Monte Carè Alto - Via Normale

Zona montuosa Adamello/Presanella Località di partenza Valle di Borzago - Località Pian della Sega (TN)
Quota partenza 1260 Mt. Quota di arrivo 3463 Mt.
Dislivello totale 2250 Mt. circa Sentieri utilizzati n. 213, 215
Ore di salita

3 h. per il rifugio
4 h. dal rif. alla vetta

Ore di discesa 2 h. 30' fino al rifugio
2 h. dal rif. al parcheggio
Data di uscita 6-7/08/2007 Giudizio sull'escursione Molto bella
Sass Balòss presenti Omar, Gölem Difficoltà E fino al rifugio
PD+ per la vetta (passaggi di II grado)
Condizioni climatiche, dei sentieri e della neve
Caldo e umido il primo giorno, con un forte temporale durante la sera. Il giorno successivo abbiamo trovato tempo splendido fino alle 10 di mattina, poi una forte nebbia ed in seguito un violento temporale hanno reso tutto più difficile e hanno influito non poco sulla nostra rinuncia a pochi metri dalla vetta. Sentieri ben segnalati fino al rifugio ed oltre fino alla zona dei Pozzoni. Da qui i bolli si fanno più rari e a tratti poco visibili. Una volta giunti sul ghiacciaio, poco ripido e in alcuni punti crepacciato, ovviamente non avrete nessun segnale, così pure per l'ultimo tratto di roccia che è piuttosto instabile.
Eventuali pericoli
A parte i soliti di un escursione in alta quota, fate attenzione ad alcuni crepacci piuttosto ampi e profondi lungo il ghiacciaio che potrebbero essere ben coperti a inizio stagione. Possibile caduta di rocce nella parte sotto la cresta finale. Evitare (o interrompere) la salita in caso di nebbia perché sul ghiacciaio non ci sono punti di riferimento.
Presenza di acqua
Troverete acqua ad una bella fontana subito dopo l'attraversamento del ponticello sul fragoroso torrente di fondovalle, dopo circa 1 ora di cammino dall'auto. Altra acqua la troverete al rifugio e poi lungo i vari corsi d'acqua che incontrerete il secondo giorno verso la vetta.
Punti di appoggio
Il rifugio Carè Alto (2450 Mt.) dopo circa 3 ore dalla partenza è l'unico punto d'appoggio durante tutta l'escursione, salvo alcuni anfratti creati da enormi massi nella parte bassa della valle iniziale.
Materiale necessario oltre al tradizionale

Ricordatevi, oltre a corda (possibilmente due mezze da 60 Mt.), caschetto, ramponi, imbraco e piccozza, anche qualche dado e alcuni cordini per compiere la salita della parte rocciosa e garantirvi materiale sufficiente per una discesa in tutta sicurezza. Per chi volesse affrontare direttamente la pala ghiacciata servono anche i chiodi da ghiaccio.

