove una piccola croce di ferro domina la vallata sottostante. La salita lungo il canale, pur non presentando difficoltà particolari, non deve essere sotto valutata, visto l'ambiente solitario, angusto ed isolato nel quale si sviluppa. Anche il tratto finale verso la cima richiede una certa attenzione a seguito della natura instabile e franosa delle rocce e l'esposizione. Una particolare cura va riservata alla discesa che, sebbene non tecnicamente difficile, può presentare qualche problema di orientamento e un terreno a tratti esposto ed infido.
Descrizione percorso
Giunti a Carona, in alta Val Brembana, prendete la direzione (ben indicata) per il parcheggio dei rifugi Longo e Calvi. Lungo la strada asfaltata arriverete al bivio per i rifugi stessi, oltre il quale non è più possibile proseguire in auto (recentemente è stato introdotto un ticket da pagare per il parcheggio lungo la strada che si inoltra oltre Carona, costa 2 € al giorno ed è acquistabile presso i bar e gli esercizi commerciali di Carona). Parcheggiate in prossimità di un netto tornante verso sinistra. Proprio al tornante si stacca la strada verso destra (chiusa al traffico) che prenderemo. Si inizia a camminare su ripido asfalto fino al bel borgo di Pagliari (10’). Poco prima delle case, un sentiero scende verso destra in mezzacosta (sentiero estivo n. 247 per il rifugio Calvi) tra prati. Ignoriamo la deviazione e proseguiamo lungo il sentiero n. 210, decisamente più frequentato e noioso, ma più breve. Da qui la strada, sebbene ampia, diviene ciottolata e cementata, ma rimane comunque ripida. Passate le affascinanti cascate di Val Sambuzza (30' dal parcheggio) si prosegue fino ad un paio di ripidi tornanti per giungere ad una baita sul margine della strada con annessa fontanella (Casa Birone). Andiamo oltre la casetta e con un altro tornante procediamo lungo la carrareccia. Ora la pendenza diminuisce e si inizia a camminare anche all'ombra di qualche pianta. Dopo circa 50' dalla partenza ci imbattiamo in un evidente cartello in legno (con indicazioni rifugio Longo, sentiero 208). Proseguiamo invece dritti lungo la nostra strada. Poche centinaia di metri dopo il bivio, la pendenza diminuisce fino a camminare in falsopiano per un lungo tratto che ci conduce fino alla bella conca aperta dove si trova il Lago del Prato (1650 Mt.). Qui sono presenti alcuni tavolini su un piccolo dosso a sinistra dai quali godere del bel posto che ci circonda. Ignoriamo un altra deviazione verso il rifugio Longo verso sinistra ed una successiva per il sentiero 208 per il rifugio Calvi e proseguiamo dritti attraversando il torrente che alimenta il laghetto. Riprendiamo ora a salire con una pendenza costante alzandoci sopra il lago per poi piegare verso sinistra. In poco tempo si supera il bivio per il sentiero estivo che riporta a Carona scendendo alla nostra destra. Continuiamo in salita ed in breve arriviamo ad un bivio nei pressi di una baita posta alla nostra sinistra, poco sopra il sentiero. Bella la vista verso il Pizzo del Diavolo di Tenda. Prendiamo a destra verso la diga del lago di Fregabolgia che raggiungiamo in pochi minuti di sentiero pianeggiante passando prima tra alcuni edifici. Dai piedi della diga si risale verso sinistra superando la casa del custode. Alcuni gradini ci consentono di giungere alla sommità dell’impianto idrico per proseguire ancora un poco in salita verso sinistra. Si supera una sbarra metallica e si scende a livello del lago costeggiandolo per un lungo tratto. Si cammina tra il lago alla nostra destra e alcune ripide fasce rocciose alla nostra sinistra fino ad arrivare al rifugio Calvi in splendida posizione al centro di una bellissima conca circondata da alcuni dei più frequentati monti della zona (Aga, Poris, Grabiasca, Madonnino, Cabianca, Vallerossa, Monte dei Frati, ecc...). Dal rifugio portarsi in pochi minuti in discesa sulle sponde sinistre del grazioso laghetto Rotondo sottostante il rifugio Lo costeggiamo in senso orario fino ad un piccolo ponticello di cemento. Grazie al ponticello attraversiamo il corso d'acqua che fuoriesce dal laghetto e proseguiamo con una breve salita erbosa lungo il sentiero 225 (Sentiero delle Orobie). Dopo la breve risalita si entra in una zona ricca di piccoli larici sparuti ed in mezzacosta camminiamo verso il lontano passo di Valsecca. Scesi in una valletta, la risaliamo poco dopo fino a sbucare nei pressi di una rude baita in pietra. Da qui scendiamo verso un torrente che attraversiamo nel punto che ci appare migliore a seconda delle sue condizioni e quantità d'acqua. Giunti alla sommità della salita sul versante opposto del torrente eccoci davanti all'ampia vallata che scende dal passo di cui sopra. Davanti a noi fanno splendida mostra di loro il Diavolo di Tenda ed il Diavolino. Scendiamo sul fondo della vallata, attraversiamo il neonato fiume Brembo e risaliamo la valle sul lato opposto. Non facciamoci tentare dall'invitante pendio alla destra della valle (guardando verso il Passo di Valsecca). Dopo il guado del fiume inizia una lunga ma non faticosa salita a gradoni erbosi. Passiamo accanto ad alcuni salti e giochi d'acqua spettacolari. Arrivati in un ampio vallone posto sopra quello precedente, il nostro canalino non è ora visibile, ma lo sono il possente Grabiasca con, ai suoi piedi, i ripidi pendii che salgono verso