Cima di Lemma e Cima della Scala

 
Zona montuosa Alpi Orobie Località di partenza Località Tegge - Foppolo (BG)
Quota partenza 1580 Mt. Quota di arrivo 2429 Mt.
Dislivello totale 1300 Mt. circa Data di uscita 28/09/2019
Ore di salita 3 h. per la Cima di Lemma
altri 45' per la Cima della Scala
Ore di discesa 4 h.
Sentieri utilizzati n. 270A Giudizio sull'escursione Bella
Sass Balòss presenti Omar, Gölem Difficoltà EE; passi di I e II
Condizioni climatiche e dei sentieri
Gradevole e tiepida giornata autunnale. Cieli sereni che hanno regalato ampi panorami. Sentieri mediamente ben segnalati fino alla Cima di Lemma, salvo l’inizio del percorso dove mancano delle chiare indicazioni presso il borgo di Tegge: è infatti facile sbagliare direzione appena partiti; se si segue la prima freccia indicante il Passo di Tartano dopo il ponticello presso il parcheggio e non si passa dalle belle case di Tegge, si finisce a risalire un ripido valloncello e si rimarrà più alti lungo i pendii del Monte Arete. Dalla Cima di Lemma fino alla vetta della Cima della Scala, non esistono bolli od ometti ed in un paio di punti un poco delicati è facile rimanere dubbiosi sul passaggio migliore da seguire lungo la evidente cresta. Tornati al Passo del Tartano, fin verso il Passo del Porcile i bolli tornano numerosi ed evidenti. Un ultimo punto poco chiaro lo incontreremo presso l’ultima baita in discesa dal Passo di Porcile verso Tegge: qui il sentiero tende ad andare verso sinistra, i bolli spariscono e forse occorreva scendere verso destra lungo il torrente presso la baita stessa.
Eventuali pericoli
Attenzione ad alcuni passaggi molto esposti lungo la cresta della Cima di Scala. Si tratta di un paio di punti, non difficili tecnicamente, ma piuttosto impressionanti e che necessitano di trovare la via migliore per passare.
Presenza di acqua
No
Punti di appoggio
Durante la camminata ci imbatteremo in varie strutture più o meno adatte allo scopo.
Materiale necessario oltre al tradizionale
Nulla.
Caratteristiche dell'escursione

