Pizzo Tre Confini e Monte Gleno

 
Zona montuosa Prealpi Orobie Località di partenza Lizzola (BG)
Quota partenza 1259 Mt. circa Quota di arrivo 2882 Mt.
Dislivello totale 1800 Mt. circa con i saliscendi Data di uscita 18/07/2015
Ore di salita 3 h. 30' per il Tre Confini;
altri 45' per il Monte Gleno
Ore di discesa 4 h.
Sentieri utilizzati n. 322, 308, 306, 304 Giudizio sull'escursione Molto bella
Sass Balòss presenti Omar Difficoltà EE; passi di I grado
Condizioni climatiche e dei sentieri

Giornata splendida, soleggiata, calda, limpida, insomma perfetta per una escursione in montagna. Sentieri ben segnalati ed evidenti, tranne lungo cresta dal Tre Confini al Gleno e da qui fino oltre il nevaio del Trobio, dove non ci sono bolli ed il percorso è da individuare.

Eventuali pericoli
Siamo a quote e su terreni che richiedono una certa attenzione costante, ma, a parte la cresta dal Tre Confini al Gleno e la successiva discesa da questo fino alla sella sopra il nevaio in cui la roccia è friabile ed instabile, ci sono buone condizioni di sicurezza.
Presenza di acqua
Troverete acqua nei pressi del rifugio Curò e, poco prima, lungo il sentiero pianeggiante che costeggia il Lago Barbellino.
Punti di appoggio
La baita Sasna lungo la Valle di Bondione offre un minimo di riparo. Il rifugio Curò ed il vicino ostello del Barbellino sono le successive strutture che offrono ottima accoglienza.
Materiale necessario oltre al tradizionale
Potrebbero essere utili i ramponi per la discesa dal Gleno ad inizio estate. Portatevi anche molta acqua.
Caratteristiche dell'escursione

