Monte Crapel, Pizzo Salina e Costa di Corna Rossa

 
Zona montuosa Alpi Orobie Località di partenza Valgoglio (BG)
Quota partenza 1030 Mt. Quota di arrivo 2128 Mt. del Crapel
2495 Mt. del Salina
2078 Mt. della Costa di Corna Rossa
Dislivello totale 1700 Mt. con i saliscendi
Sentieri utilizzati n. 267
Ore di salita 2 h. 30' per il Crapel
altre 2 h 30' per il Salina
Ore di discesa 3 h. passando dalla Costa di Corna Rossa
Data di uscita 04/09/2021 Giudizio sull'escursione Bella
Sass Balòss presenti Omar
Difficoltà EE
Condizioni climatiche e dei sentieri

Purtroppo le nebbie e le nuvole basse hanno limitato il panorama e la vista dei bellissimi ambienti attraversati, creando anche qualche problema di orientamento, nonchè la rinuncia ad una parte dell'itinerario. La mattinata era cominciata con i cieli sereni, ma ben presto tutto si è coperto, con minaccia di pioggia. Solo nel pomeriggio inoltrato, ormai durante il ritorno, il sole è tornato a rendere luminosa la giornata. Sentieri ben segnalati fino al rifugio Gianpace e da lì fino al bivio dei sentieri per il Passo di Zulino e il Passo di Valsanguigno. Poco oltre bolli ed indicazioni scarseggiano, per esaurirsi completamente durante la salita alle baite di Salina e per il resto della camminata. Ritroveremo bolli ed indicazioni, solamente al ritorno, presso la Madonnina del Monte Cat e da lì verso il Gianpace. Nel lungo tratto non segnalato, non si rinvengono nemmeno tracce od ometti ed in caso di scarsa visibilità, potrebbe risultare facile smarrire la corretta direzione.

Eventuali pericoli
Un minimo di attenzione nel percorrere la crestina che dal Monte Crapel, conduce alla selletta sopra lo Stagno delle Corna: l'esposizione in alcuni punti risulta abbastanza elevata, anche se le difficoltà sono limitate. Molta cura è richiesta durante la discesa dal Pizzo Salina, nel punto in cui la cresta si divide in due e noi dobbiamo prendere il ramo di sinistra per la Costa di Corna Rossa; in questo tratto, infatti, la pendenza diviene molto elevata e la natura del terreno a balze erbose, potrebbe risultare molto scivolosa in caso di umidità.
Presenza di acqua
Troveremo acqua presso la centrale elettrica alla partenza da Valgoglio. Al rifugio Gianpace (privato), nel caso sia aperto, potremmo rifornirci di altra acqua. Da qui in poi, salvo l'acqua di torrente, non si trova fonte potabile.
Punti di appoggio
Il rifugio privato Gianpace dopo circa 1 ora di cammino dall'auto. Sebbene sia un locale privato, dispone di una zona coperta in cui ripararsi in caso di pioggia. Da qui in poi, salendo lungo il vallone che porta alla zona dei laghi, passiamo nei pressi di tre o quattro baitelle che possono darci conforto e riparo. Lungo la discesa a partire dalla Madonnina posta al termine della lunga cresta Est, è possibile ripararsi in altre due o tre baitelle.
Materiale necessario oltre al tradizionale
Nulla.
Caratteristiche dell'escursione

