Corno Branchino - Cresta Nord

 
Zona montuosa Alpi Orobie Località di partenza Loc. Baite di Mezzeno - Roncobello (BG)
Quota partenza 1600 Mt. Quota di arrivo 2038 Mt.
Dislivello totale 550 Mt. con i saliscendi Sentieri utilizzati n. 270A, 218, 219
Ore di salita 2 h. Ore di discesa 1 h. 30'
Data di uscita 14/09/2019 Giudizio sull'escursione Discreta
Sass Balòss presenti Omar Difficoltà EE
Condizioni climatiche e dei sentieri
Bella mattinata sgombra da ogni nuvola. Sentieri segnalati fino al Passo della Marogella. Da qui, fino alla cima del Corno Branchino, non esistono bolli o ometti e la traccia da seguire, quando esiste, è spesso labilissima e facilmente smarribile. Dalla cima, scendendo verso il rifugio Branchino, non esiste nemmeno quella che può essere definita traccia ed occorre trovare di volta in volta i passaggi più logici e percorribili. Dal rifugio si riprende l’evidente e battuto sentiero che sale al Passo di Branchino e da qui scende alle Baite di Mezzeno.
Eventuali pericoli
Molta cura ed attenzione, sia lungo la cresta Nord del Corno di Branchino che lungo la discesa verso il rifugio omonimo. Stiamo camminando su terreno esposto, non tracciato, molto ripido e spesso il procedere è fortemente ostacolato da fastidiosi e fitti mughi.
Presenza di acqua
Troverete acqua presso il parcheggio alle Baite di Mezzeno. Una volta scesi al rifugio Branchino potrete dissetarvi. Così anche durante la discesa dal Passo Branchino verso le Baite di Mezzeno: a circa metà discesa attraverserete un rivolo d’acqua. Poco prima di tornare al parcheggio eccoci alle Baite di Mezzeno vere e proprie dove una splendida fontana invita a bere e rinfrescarsi.
Punti di appoggio
I punti di riparo li troveremo tutti dopo essere arrivati al rifugio Branchino (1796 Mt.), nelle vicinanze del quale si trova anche la Baita Neel. Scendendo dal Passo Branchino ci imbatteremo in una baitella dove ripararci in caso di pioggia. Poco prima del parcheggio, incontreremo le Baite di Mezzeno con relativa stalla casera e stalla.
Materiale necessario oltre al tradizionale
Nulla
Caratteristiche dell'escursione

