Grignetta/Torre Costanza - Via Cassin

Zona montuosa Gruppo delle Grigne Località di partenza Ex Rifugio Alippi - Piani Resinelli (LC)
Quota partenza 1178 Mt. Quota di arrivo 1723 Mt.
Dislivello totale +347 Mt. per l'attacco
+198 Mt. la via (220 lo sviluppo)
Sentieri utilizzati n. 9 (Sentiero delle Foppe)
Ore di salita

1h. 20' per l'attacco
6 h. la via

Ore di discesa 20' le doppie
1 h. 15' dalla forcella alla macchina
Esposizione Sud Giudizio sull'ascensione Ottima, di grande soddisfazione
Data di uscita 19/10/2008 Difficoltà VII+/V+, A1
Sass Balòss presenti
Luca, Bertoldo.
Condizioni climatiche, dei sentieri e della roccia

La giornata è stata stupenda; neanche una nuvola e temperature ideali. Il sentiero che conduce all'attacco è evidente anche se il canale che sale in direzione della forcella Costanza/Fiamma richiede qualche piccolo passo d'arrampicata. La roccia in via è generalmente buona, solo un tiro presenta roccia piuttosto delicata. Le prime lunghezze si svolgono su di un ripido pendio erboso.

Eventuali pericoli
Soliti da arrampicata in ambiente. Occorre prestare molta attenzione alla chiodatura piuttosto vetusta!
Presenza di acqua
No.
Punti di appoggio
Nessuno.
Materiale necessario oltre al tradizionale

Solito da arrampicata. Risultano fondamentali, oltre ai friend, un martello ed alcuni chiodi da calcare. Portare anche una staffa (meglio due) e un fiffi.