Descrizione generale
La bellissima Valsanguigno, si apre nella sua parte alta in una piacevole conca alla cui destra si innalza il tondeggiante e bonario Monte Crapel, che purtroppo (o per fortuna...) non ha un chiaro e segnalato sentiero di salita. Per raggiungerlo occorre risalire un ampio vallone, arrivare ad una selletta e da qui siamo facilmente in vetta per breve tratto erboso. La sola camminata per il Crapel potrebbe non bastare per godere pienamente di questa bella zona, per cui, tornati alal vicina sella erbosa, ci trovamo davanti una invitante crestina che conduce all'ameno Stagno delle Corna passando attraverso una serie di elevazioni senza nome, restando sempre sul filo di cresta, a tratti esposta e rocciosa, ma mai difficile. Dal bel laghetto, scendiamo nel vallone sottostante a cercare il punto migliore per portarci sulla cresta che sale al Pizzo Salina, meta obbligata per chi è da queste parti. Cima di sicura soddisfazione, il Salina, permette ampi panorami e sicura ricompensa per la fatica necessaria al suo raggiungimento. La discesa ci regala la possibilità di passare per un'ultima cima: la Costa di Corna Rossa, bucolica ed erbosa, a contrasto degli aspri ambienti precedentemente attraversati. Nel complesso questa escursione è piuttosto lunga e faticosa, ma non presenta passaggi impegnativi e difficoltà tecniche. Occorre sicuramente una minima capacità di muoversi su terreni esposti, percorsi non segnalati e allenamento consono allo sforzo. Sicuramente il tratto più originale è quello caratterizzato dalla lunga cresta tra il Monte Crapel e la Cima allo Stagno delle Corna (nome puramente indicativo), dove si richiede cura e attenzione nel procedere sulla sottile cresta e sui brevi passaggi un poco delicati.
Descrizione percorso
In Valle Seriana, arrivate fin quasi al bel paese di Gromo. Poco prima di questo, salite a sinistra verso Valgoglio. Ignorate il bivio per Pianezza e proseguite verso destra. Superato il paese, seguite la stretta strada asfaltata che termina presso la centrale idroelettrica. Qui lasciate l'auto. Passiamo la centrale elettrica e scendiamo ad attraversare il torrente che scende dalla zona dei Laghi Campelli e Nero. Prendiamo il sentiero n. 267 verso sinistra,per la Valsanguigno ed il rifugio Gianpace, indicato come "ripido". Saliamo quindi ripidamente nel bel bosco di conifere. In breve arriviamo ad una piccola radura dove incontriamo una bella baita alla nostra destra (baita del Sersen). Proseguiamo e subito rientriamo nel bosco che ora è divenuto misto ma ricco soprattutto di faggi. Pochi minuti ed ecco che incrociamo il sentiero della Valsanguigno che proviene da destra (questo viene sempre dall'auto, ma è quello meno ripido). Lo seguiamo verso sinistra. Il percorso sale con regolarità alternando tratti ciotolati, altri su morbido terreno boscoso. In basso alla nostra sinistra scorre impetuoso il torrente che in alcuni punti quasi sfioriamo. Superato il "Ral di resù", con piccola panca e tavolo in legno, eccoci ad un tratto che costeggia cascate e pozze, marmitte e salti d'acqua. Qui facciamo attenzione in caso di ghiaccio. Proseguiamo lungo l'evidente ed unico sentiero fino al "Ral del fontanì" e poco dopo eccoci nei pressi del rifugio privato Capanna Gianpace (meno di 1 ora dall'auto), ben visibile a sinistra del sentiero. Senza andare al rifugio proseguiamo in una bella radura, alla cui destra si innalzano alte pareti rocciose sulle quali ultimamente è stata attrezzata una piccola falesia. Andiamo avanti lungo il sentiero al centro della radura. Qui c'è un poco di confusione con i numeri del sentiero che ad un certo punto è indicato come n. 265, poi 232, poi 267. Lasciando alla nostra sinistra il torrente, che ora scorre placido e tranquillo nel valloncello pianeggiante e superando altri "ral", arriviamo fino all'evidente bivio tra il Passo di Valsanguigno ed il Passo Zulino. Seguiamo il percorso per il Passo di Valsanguigno, ma, giunti alla prima palina in ferro, lo abbandoniamo per andare verso destra (direzione Lago Nero). In un minutino eccoci davanti ad una palina con l'indicazione per il Lago del Corno (o delle Corna), posta accanto ad un grosso masso su cui vi è anche una sbiadita scritta per il lago. Qui andiamo a sinistra, abbandonando il percorso per il Lago Nero (e dal quale percorso scenderemo al ritorno). Da qui occorre porre maggior attenzione ai rari bolli ed ometti. Alzando lo sguardo si vedono comunque due baite poste in alto verso sinistra, all'imbocco di un evidente vallone erboso che scende dal Lago delle Corna. Saliamo lungo prati su cui troviamo alcuni muretti a secco. Man mano ci alziamo ecco che alla nostra sinistra si apre la bellissima vista sui monti Secco, Fop, Valmora, Arera e Corna Piana: un vero spettacolo. Davanti a questi è evidente la lunga cresta boscosa che dal Monte Campagano scende al Passo di Zulino e poi prosegue verso i monti Zulino, Zanetti e cima di Bani. In circa 15 minuti dal bivio eccoci al cospetto delle due belle baite ristrutturate. Entriamo ora nel vallone erboso solcato da un torrente, restandone comunque sempre sul lato destro per chi sale (sinistro orografico) piuttosto alti sul torrente stesso. Alcuni vecchi bolli e qualche raro ometto ci rassicurano sulla correttezza del percorso. Giunti ad un baitello isolato (Baita Salina di Mezzo, secondo alcune cartine) con il tetto in lamiera scura ed un rudere alle sue spalle, abbandoniamo il sentiero che salirebbe verso destra al terzo baitello della vallata (Baita Salina Alta, praticamente