i suoi fianchi rocciosi e più al centro, verso il Passo di Valsecca, la splendida mole del Pizzo Poris. Con percorso non obbligato (in caso di neve abbondante) ci alziamo ulteriormente fino a trovare la via più logica per portarci ai piedi del Grabiasca. Ora il Canale Nord è ben visibile, lungo e stretto. La prospettiva ce lo fa apparire più ripido di quello che poi si rivelerà. Risaliamo il canale inizialmente con pendenze attorno ai 30-35° nella parte aperta ed ampia. Una volta entrati nella parte più stretta (3-4 metri tra le due pareti rocciose), la pendenza tende ad aumentare (fino al limite dei 45°) in maniera costante fino al temine della salita. L'uscita più logica è sulla destra (al sole, attenzione!), ma in assenza di cornice è possibile uscire verso sinistra (in ombra). Fuori dal canale, guardando verso destra si intravede la vicina piccola croce in ferro posta sull'anticima Sud. Proseguiamo invece verso sinistra, dopo esserci tolti i ramponi, rimontando alcune rocce appoggiate gradonate piuttosto instabili. Più sopra la qualità migliora e si intravede anche una vaga traccia di passaggio. Arrivati ad una selletta, solitamente innevata, continuiamo a salire verso l'ormai prossimo e ben visibile pendio roccioso finale. Lo risaliamo zigzagando cercando i punti più solidi della roccia a scaglie. Eccoci ora davanti ad un intaglio netto che precede la vetta vera e propria, ormai a portata di mano. Scendiamo i due metri di discesa dell'intaglio facendo attenzione ad usare bene i punti solidi (roccia abbastanza buona). Risaliamo ora il lato opposto dell'intaglio inizialmente in un brevissimo canalino per poi spostarci leggermente verso destra. La risalita non supera i 4-5 metri e la roccia è accettabile. Usciti dall'intaglio non ci resta che percorrere i pochi metri di ampia e comoda cresta sassosa fino all'ometto di vetta. Da qui si diparte una frastagliata cresta rocciosa che arriva all'anticima Nord-Est del Grabiasca leggermente più bassa e da non confondere con la cima vera e propria durante la salita.
Discesa
Torniamo a ritroso lungo lo stesso percorso fino all'uscita del canalino. Da qui risaliamo verso l'anticima Sud, facendo attenzione ad attraversare la selletta alla cui destra scende il canale, restando ben lontani da eventuali cornici. Giunti al lato opposto della selletta risaliamo circa 7-8 metri su neve ripida fino ad una breve e facile cresta verso destra che ci conduce senza alcuna difficoltà alla piccola croce di ferro dell'anticima (2670 metri di quota). Da qui scendiamo lungo la comoda cresta Sud-Ovest che porta al Passo di Grabiasca. Inizialmente la cresta è erbosa, ampia e facile, poco ripida, ma in breve comincia ad aumentare di pendenza, senza però presentare alcuna difficoltà. Quando le pendenze ed il terreno divengono decisamente più difficili, abbandoniamo la cresta per scendere verso destra su un tranquillo pendio erboso. Man mano si scende la pendenza aumenta e ad un certo punto andiamo a sinistra, riavvicinandoci alla cresta che abbiamo abbandonato e che ora è rocciosa e con vari salti poco invitanti. Non dobbiamo percorrere la cresta ma solamente portarci sotto le sue rocce. Per farlo dobbiamo effettuare un poco piacevole traverso su terreno erboso piuttosto infido e sotto il quale si apre un pericoloso baratro di una trentina di metri. Con una certa attenzione arriviamo al cospetto della cresta e ne seguiamo l'andamento verso il basso restando sotto le rocce e le placche della stessa. Con alcuni passaggi un poco esposti sul baratro alla nostra destra, ma senza vere difficoltà tecniche, eccoci sotto ad alcune grosse placche rocciose che si innalzano alla nostra sinistra verso il filo di cresta. Passando accanto a queste placche, non ci resta che scendere alcuni facili gradini e balze miste di roccia ed erba ed eccoci ad una tranquilla sella erbosa (Passo di Grabiasca, 2430 metri di altezza). Qui termina la cresta rocciosa che noi abbiamo in parte costeggiato restandone ben al di sotto e ricomincia una salita che porta al una sommità senza nome con quota 2463 metri. Dal passo, dal quale è ben visibile il rifugio Calvi, scendiamo verso destra lungo un ripido ma innocuo vallone. Poche decine di metri sotto il passo superiamo un grosso masso dalla curiosa forma triangolare chiamato "La Tenda" per via della nicchia che si vede nel suo lato a valle. Scendiamo ancora per poi piegare decisamente verso sinistra prima di giungere sul fondo del vallone stesso. Risaliamo un dosso erboso e scendiamo nel vallone alla sinistra di quello appena percorso. Proseguiamo così, ad intuito scendendo verso valle, cercando contemporaneamente di spostarci verso sinistra. Sotto di noi si intravede anche un laghetto azzurro (oppure una pozza di scioglimento in caso di neve). E' lì che dobbiamo puntare. Una volta giunti al laghetto (forse si tratta del Laghetto del Poris) continuiamo a camminare verso sinistra, risaliamo l'ennesimo dosso e poi da qui compiamo un lungo traverso, sempre verso sinistra fino ad incrociare un ampio vallone che scende dritto verso il rifugio Calvi. Non ci resta che seguirne l'andamento fin sul suo fondo per trovarci nella pianeggiante conca sotto al rifugio e da qui in pochi minuti risalire all'edificio. Dal rifugio seguiamo il percorso dell'andata tornando alla diga del lago Fregabolgia e da qui a Carona.