Descrizione generale
Il Corno Branchino rappresenta l’ultima cima delle Prealpi Bergamasche, essendo il Passo della Marogella, posto a Nord della vetta, il punto in cui iniziano le Alpi Orobie. Il Corno Branchino risulta pochissimo salito, sia per le relative difficoltà dei percorsi lungo le sue pendici che per la vicinanza di altre montagne più famose e oggettivamente più interessanti, quali l’Arera e la Corna Piana (vedi relazioni relative nel sito). Nel complesso si tratta di una salita un poco impegnativa, anche se non esistono difficoltà tecniche, a causa del terreno molto esposto e ripido e della totale mancanza di tracce battute, salvo qualche passaggio di camosci e capre. Anche la discesa dalla cima richiede una certa capacità nel saper individuare il percorso migliore in una zona di prati e rocce molto ripidi ed esposti. La brevità dell’escursione la rende adatta a chi ha a disposizione solo mezza giornata di tempo. Bellissima la vista sui monti circostanti: Arera e Corna Piana in primo piano, ma anche verso la zona del Pietra Quadra, i Tre Pizzi, il Passo dei Laghi Gemelli ed il Monte Corte.
Descrizione percorso
Dalla strada della Valle Brembana, prendiamo la deviazione per Roncobello. Superiamo il paese e proseguiamo verso la bella località Capovalle. Qui, dopo aver pagato il ticket d’ingresso (2 euro; necessario in tutti i giorni dell’anno), saliamo lungo l’affascinante tracciato asfaltato che in circa 15 minuti ci porta al comodo parcheggio in località Baite di Mezzeno. Da qui, seguendo le indicazioni di una evidente palina, scendiamo lungo il sentiero n. 270 che conduce verso il Passo della Marogella. Attraversiamo un ampio corso d’acqua grazie ad un ponte e subito dopo deviamo verso sinistra. Saliamo ora tra ampi e ripidi prati con il tracciato non sempre ben evidente. L’ampia sella del passo è ben evidente sopra le nostre teste e senza difficoltà la raggiungiamo in poco più di mezz’ora. Qui ci attende una splendida ed ampia vista sull’Arera e più in lontananza sulla Presolana. Un paio di frecce in legno ci invitano ad andare verso destra lungo la cresta inizialmente agevole e dotata di evidente traccia tra erba ed arbusti. Ben presto la traccia tende a sparire ed il percorso si fa un poco più impegnativo, ma non difficile. Nei tratti più affilati è possibile abbassarsi verso sinistra, oppure avventurarsi sul filo di cresta, tra mughi e roccette. Improvvisamente la traccia percorre alcune facili placche tra erba e pietra. Sbuchiamo ora su tranquilli prati e proseguendo lungo al costa erbosa arriviamo sulla cima di un bel dosso chiamato anche Cima di Marogella a 1945 metri di altezza. Da qui è ben evidente il resto del percorso che scende per un breve tratto su comoda traccia erbosa e giunge ad una fittissima macchia di mughi. Qui esiste la possibilità di abbandonare la cresta letteralmente infestata di mughi per abbassarsi lungo i ripidi prati alla nostra sinistra e risalire in cresta al termine della fitta vegetazione, ormai al cospetto dell’evidente e severo salto roccioso che interrompe improvvisamente la cresta. Per chi preferisce addentrarsi tra i mughi (cosa che io ho fatto, ma che col senno di poi non rifarei…), occorre munirsi di pazienza e scavalcare tronchi resinosi, saltare da un cespuglio all’altro, strisciare sotto gallerie di intricati rami e prendersi in faccia decine di ragnatele. Usciti dalla piccola selva scendiamo verso una bella sella per poi andare sul versante alla nostra destra, abbandonando per un poco la cresta. Con la breve deviazione ci portiamo ai piedi di un alto salto roccioso all’apparenza insuperabile, ma è sufficiente andare ancora un poco verso destra e rintracciare una facile e logica via di salita lungo un piccolo canalino di materiale roccioso instabile. Lo saliamo qualche decina di metri fino ad incrociare un valloncello ghiaioso che lasciamo alla nostra destra. Pieghiamo leggermente verso sinistra e lungo facili roccette, alternate a balze erbose, torniamo in cresta poco sopra al salto roccioso, nei pressi di un cartello metallico privo di scritte. Saliamo ora leggermente a sinistra della cresta per poi tagliare in mezzacosta il ripido pendio erboso che scende dalla nostra destra. Qui seguiamo una traccia abbastanza evidente per poi abbandonarla e salire dritti verso destra in un punto non preciso, a seconda del nostro giudizio. Torniamo così in cresta e la seguiamo su terreno erboso. Impressionante il salto verticale verso destra. In breve eccoci all’ometto di vetta. Possiamo proseguire in cresta su terreno più agevole, scendendo verso una sella e risalendo fino ad una successiva sommità poco più bassa della vetta, l’anticima Sud. Da qui è possibile vedere il resto della cresta Sud, molto articolata e con vari saliscendi, che continua fino al Passo Branchino.
Discesa
Torniamo ora alla vetta principale e ripercorriamo alcuni metri verso Nord. Giunti sopra ad un evidente valloncello erboso alla nostra destra, lo discendiamo con la massima cautela. Le pendenze sono elevate e l’erba alta nasconde buche e saltelli molto insidiosi. Dopo meno di 50 metri di discesa, lasciamo alla nostra destra una piccola formazione rocciosa sormontata da grandi mughi. Proseguiamo senza un percorso obbligato zigzagando nel canale erboso, alla ricerca delle minori difficoltà. Finalmente dopo circa 200 metri di discesa, incrociamo una bella traccia che seguiamo verso destra. Non illudiamoci: la traccia ben presto ci conduce ad attraversare una zona molto esposta e ripida, tagliando a mezzacosta una fascia di roccette miste ad erba. Si tratta forse del punto più pericoloso del tracciato. Usciti da questo punto, il percorso rimane disagevole ma non più pericoloso. Non ci resta che seguire la labile traccia che dopo un breve tratto roccioso ci conduce in vista del piccolo rifugio Branchino al quale arriviamo senza un vero tracciato, ma seguendo il percorso migliore tra prati e zona di piccoli sfasciumi. Dal rifugio, seguendo il comodo e frequentato sentiero n. 218, saliamo al vicino e pittoresco Lago Branchino e da qui sempre su terreno prativo eccoci al Passo Branchino (20 minuti dal rifugio). Scendiamo ora lungo il versante opposto. Con il sentiero n. 219, detto anche “sentiero delle farfalle” camminiamo tra pascoli e vallette. Superiamo una piccola baitella di sassi e proseguiamo fino ad attraversare un torrentello. Proseguiamo la discesa avendo alla nostra destra un ardito torrione roccioso collegato da una cresta alla cima del Corno Branchino. Dopo aver superato un secondo torrente facendo un minimo di attenzione al sentiero reso scivoloso dall’acqua, entriamo in un bel bosco misto che diviene più fitto man mano scendiamo. Superiamo una deviazione verso sinistra e proseguiamo dritti. Eccoci ora ormai in vista delle Baite di Mezzeno che raggiungiamo lungo un comodo sentiero erboso tra i pascoli della baita. Una breve salita ci porta alla stralla e ai locali della casera di Mezzeno e da qui con una discesa sterrata ci troviamo al ponticello attraversato all’inizio della camminata e successivamente all’auto.

Note
La salita al Corno Branchino può essere fatta anche lungo la più impegnativa cresta Sud che inizia dal Passo Branchino. Questa si svolge lungo un affilato percorso molto esposto ed anch’esso non segnalato, principalmente su erba alternata a salti rocciosi, più o meno aggirabili su ripidissimi ed insicuri pendii erbosi. Una volta giunti in vetta è così possibile scendere lungo la cresta Nord che noi abbiamo invece percorso in salita. Molti confondono il Corno Branchino con l’ardito sperone roccioso che si innalza dalla bella vallata che scende dal Passo Branchino verso le Baite di Mezzeno, e si trova ad Ovest rispetto alla cima vera e propria.
   

Ingrandisci

Ingrandisci

L'Arera vista dal Passo della Marogella

Il tracciato visto dallo stesso passo

   

Ingrandisci

Ingrandisci

Sotto il salto roccioso

Il tratto che aggira il salto

   

Ingrandisci

Ingrandisci

L'ultimo tratto di salita

La vetta del Corno Branchino

   

Ingrandisci

Ingrandisci

La vetta vista dalla successiva antecima Sud

Il rifugio Branchino