Caratteristiche dell'arrampicata

Descrizione generale
La Torre Costanza è forse il torrione più bello e più imponente di tutta la Grignetta. La sua importanza alpinistica è notevole e tutte le vie aperte sulle sue pareti sono difficili e in alcuni casi estreme sia per quanto riguarda l'arrampicata libera che quella artificiale.
La prima salita appartiene ad Angelo Vassalli e J.A. Sprangher nel 1914 lungo il camino al centro della parete nord. La parete sud della Torre Costanza è incisa da un caratteristico camino strapiombante di colore nerastro. Lungo questo camino si snoda un piccolo capolavoro alpinistico aperto il 2 luglio del 1934 da Riccardo Cassin, Antonio Piloni e Domenica Lazzeri.
Cassin nel libro "Capocordata" edito da CDA-Vivalda scriverà poi:
"La Torre Costanza è il più imponente monolito della Grignetta e si erge fra le innumerevoli cuspidi della Val Tesa. Benché secondo la definizione ufficiale la si dica "Torre", la si chiama al maschile "Il Costanza": ed è davvero una maschia e solenne architettura, ridotta alle linee essenziali, un poderoso mastio arrotondato, privo di angoli veri e propri, robusto ma non tozzo, reso ardito dalla liscia compattezza delle pareti. Il Costanza fu scalato per la prima volta nel 1914 da Angello Vassalli e da J.A. Sprangher per il versante settentrionale, lungo la cosiddetta via dei Camini, un terzo grado superiore. E' naturalmente la via più facile, ma erano altri tempi.
E' una calda domenica di metà giugno. Antonio Piloni, Domenico Lazzeri ed io siamo al colletto tra il Fiamma e il Costanza. Con due corde di cinquanta metri e una staffa. La strapiombante parete sud del Costanza non è mai stata percorsa. Una ferma decisione ci anima: la lotta sarà ardua, lo sappiamo, ma ad ogni costo vogliamo riuscire. Sarà una via di sesto grado, la nostra, e ancora oggi è valutata fra le più impegnative della Grigna.
[...].
Fatico parecchio a salire: ogni volta che voglio andare oltre, allungandomi verso un appiglio, sento che il volo è vicino e ripiego sulla posizione primitiva. Piloni collabora manovrando ora l'una ora l'altra corda e, in qualche passaggio, anche la staffa mi è d'aiuto. Così approdo su uno spiazzo piano di circa due metri quadrati che rientra nel corpo vivo della Torre. Quale graditissima sorpresa! Il pianerottolo è interamente ricoperto d'erba, tanto fitta e nutrita che, seduti, sembra di stare su un materasso. "Salite che facciamo un pisolino" grido agli amici. [...]. La sosta ristoratrice è provvidenziale: ciò che sta dietro di noi è stato difficile, ma quel che ci attende è ancora più arduo. [...]. So che dovrò raddoppiare gli sforzi, perciò tronco ogni indugio e passo all'attacco. [...]. La pendenza è tale che se qualche sasso cade non colpisce gli amici, ma fila dritto fino alla base della parete. Dal pianerottolo dove essi sostano al posto in cui mi trovo saranno quindici metri d'altezza, e la parete strapiomba di oltre sei. [...].
"
Questa via è stata esclusa dal lavoro di sistemazione dei vari itinerari che ha interessato tutta la Grignetta nel 2000, pertanto tutte le protezioni presenti (soste comprese) sono su vecchi chiodi. Il camino spesso è bagnato e umido e ciò ha fatto si che i chiodi dell'artificiale siano con il passare del tempo arrugginiti notevolmente a tal punto da marcire. La prima salita in libera appartiene ad Ivan Guerini che la realizzò con Giorgio Burò il 24 settembre del 1977 (vedi "Commenti Vari" a fine relazione). Oggi lo stato dei chiodi è tale da sconsigliare la salita in libera a meno che non si abbia la certezza di non volare.
Attacco, descrizione della via
Dal parcheggio dei Piani Resinelli proseguire fino ad incontrare sulla destra una piccola chiesetta. Qui svoltare a destra e subito dopo a sinistra. La strada prosegue in piano per qualche centinaio di metri dopodiché inizia a perdere quota fino a raggiungere l'ex rifugio Alippi. Qui vi è anche un piccolo campeggio. Poco prima del campeggio sulla destra vi è una stretta strada sterrata (via alle Foppe). Questa strada attraversa il bosco e conduce ad un piccolo gruppo di case di villeggiatura. Qui è possibile parcheggiare. In prossimità delle case parte il sentiero n. 9 che conduce al Rifugio Rosalba. Percorrere il sentiero seguendo le indicazioni "Sentiero delle Foppe" sino ad incontrare sulla destra una palina con le indicazioni per la Torre Costanza, la Mongolfiera e la Punta Giulia. Qui deviare lungo una piccola traccia che conduce ad un canalone (Canalone del Diavolo). Proseguire alternando tratti di canalone con tratti di sentiero (richiesto qualche piccolo passo d'arrampicata) sino a raggiungere un'altra palina che indica la deviazione a sinistra per la Torre Costanza e per la Mongolfiera. Seguendo una traccia ancor più debole e superando qualche tratto d'arrampicata si giunge al cospetto della Torre Costanza. Qui proseguire sulla sinistra lungo un canale verticale (all'inizio poco marcato) che sale in direzione della Forcella Costanza/Fiamma dove si trova l'attacco. Da questo punto è molto facile identificare il caratteristico camino strapiombante del quinto tiro. Con le prime 3 lunghezze di corda bisogna giungere alla base della fessura posta sotto la verticale del camino, bisogna quindi obliquare notevolmente a destra.

1° tiro:
superare lo zoccolo erboso che precede la parete vera e propria salendo in obliquo verso destra lungo un percorso non sempre obbligato sino a raggiungere la sosta (2 clessidre+1 chiodo+cordone). 40 Mt., III, IV, 1 spit, 1 chiodo.

2° tiro:
spostarsi leggermente a sinistra della sosta, indi proseguire in verticale lungo un percorso anche qui non obbligato. Appena a sinistra della sosta (2 chiodi) è ben evidente il diedro arancione (piuttosto friabile) dove corre la via Bonatti (chiodi ben visibili).
30 Mt., III, IV, 1 chiodo, 1 spit.