Descrizione generale
Ottimo itinerario di montagna. Ambiente a tratti severo, solitario, poco battuto, con panorami ampi e sensazioni memorabili. Il percorso è adatto a escursionisti capaci di muoversi su terreni rocciosi friabili, dove è richiesta una certa esperienza di facile ma esposta arrampicata. La lunghezza ed il dislivello richiedono preparazione fisica e buona condizione, anche mentale nel caso si effettui l'uscita in solitaria.
Descrizione percorso
Dal paese di Lizzola, in alta Valseriana, salire fino al bivio tra la strada per il sentiero del rifugio Curò (n. 306) e quella che porta all'inizio del sentiero per il Passo della Manina (n. 322) a destra. Seguiamo quest'ultima strada a destra. Poco dopo un paio di alberghi, la strada diviene vietata alle auto. Parcheggiamo e su asfalto camminiamo lungo la strada vietata alle auto con indicazione “Miniere del Lupo” sentiero 322. Dopo pochi minuti, la strada diventa ciottolata con una decisa pendenza. Qualche decina di metri e la strada perde pendenza per diventare sterrata; infine tende a scendere. Ci troviamo all'interno di un ampio vallone, con alla nostra sinistra il torrente Bondione. Superata una baita privata torniamo a camminare in falsopiano per un lungo tratto. Superiamo un luogo attrezzato per il campeggio alla nostra sinistra. Ignoriamo le indicazioni per le miniere del Lupo a destra ed un sentiero che porta al torrente Bondione. Dopo il bivio per il torrente, iniziamo a salire lentamente camminando tra l'erba su una bella traccia serpeggiante. Lasciamo alla nostra destra il bivio per il Passo della Manina (n. 304) e procediamo dritti. Più avanti le pendenze si fanno più importanti ed il torrente ci regala belle cascate, pozze e marmitte. Superato un tratto su placca rocciosa munita di catena di sicurezza, proseguiamo con pendenze sempre maggiori fino al termine della prima parte della lunga valle. Qui il sentiero piega decisamente a destra e risale un gradone. Al termine della salita ci troviamo in un bellissimo valloncello verdeggiante. Lo attraversiamo verso sinistra restandone al suo margine. Oltrepassiamo la baita di Sasna. Arrivati ad un piccolo laghetto (2089 Mt., poco più di una pozza), lo superiamo e torniamo verso il vallone principale. I bolli sono numerosi e ben visibili. Giunti ad una zona di rocce levigate dal ghiacciaio che una volta scendeva in questa valle, andiamo decisamente a destra, attraversiamo il torrente e riprendiamo a salire sul lato opposto della valle. Sotto di noi, una volta saliti più in alto, è evidente il Lago di Bondione, proprio sotto la testata della valle. Saliamo con pendenza decisa fino al pianoro superiore dove sopra un masso sono riportate le indicazioni per il rifugio Curò a sinistra (sentiero n. 321). Noi andiamo dritti seguendo la freccia per il vicino Passo di Bondione: ci sono due sentieri per raggiungerlo, noi facciamo la variante diretta che taglia la pietraia poi giungere al passo. In pochi minuti siamo all'intaglio del passo a 2680 Mt. di quota. Da qui si prende verso sinistra la sottile cresta piuttosto facile che, attraverso alcune belle roccette, alcuni passaggi esposti e qualche passo su erba ci conduce alla bella cima del Pizzo Tre Confini (2863 Mt.; 3h abbondanti dalla partenza) dove una campana posta su una struttura metallica ci attende per essere suonata. Dal Pizzo Tre Confini, per arrivare al Monte Gleno, si deve seguire l'evidente e bella cresta che, sottile e a tratti molto esposta, ma mai troppo difficile, unisce le due cime. Si segue quindi il filo della cresta facendo attenzione alla roccia che in alcuni punti è particolarmente marcia e tende a sfaldarsi in scaglie e lamine. In alcuni punti ci si deve appoggiare sul versante est. Arrivati alla prima ampia sella, si risale lungo un canalino roccioso ben gradonato cercando di non smuovere i sassi. Usciti da questo si percorre un tratto pianeggiante di cresta. Giunti ai piedi dell'ultimo salto roccioso, si risale una specie di parete rocciosa appoggiata con difficoltà tra il I e II grado a seconda del percorso intrapreso. Alla fine della paretina non rimane che compiere le ultime decine di metri di cresta fino alla croce di vetta (40' dal Tre Confini).
Discesa
Dalla vetta del Gleno si prosegue lungo la cresta in direzione nord. Il percorso è decisamente più semplice ed occorre solo fare attenzione all'instabilità di alcune rocce. Dopo qualche decina di metri lungo la cresta, ci si abbassa verso il versante di sinistra, quello che guarda al nevaio sottostante, per poi proseguire poco sotto la cresta che riprendiamo più avanti. Arriviamo poi ad un'ampia sella . Da qui scendiamo verso sinistra sul nevaio, prima per piccoli sfasciumi e poi su neve, più o meno dura ed abbondante a seconda della stagione. Messo piede sul ghiacciaio del Trobio, o meglio quello che ne rimane, proseguiamo la discesa leggermente ripida (utili i ramponi ad inizio stagione) fino alla morena. Da qui seguiamo un percorso logico non obbligato che ci permette di perdere quota restando al centro del vallone. Ad un certo punto compare una bella serie di ometti di pietra e, dopo un evidente gradone della valle, si vedono anche numerosi bolli rossi. Seguendo questi ultimi arriveremo alla fine della pietraia e poi ad una zona prativa dove il percorso si svolge su ripidi tornantini. Si scende lungo questi fino ad incrociare il grande sentiero n. 308 che seguiamo verso sinistra e che ci porterà senza fatica al rifugio Curò (1865 Mt.). Il percorso si svolge in falsopiano con bellissima vista sul lago artificiale del Barbellino dal colore turchino. Giunti al rifugio si scende verso Valbondione lungo il sentiero 305. Arrivati al primo tornante destrorso, si abbandona il sentiero e si prende a sinistra il n. 306-304 che ci condurrà verso Lizzola. IL percorso, inizialmente stretto ed in leggera salita, ci conduce ad una prima sommità tra cespugli ed alberelli. Qui proseguiamo in leggera discesa per poi tornare a salire brevemente. Segue un tratto in falsopiano al termine del quale abbandoniamo il sentiero 304 per scendere a destra lungo il 306 (siamo a circa 1800 Mt. di quota). Dopo alcuni minuti in ripida discesa con stretti tornantini, attraversiamo una piccolissima pietraia per poi rientrare nel bosco. Seguiamo il comodo sentiero che, con numerosi saliscendi, conduce verso Lizzola. Usciti dal bosco, ci troviamo improvvisamente in un ampio prato; alla nostra destra si vede una bella baita e davanti a noi incontriamo una palina con alcune indicazioni che non sono utili al nostro percorso. Noi seguiamo il sentiero principale che piega a sinistra ed in breve ci conduce a Lizzola. Dal centro del paese, lungo stradine e viuzze torniamo all'auto posta poco più in alto.

Note
La vedretta del Trobio, divisa nei suoi settori occidentale ed orientale, rappresenta la maggior distesa di ghiaccio del versante sud delle Orobie. Un tempo era molto più estesa ed unita in una unica massa. Purtroppo, come tutti i ghiacciai, si sta inesorabilmente ritirando e frazionando in piccoli ghiacciai isolati tra loro. Lungo la morena ai piedi del ghiacciaio si possono vedere i punti da dove vengono scattate le fotografie per monitorarne l'arretramento.
Commenti vari

Purtroppo il signore che doveva scattarmi la fotografia di vetta, con il quale ho percorso la cresta dal Tre Confini al Gleno, deve aver fatto male il suo compito, per cui sono sprovvisto di una bella foto di vetta.

   

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Panorama dal Passo di Bondione

La cresta verso il Pizzo dei Tre Confini

   

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Omar sulla vetta del Tre Confini

Dal Tre Confini la cresta verso il Monte Gleno

   

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La croce ed il tipo di roccia sul Gleno

La cresta di discesa dal Monte Gleno

 

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