Descrizione generale
Se la salita alla Cima di Lemma con partenza da Foppolo e transito dal Passo del Tartano e ritorno dal Passo di Porcile è un classico dell’escursionismo di queste zone, non altrettanto possiamo dire della deviazione per salire l’invitante e pochissimo frequentata Cima della Scala o Cima Scala o ancora Cima di Scala (a seconda della cartina che si consulta...). Quest’ultima si trova in territorio valtellinese ed è collegata alla Cima di Lemma da una bella cresta che presenta alcuni divertenti passaggi adatti ad escursionisti esperti e richiede condizioni di terreno ben asciutto. Il resto della camminata si svolge su facili sentieri immersi in un ambiente molto arioso con ampi panorami e differenti caratteristiche: si va dal bosco di abeti, al pascolo aperto, dalla pietraia alla conca che ospita luccicanti laghetti alpini. Per compiere un bel anello abbiamo optato per salire anche al Passo di Porcile, poco sopra ai laghetti omonimi e da qui scendere a Foppolo.
Descrizione percorso
Lungo la strada della Valle Brembana, saliamo all’ormai poco attraente paese di Foppolo, rovinato dalla speculazione edilizia degli anni ’70, quando l’importante era costruire e non si guardava all’armonia di ciò che veniva eretto tra i monti e le valli. Poco dopo l’ngresso in paese, si seguono le indicazioni per la località Tegge dove lasciamo l’auto in un piccolo parcheggio accanto ad alcune case e cascine. Un'evidente freccia indicante il Passo del Tartano ci segnala di scendere verso un ponticello lungo una ampia sterrata. Superato il ponticello, ignoriamo la freccia successiva verso destra e proseguiamo dritti in falsopiano fino alle bellissime baite nel borgo di Tegge. Qui, sulla sinistra si stacca un sentierino in discesa che seguiamo. Perdiamo quota tra alcuni larici e qualche cespuglio e poi per prati. Una volta incontrato un sentiero che sale da sinistra dalla sottostante strada provinciale, lo seguiamo verso destra in netta salita. Numerose frecce riportano la direzione per il Passo di Tartano. Procediamo in un fitto bosco. Il sentiero alterna tratti ripidi ad altri molto più riposanti. Superiamo un paio di valloncelli ed arriviamo ad un tavolino di legno con una bacheca. Da qui è ben visibile la zona di San Simone, dominata dalla severa mole del Monte Pegherolo e dalla lunga cresta che discende fino al Monte Cavallo. Proseguiamo in falsopiano fino ad un secondo tavolino con relativa bacheca ed eccoci in un ampio pascolo dove un paio di baite fanno della mostra di sé. Passiamo accanto ad una stalla sul cui muro è riportato un bollo giallo con il numero 8. La lasciamo alla nostra destra e proseguiamo verso l’ormai visibile Passo del Tartano. Dopo aver superato alcuni larici ed una zona di cespugli e pietraie, scendiamo in un ampio vallone fino ad attraversarne il torrente al suo centro. Da qui risaliamo brevemente verso la vicina Baita Tri Camì. Oltrepassiamo la baita e saliamo ad incrociare il sentiero n. 101 proveniente da San Simone. La salita è poco ripida e con vari tornanti dolci, su fondo sassoso. Rimontiamo così il fianco erboso della vallata. Bella la vista sui Monti Valegino e Arete. In circa 15 minuti, eccoci ad un paio di baite, di cui una attrezzata per un eventuale sosta improvvisa (tavoloni e panche all'interno). Alle baite, troviamo una palina che ci segnala il passo a circa 20 minuti. Qui vediamo anche una freccia del sentiero n. 112 per Cambrembo. Salendo in una zona ariosa ed erbosa, tra qualche ondulazione del terreno rimontiamo l'ampia conca ai piedi della Cima di Lemma. Salendo si vede anche una baitella isolata, verso sinistra. Giunti al Passo del Tartano, ci godiamo il bellissimo panorama verso la Valtellina e verso il Monte Cadelle. Al passo vediamo anche i resti di trincee di guerra, un'alta croce di ferro posta accanto ad una più piccola ed una minuscola baitella privata. Una palina ci segnala che siamo a 2108 metri di quota e che per la Cima di Lemma mancano altri 45 minuti. Ora non dobbiamo fare altro che salire verso sinistra seguendo la timida traccia che, restando poco sotto la cresta che fa da confine con la provincia di Sondrio, ci conduce con regolare pendenza verso la nostra meta. Seguiamo il tracciato a mezzacosta per poi portarsi in cresta più in alto tagliando verso l'alto, oppure restiamo sempre sulla traccia più in basso. Una volta arrivati alla sella sotto la vetta, non dobbiamo fare altro che seguire la facile dorsale che in pochi minuti ci porta all'omino di sassi con paletto di metallo e placca sulla vetta della Cima di Lemma. Dopo una meritata sosta, seguiamo l’evidente cresta che scende a Nord in territorio valtellinese, ignorando l’altra cresta verso sinistra che porterebbe al Passo di Lemma. Il percorso è segnato da alcuni bolli fino ad una sella ampia e poco accentuata. Da qui i bolli scendo verso destra. Noi invece proseguiamo lungo la cresta che ora diviene più stretta e attraversa alcune facili rocce. Segue una zona erbosa in leggera salita. Poco oltre ecco una seconda fascia di rocce camminabili e subito dopo un ripido prato che ci conduce ai piedi di un facile salto roccioso. Qui si vede una placca a ricordo di un giovane caduto tra i monti. Il percorso ora cambia totalmente e diviene più impegnativo, ma mai difficile. Ci troviamo su una cresta rocciosa piuttosto ripida ma che presenta roccia stabile. I gradoni da risalire sono semplici, anche se l’esposizione a tratti è elevata. Superato questo punto, torniamo a camminare agevolmente su cresta erbosa. Eccoci ora davanti ad un tratto roccioso caratterizzato da un salto verticale di circa 2 metri (II grado superiore) da salire di forza sfruttando alcune lame orizzontali di ottima roccia. È possibile aggirare questo tratto scendendo leggermente verso sinistra e poi risalendo oltre lo spigolo del salto, ma le pendenze potrebbero essere più pericolose della roccia (questo è il punto più impegnativo in discesa). Segue una serie di rocce e blocchi senza difficoltà fino ad un improvviso intaglio. Per scendere alla base dell’intaglio occorre affrontare direttamente una placca di circa 4 metri in discesa. La difficoltà è contenuta (II grado scarso), ma i pendii ai lati sono poco invitanti. Forse esiste un passaggio verso destra per evitare la placca, ma in caso di scivolata su erba e roccette, sarebbe impossibile arrestarsi. Meglio la placca, quindi. Dall’intaglio, ecco il punto più delicato della salita. Si tratta di un salto roccioso strapiombante costituito da grossi blocchi scuri. Per superarlo, occorre portarsi sotto al tratto strapiombante salendo un breve tratto di balze erbose e poi spostarsi verso destra, aggirando i blocchi rocciosi. Ci spostiamo molto delicatamente lungo una specie di cengia appena accennata fatta da lastre di roccia non sempre salda. Una volta aggirato lo spigolo roccioso, risaliamo a quattro zampe dritti per un ripidissimo prato di erba molto spinosa fino a tornare in cresta. Da qui non ci resta che seguirne il facile filo ed arrivare all’ometto di vetta in pochi minuti.
Discesa
Tornati alla Cima di Lemma con la dovuta cautela nei punti più esposti, siamo poi scesi nuovamente al Passo del Tartano e da qui, seguendo le indicazioni di alcune paline, abbiamo proseguito per un breve tratto di cresta verso i Laghi di Porcile. Giunti al rudere di una struttura delle trincee militari, poco più di alcune mura abbattute, abbandoniamo la cresta per scendere verso il versante valtellinese seguendo i numerosi bolli bianchi e rossi. Scendiamo lungo una bella pietraia ed in breve eccoci ad uno dei laghetti di Porcile. Superiamo una baitella di pietra con resti di un tavolino per pic-nic e riprendiamo a salire verso il Passo di Porcile. Il sentiero serpeggia tra vellette e conche erbose, poi si innalza verso il valico lungo un valloncello pietroso. Giunti al passo, ci godiamo la bella vista sottostante a tutta attorno a noi. Alla nostra sinistra si trova l’imponente Monte Cadelle e a sinistra l’impegnativa cresta che sale al Monte Valegino. Scendiamo ora lungo il versante opposto del passo, verso Foppolo. La discesa inizialmente si svolge su pietraia lungo un sentierino piuttosto scomodo, poi il terreno diviene più agevole. Superiamo una prima baita, poi una seconda. Ora procediamo prevalentemente su terreno erboso, frammisto a tratti sassosi. Arrivati ad una terza baita, la oltrepassiamo e superiamo un torrentello. Qui forse, il sentiero corretto scendeva verso destra, proprio in corrispondenza del corso d’acqua, lungo un profondo ed evidente vallone. Noi andiamo a sinistra per comodo sentiero che poco dopo si inoltra in un bel bosco. La discesa è veloce e comoda, ma ci allontana da Tegge verso sinistra. Usciti dal bosco, nei pressi di un paio di baite, alcuni segnali ed una palina ci indicano di andare verso destra. Oltrepassiamo una baita in rovina e poco dopo ignoriamo le indicazioni per Foppolo che andrebbero a sinistra. Ormai in vista del parcheggio non ci resta che tagliare un ripidissimo prato e scendere poi dritti verso le case presso le quali abbiamo lasciato l’auto.