Caratteristiche dell'escursione

Descrizione generale
Bella salita ad una montagna che presenta una serie di caratteristiche alpinistiche da non sottovalutare. Il primo giorno dall'auto al rifugio appare piuttosto monotono e faticoso, mentre il secondo, dal rifugio in poi, lo troverete ricco di ambienti diversi, sempre entusiasmanti e con panorami mozzafiato.
Dal rifugio Carè Alto è anche possibile raggiungere il Corno di Cavento.
Descrizione percorso
Per chi giunge da Tione di Trento, una volta arrivati a Piazzo, in corrispondenza di una strettoia dopo un semaforo, troverete l'albergo Moleta, subito dopo vi è il poco visibile e stretto bivio per la Val Borzago. Svoltate a sinistra e risalite questa bellissima valle fino al termine della strada asfaltata. Qui, un ampio e comodo parcheggio (località Pian della Sega) ci consente di lasciare l'auto nei pressi di un'area pic-nic e iniziare la lunga e ripida salita al rifugio Carè Alto. Alzando lo sguardo lo potrete già vedere, lontano e alto, ma non fatevi ingannare, ci vorranno circa 3 ore per giungere alla sua porta. Imboccata l'ampia strada sterrata immersa nel bosco di abeti, la si segue per alcune centinaia di metri. In corrispondenza di un tornante verso destra la si abbandona proseguendo dritti in un sentiero che si inerpica accanto allo spumeggiante torrente che scende dalla valle che dobbiamo risalire. Lungo noiosi e ripidi gradini ricavati nel sentiero si guadagna rapidamente quota fino a sbucare in un piccolo praticello nei pressi del quale una palina ci invita a proseguire in leggera discesa fino ad un bel ponte oscillante in legno. Superato il torrente, iniziamo una lunga salita tra prati e bassi cespugli. Il percorso ci porta sotto alcune lisce placche rocciose. Sempre con una pendenza elevata arriviamo finalmente ad un mezzocosta pianeggiante verso sinistra dal quale si può ammirare l'intero tragitto fatto fino ad ora ed una provvidenziale panca in legno ci invita a riprendere fiato prima dell'erta finale. Ripartiti, ci troviamo ad aggirare un costone pratoso per poi ritornare a salire su terreno aperto. Giunti a un evidente e secco tornante verso destra, vediamo sopra di noi il rifugio. Da qui manca ancora quasi un'ora di ripida salita che si compie tra blocchi di pietra lisciati, tornantini e tratti su prato. Si giunge infine al rifugio, posto appena pochi metri a sinistra della cresta Est del Carè Alto, che scende giù diretta dalla cima. Una volta arrivati al rifugio, guardando verso il basso si potrà distinguere il parcheggio dove abbiamo lasciato l'auto e riposarci nei pressi di una bella chiesetta dalla forma fuori luogo (costruita dai prigionieri di guerra russi durante la Guerra Bianca). Il giorno seguente, si inizia a discendere dalla cresta dietro al rifugio tramite un'erta scalinata di pietra verso il fondo di un bellissimo vallone detritico chiuso a sinistra dalla cresta che dal rifugio porta direttamente al Carè Alto (la Cresta Est è una via di salita alternativa alla Normale, ma più diretta e impegnativa, con passaggi di arrampicata di III grado). Una volta terminata la discesa, si percorre un bel sentiero pianeggiante, comodo e sassoso, che ci porterà a superare un torrente grazie ad un ponte fatto da due corde d'acciaio (al ritorno il torrente potrebbe essere ingrossato di molto a seguito delle temperature più alte e quindi per lo scioglimento dei ghiacci sovrastanti). Da qui, ancora qualche girovagare tra grosse pietre e ruscelletti e poi si inizia la vera salita a zig zag ai Pozzoni, una specie di sella che domina l'intera valle e si apre sulla parte alta della montagna. Il percorso è sdrucciolevole e ripido, ma una volta raggiunti i Pozzoni (che sono dei laghi glaciali disseminati tra le placche di roccia), l'ambiente ci ripagherà della fatica. Attenzione a non proseguire verso gli invitanti laghi qui posti, ma cercate di rimanere verso sinistra e seguire i vari ometti sparsi sulle lisce pietre che incontrerete. Il percorso è abbastanza libero e un poco intricato, ma con un poco di intuito, e grazie ad alcuni ometti di pietre, arriverete a mettere piede sul ghiacciaio. Calzati ramponi e imbrago, muniti di corda e picozza iniziamo a camminare sull'enorme distesa di ghiaccio priva di validi elementi di riferimento da seguire. Cercate di portarvi verso l'evidente pala finale evitando punti ripidi e crepacci. Giunti sotto la parte finale, troverete una zona ai suoi piedi, a destra della verticale che scende dalla vetta, costernata di pietre e massi caduti dall'alto, proprio qui vi è la via di salita per superare l'ultimo ripido tratto (45°) ghiacciato e giungere alla ampia fascia rocciosa che ci separa dalla cresta finale. Risalite, facendo attenzione all'esposizione e ai massi mobili, una specie di diedro molto inclinato e poi una serie di canaletti e cengettine fino alla cresta. Da qui, le difficoltà diminuiscono. Si deve seguire la cresta con alcuni tratti di I grado e giungere così in vetta.
Discesa
Per la discesa, se avete corde sufficientemente lunghe, è possibile effettuare un paio di doppie per evitare i tratti più delicati della parte rocciosa. Tornati sul ghiacciaio percorrete a ritroso la via di salita fino al rifugio e da qui all'auto.

Note
Purtroppo, come spesso accade in queste zone, anche questo monte non è stato solo luogo di silenzio e spettacoli della natura, ma teatro di guerra e morte per moltissimi soldati durante la prima guerra mondiale. Ancora oggi, a testimonianza de questi sanguinosi fatti, si ritrovano sul ghiacciaio e nelle vicinanze, vari reperti, come filo spinato, baracche, muri a secco, scatolame e a volte proiettili. In questi anni è in corso una grossa operazione di pulizia che cerca di riportare alla situazione originaria questo posto magnifico. Da segnalare, per gli appassionati o per chi non vorrà oziare al rifugio, la presenza di varie vie di arrampicata aperte dalla guida alpina che gestisce il rifugio nelle vicinanze.
Commenti vari
Varie relazioni davano la salita alla vetta come F+. Noi, con le condizioni incontrate di ghiaccio vivo, neve e ghiaccio residuo lungo la parte finale sotto la cresta rocciosa, preferiamo classificarla come PD+, viste anche le peggiorate condizioni del ghiacciaio negli ultimi anni che ha lasciato scoperto una ben più ampia fascia rocciosa da risalire per portarsi in cresta. Come detto noi ci siamo fermati a ridosso della cresta al termine della fascia rocciosa.
   
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Lungo la salita al rifugio Il rifugio Carè Alto
   
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Attraversamento di un torrente Sul ghiacciaio
   
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Continua la salita sul ghiacciaio Losio studia il percorso
   
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Il Carè Alto La parte finale con la traccia e il punto di calata
   
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Losio lungo il ripido pendio sotto la cresta Omar in salita
   
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Sasso SuperFigo Losio in discesa
   
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Atapirati durante il ritorno