un rudere distrutto). Guardando il baitello, saliamo a sinistra lungo il torrentello che scende dall'alto. Dopo un centinaio di metri percorsi su terreno erboso, attraversiamo il corso d'acqua e tagliamo il pendio verso sinistra per un breve tratto. Poi riprendiamo a salire dritti. Alla nostra sinistra abbiamo una scura parete rocciosa. Saliamo senza un vero percorso cercando la via migliore tra erba e cespugli. In lontananza, leggermente verso sinistra, è visibile una netta sella, alla cui sinistra sale la dorsale erbosa del Monte Crapel, mentra a destra si innalza una piccola vetta aguzza. Con una certa fatica ed attenzione al terreno scivoloso, raggiungiamo la selletta, dala quale ci godiamo un ampio panorama sul versante opposto a quello di salita. Da qui andiamo a sinistra lungo una stretta dorsale erbosa con qualche iniziale saltello più ripido e cespuglioso. Poco sopra la dorsale si allarga fino a divenire un'ampia e comoda dorsale erbosa che in pochi minuti ci conduce alla ampia e bonaria cima del Monte Craper dove un misero mucchio di sassi ne indica la vetta. Torniamo ora alla selletta raggiunta in precedenza e proseguiamo lungo quella che ora è una sottile cresta che laterna facili saltelli rocciosi a comodi e camminabili tratti erbosi. Guardando la prima cimetta da scavalcare, le difficoltà potrebbero semprare discrete, ma con calma e buon equilibrio, si potra procedere in tutta tranquillità e senza alcuna difficoltà tecnica. Attenzione solo alla esposizione. Dalla prima cimetta, scendiamo con cautela verso una vicina selletta, dalla quale riprendiamo a salire verso una seconda sommità, sempre su terreno un poco esposto ma non difficile. Solo un tratto roccioso di un paio di metri risulterà un poco delicato, ma con ottimi appigli. Superata anche la seconda cimetta, scendiamo alla successiva selletta. Qui ci troviamo davanti il terzo ostacolo lungo la cresta: un torrioncino in parte roccioso ed in parte erboso piuttosto acuminato e all'apparenza impegnativo, che chiameremo per comodità Cima allo Stagno delle Corna, vista la presenza del laghetto sotto di essa. Ancora una volta le apparenze ingannano, infatti saliamo fedelmente lungo il filo di cresta questa cimetta che è caratterizzata da saltelli di facile roccia e ripide balze erbose. Anche qui un solo tratto più delicato (gradone da disarrampicare e poi risalire dalla parte opposta) ma nulla di chè. Dalla sua sommità (2240 Mt.) scendiamo con cura verso un'ampia sella posta sopra allo Stagno delle Corna. Verso la fine della discesa, una serie di placchette vanno afrontate con cura, ma senza vere difficoltà. Alla sella vediamo un grosso bollo sulla destra. Andando a sinistra dalla sella, in pochi minuti è possibile arrivare ad una serie di laghetti posti in sequenza uno dopo l'altro in un bell'ambiente roccioso e pochissimo frequentato (non ci sono bolli o altre indicazioni): si tratta dei Laghetti Superiori di Salina. Dopo averne preso visione ed esserci riposati un poco, torniamo alla sella con il grosso bollo e proseguiamo verso il laghetto sottostante. Dal lago scendiamo ora nel vallone che è chiuso dalle pendici del Pizzo Salina che precipitano verticali sul vallone stesso. Senza un vero percorso scendiamo il vallone avvicinandoci alle pareti che lo chiudono verso sinistra fino ad incrociare una evidente e facile rampa diagonale che ci aiuta ad arrivare alla soprastante ed evidente cresta del Salina. Una volta arrivati in cresta, non ci resta che seguirla lungamente verso sinistra su terreno inizialmente prativo, poi con alcune facili balze rocciose che si alternano a tratti più riposanti e alcuni saliscendi. Conviene restare sempre sul filo di cresta, anche quando ad un certo punto, la traccia pare tagliare il pendio in maniera più conveniente. Con una certa fatica arriviamo così alla vetta del Pizzo Salina dove un mucchio di sassi è sormontato da una enorme spadone d'acciaio pesantissimo, del tutto inaspettato. Fantastica la vista sul dirmpettaio Pradella e sulle vallate sottostanti.
Discesa
Riprendiamo il percorso della salita al Salina fino all'incrocio con la erbosa cresta Est (Costa di Corna Rossa). Qui abbandoniamo le tracce di salita per seguire quest'ultima verso sinistra, che con andamento molto lineare ed evidente scende fino ad un lontano pianoro erboso al cui termine è posta la statua di una Madonna. La pendenza è molto accentuata e in caso di neve poco consistente si hanno problemi di equilibrio. L'erba è molto scivolosa e potrebbero risultare infida e pericolosa. Con percorso logico e mai obbligato perdiamo quota restando vicini al filo della cresta. Man mano si scende, questa perde pendenza e tende poi a divenire una ampia dorsale erbosa. L'ultimo tratto prima della statua è praticamente pianeggiante (Monte Cat-Sat). Dalla statua deviamo a destra seguendo i bolli ora evidenti e numerosi. Questi ci conducono lungo un poco ripido sentiero in mezzacosta che segue l'andamento dei valloni che scendono dalla montagna (attenzione ad alcuni tratti franati) fino ad arrivare ad una bellissima baita circondata da una palizzata di legno, posta in posizione spettacolare con vista sulla valle sottostante ed i monti attorno, si tratta della Baita de Mes (malga Fratino) a 1595 Mt. di quota. Da qui, scendiamo verso altri due rudimentali baitelli in pietra ed in breve eccoci alla palina con la freccia per il Lago delle Corna e quella successiva in metallo che abbiamo incontrato salendo. Da qui proseguiamo lungo il percorso che già conosciamo fino all'auto.