Note
Una piccola precisazione: la località Tegge, dove lasciamo l’auto e dove si trovano alcune case, non è da confondere con il bellissimo borgo di baite e cascine di Tegge, posto a circa 5 minuti di cammino dal parcheggio. Qui si rinvengono bellissime baite ristrutturate, immerse in un angolo veramente suggestivo, tra prati ben curati e boschi. Sulle mura di una di queste cascine vi sono alcuni pregevoli affreschi datati addirittura 1635!
Commenti vari
L’ormai derelitto Gölem, durante la discesa dal Passo di Porcile, è stato vittima di una potenzialmente pericolosa distorsione alla già malconcia caviglia destra. Dopo alcuni minuti di sofferenza, grazie ad una fasciatura improvvisata degna del dr. House, il tapino ha potuto riprendere lentamente la via del ritorno, con grande rammarico dell’Omar che pregustava già un comodo rientro in elicottero. Resta il sospetto che più della fasciatura, a consentire il proseguo del cammino di Lazzaro-Guglielmo, sia stata la minaccia del costo del giretto in elicottero tanto invocato dal perfido e furbo compagno di camminate. Una bella birra gelata presso la Tavernetta di Branzi ha comunque alleviato dolori e preoccupazioni dei due sassolini.

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Dalla cima di Lemma verso cresta per la Cima della Scala

La cresta da percorrere

   

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Omar sulla placca da discendere

Guly sotto al salto da aggirare verso destra

   

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Guly in vetta alla Cima della Scala

Durante il ritorno verso la Cima di Lemma

   

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Il Laghetti di Porcile

Omar nei pressi di uno dei laghetti

   

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Rilievi GPS