3° tiro:
continuare obliquando a destra lungo una cengetta che termina in corrispondenza di una fessura verticale alta circa 3 metri. Salirla ed uscirne a destra lungo una placchetta appoggiata e lavorata. Traversare 3-4 metri a destra e salire la placca fino alla sosta (5 vecchi chiodi+cordini). 30 Mt., III, VI oppure V+ e A0, V, 4 chiodi, 1 clessidra con cordone.

4° tiro:
abbassarsi 1 metro e traversare a sinistra (chiodi insicuri). Rimontare uno spigolino e poi seguire per tutto il tiro la fessura giallastra. Al termine spostarsi un poco a destra, superare la placca e raggiungere la comoda terrazza (quella che Cassin descriveva come un materasso d'erba... ma che ora è abbastanza brulla) alla base del caratteristico camino strapiombante che incide la parete sud. Qui sostare (3 chiodi. Fabio Spelti, dopo la sua ripetizione in data 28/10/14, ci segnala che ora ci sono 2 spit).
Su questa lunghezza i chiodi presenti per l'artificiale, oltre che essere insicuri, sono insufficienti; occorre piantarne degli altri.
30 Mt., VII oppure V+ e A1, VI, 12/13 chiodi (di cui 1 nostro).

5° tiro:
superare il soprastante camino strapiombante con arrampicata artificiale faticosa. Ultimo passo obbligato in libera (forse azzerabile con friend grande, 4-5 Camalot) per poter raggiungere la sosta (3 chiodi). 35 Mt., VII+ oppure V+ e A1, V+, 10 chiodi.

6° tiro:
le difficoltà ora calano notevolmente. Salire lungo il diedro/camino sino a raggiungere un terrazzino sulla destra dove si sosta (2 chiodi).
25 Mt., V, IV+, 1 chiodo.

7° tiro:
rientrare nel camino e proseguire sino a passare in un buco formato da un masso incastrato. Continuare poi lungo il filo di cresta (a destra del buco) sino alla vetta dove si sosta (1 fittone resinato). 40 Mt., V, IV, II, 1 chiodo, 1 clessidra.
Discesa

Dalla vetta si scende assicurandosi lungo una facile rampa lungo il versante ovest (vecchi bolli). Da qui poi si prosegue arrampicando in discesa lungo un facile canalino (molto esposto) sino a raggiungere la sosta attrezzata per la calata (che resta sulla sinistra, viso a monte). Da qui con 3 calate da 25 Mt. (possibilità di accorparle) si raggiunge la base della parete dove una traccia di sentiero porta ai prati che dividono la parete est della Torre Costanza dalla Mongolfiera (vedi ultima foto della via del Littorio alla Torre Costanza).
Da qui, mediante una traccia di sentiero, si perde quota sino ad incontrare il ripido canale a ridosso del Costanza che si scende (passi di II-III) fino al bivio con il canale che sale alla Forcella Costanza/Fiamma. Continuare poi percorrendo a ritroso il sentiero dell'avvicinamento.