Note
Presso la partenza, una curiosa bacheca ci indica la presenza di un percorso estremamante ripido che sale dritto verso la Costa di Corna Rossa: si tratta di un tracciato per gare di Vertical della lunghezza di 1800 metri con un dislivello di circa 900 metri, ossia con pendenza media del 50%!!. Nel descriverne le caratteristiche, si indica la partenza dalla centrale idroelettrica di Aviasco come se fosse a 980 metri di quota, ma credo che questa sia a circa 1030 metri. Il cartello avverte di effettuare il percorso solamente in salita e di non utilizzarlo per la discesa, in quanto molto pericoloso per la sua pendenza estrema. Il parcheggio presso la centrale elettrica di Valgoglio risulta gratuito solo per alcuni posti auto, per cui se non volete pagare il biglietto del vicino parcheggio a pagamento, vi consiglio di arrivare alla partenza di buon ora.
Commenti vari
Per altre immagini ed info sulla zona, vedi la relazione del 20 maggio 2017. Era mia intenzione percorrere la cresta che dai Laghetti Alti di Salina conduce al Pizzo Salina con divertenti passaggi rocciosi non difficili (max I grado esposto), ma spesso esposti e delicati; purtroppo, la mancanza di indicazioni, ma soprattutto la scarsa visibilità mi ha privato dei punti di riferimento per giungere all'attacco della crestina stessa. Ho così ripiegato per la più sicura salita del Salina lungo un percorso già conosciuto e con miglior visibilità, essendo questo, da seguire partendo da una quota inferiore, dove le nuvole basse non avevano precluso la visibilità.
   

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Dalla Baita di Mezzo di Salina percorso verso il Crapel
ed inizio della cresta per la Cima allo Stagno delle Corna

Omar sul Crapel

   

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Lungo la crestina verso la Cima allo Stagno delle Corna

La Cima allo Stagno dele Corna

   

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Omar cerca il percorso migliore per la salita

La discesa dalla cimetta

   

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Lo Stagno delle Corna con la cimetta sullo sfondo
e la cresta che sale dal Crapel a sinistra

Tratto di cresta per il Salina

   
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Lungo la cresta del Salina Omar con lo spadone sul Salina
   
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Vista sul Crapel, la cresta verso la Cima allo Stagno delle Corna
e il lago stesso
Parte della discesa dal Salina alla Costa di Corna Rossa