Note
Come confermato dal rifugista del Calvi, una volta percorsa in discesa la cresta sud e giunti al Passo di Grabiasca, non esiste un percorso obbligato di ritorno dal Monte Grabiasca nel periodo innevato, ma occorre districarsi tra valloni e vallette, traversi e risalite per trovare quello migliore in base alle condizioni del momento.
Commenti vari
Ero partito per questa escursione in solitaria, ma già durante la cena presso il rifugio Fratelli Calvi, ho avuto la fortuna di conoscere tre ragazzi di Piacenza (Mattia, Massimo e morosa) e due di Bergamo (Paolo e Damiano) che avevano anche loro come mèta del giorno successivo il Canale Nord del Grabiasca. La mattina successiva abbiamo unito forze ed entusiasmo e ci siamo fatti compagnia per l'intera splendida giornata. Il mio grazie va a tutti questi bravissimi ed entusiasti giovanotti (ed un'altrettanto coraggiosa ragazza), con i quali ho effettuato una divertentissima e remunerativa salita, per aver sopportato un orso solitario come il sottoscritto... Per chi volesse pernottare al rifugio Calvi, consiglio di assaggiare l'asino con polenta: cucinato a dovere e tenerissimo!
   

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Il Monte Grabiasca con l'evidente Canale Nord al centro

In salita lungo il canale

   

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Uscita del canale

L'ultimo tratto su roccia friabile verso la vetta

   

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Omar sulla vetta del Grabiasca

Alla selletta tra cima ed anticima verso quest'ultima

   

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Omar sull'Anticima

Il delicato tratto in discesa verso il Passo di Grabiasca

   
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In discesa dal Passo di Grabiasca In rosso parte del percorso di discesa nei valloni sotto il Passo
   

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Rilievi GPS