Note
Mentre eravamo impegnati in questa salita Claudia e Tiziana si godevano la salita dello Spigolo Vallepiana alla Piramide Casati.
Commenti vari
  Riportiamo qualche passo scritto da Ivan Guerini e pubblicato sulla monografia ALP dedicata a Cassin:
"[…] La Torre Costanza è la struttura della Grignetta più scomoda e faticosa da raggiungere. L'altezza delle sue pareti, inconsueta per le guglie lecchesi, e la concentrazione di itinerari impegnativi la rendono anche la più severa. La Cassin sulla parete sud supera un muro giallo e repulsivo lungo una fessura strapiombante annerita dall'acqua piovana.
Visibile a grande distanza è un itinerario faticoso.
Nella seconda metà degli anni '70, con l'affermarsi dell'idea di salire in libera gli itinerari tradizionalmente superati in artificiale, la Cassin era una via più temuta che ambita: a me capitò di salirla in libera senza avere il tempo di considerare tale la mia scalata.
Ricordo che, la sera prima, i fratelli Valerio e Giorgio Burò (forse sperando di vedermi coinvolto in qualche fallimento...) mi guardarono con celestiale provocazione dicendomi: "Perché non andiamo a fare la Cassin alla Costanza?". Senza riflettere sulla disomogeneità della nostra cordata, risposi sì.
Il giorno seguente, dal parcheggio dei Resinelli, guardando la torre pensai che quella parete non dovette sembrare particolarmente repulsiva ai primi salitori, se è vero che partirono baldanzosi all'idea di affrontarla.
Una volta alla base, pensando di essere sulla via giusta, salii sparato lungo la Bonatti. Dopo tre tiri friabili che mi riempirono gli occhi di finissimo calcare sfaldato, mi accorsi che il fessurone aggettante dalla Cassin non era sopra di noi, ma a destra. Così decidemmo di calarci dalla sosta pericolante a cui eravamo appesi. Tornati a terra, i quattro occhi celesti dei due fratelli mi guardarono... come a dire che per quel giorno poteva bastare, dopo le ore piccole della sera prima. La loro richiesta mi parve il frutto d'una debolezza deplorevole, un vero e proprio affronto alla mia furiosa necessità di arrampicare. Con l'aria di uno che non si stava per niente sacrificando, Valerio disse: "andate su voi, che in due farete più in fretta". Toccò così a Giorgio, sarcastico e cinghialesco, il compito di frenarmi le corde sul facile e di lasciarmele scorrere nei punti più difficili. Ma lui, rispetto a Valerio, aveva meno dimestichezza con le manovre richieste da quel tipo di salita. Giungemmo nella nicchia alla base del fessurone strapiombante, uno degli angoli della Grignetta in cui fa fresco anche d'estate. Sopra di noi c'era una specie di vano contorto d'ascensore, con chiodoni distanziati che si allontanavano verso l'alto. Gli arrampicatori dicevano che, su quei ferracci, si ruotava sulle staffe ora a destra e ora a sinistra. Mi sarei ricordato di quel camino due anni dopo, sulla fessura aggettante della Costantini-Apollonio al Pilastro di Rozes.
Non c'è che dire: la parete strapiombava. Ma in quel periodo io amavo la scalata in camino: affascinato dalle fatiche granitiche, avevo la sensazione di uscire dal piacere brutale di una delirante oppressione. Quello che gli psicologi dell'alpinismo attribuivano ad un radicato masochismo, per me era la naturale curiosità di rapportarmi alla fisicità degli ostacoli.
Pensando a Giorgio, piazzai una staffa di fettuccia nel punto in cui il camino si strozza a cappa. Tuttavia la necessità di salirci sopra, ruotando nel vuoto per raggiungere il chiodone successivo, mi parve evitabile, dato che le posizioni che assumevo nel camino mi permettevano sia di progredire strisciando sia di stare fermo. Così cominciai a scivolare verso l'alto contorcendomi, con arresti affannosi, fino alla sosta successiva. Quando Giorgio mi raggiunse, gli dissi entusiasta: "Hai visto? sono salito senza tirarmi e senza riposarmi sui chiodi". E lui: "L'hai detto tu: io dal basso non riuscivo a vederti bene".
Il ricordo di quella via è custodito in una diapositiva che ritrae i miei piedi nudi, appena liberati da pedule così strette da aver aumentato di molto le difficoltà di quella parete dolomitica miniaturizzata nelle prealpi da un sortilegio dell'orogenesi. Oggi sorrido se penso che valutai la via di VII quando invece, a distanza di anni, fu ritenuta quasi di VIII...
Alessandro Gogna, nell'articolo "La torre di Babele" uscito sulla Rivista della Montagna, ne parlò come un passo in avanti ma, come vedremo alla fine, lo fu solo parzialmente. [...] "
   

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Fuori via. Bertoldo alla prese col diedro della via Bonatti

La placca del terzo tiro

 

 

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 Luca sui primi metri  del camino della quinta lunghezza

Ultimi metri del quinto tiro e quinta sosta

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Gli ultimi metri strapiombanti della quinta lunghezza

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Luca alla quinta sosta

Bertoldo esausto in vetta

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La Torre Costanza con il tracciato della via Cassini

 

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