Cima Fontanelle dal Vajo Paradiso – Cima Valdritta

Zona montuosa Prealpi Trentine Località di partenza Madonna della Neve (TN)
Quota partenza 1570 Mt. Quota di arrivo 2207 Mt. – 2218 Mt.
Dislivello totale +800 Mt. (compresi i saliscendi) Data di uscita 26/06/2004
Ore di salita 2 h. 20' Ore di discesa 1 h. 30'
Sentieri utilizzati n. 66, 652 Giudizio sull'escursione Bella
Sass Balòss presenti Omar, Gölem Difficoltà EE
Condizioni climatiche e dei sentieri
Giornata fresca e nuvolosa, nebbia a banchi durante la salita, qualche sprazzo di sole durante la discesa. I sentieri 66 e 652 usati per scendere sono comodi e ben tracciati. Non esiste invece alcun sentiero né traccia lungo il vajo. Abbiamo rinvenuto lungo il solco del vajo dei tratti ancora innevati, che ci hanno probabilmente facilitato in alcuni tratti su roccia. Non è molto consigliabile percorrere il vajo con il bagnato o con l’umido, noi abbiamo avuti alcuni problemi su alcune placche di roccia, che bagnate diventano scivolosissime.
Eventuali pericoli
Lungo il canalone (vajo), soprattutto nei tratti colmi di sassi e detriti, è concreto il rischio di caduta sassi, consigliabile un caschetto.
Attenzione anche in caso di bagnato sulle rocce che diventano parecchio scivolose.
Presenza di acqua
No. Noi ne abbiamo rinvenuta un po’ di fusione, che proveniva dagli ultimi accumuli di neve rimasti nel vajo.
Punti di appoggio
Nessuno, se non ai rifugi lungo la strada, prima di imboccare il vajo, oppure il rifugio Telegrafo, sotto la cima omonima, che rimane però fuori dal percorso, seppur poco distante.
Materiale necessario oltre al tradizionale
Utili i ramponi se si sale ad inizio stagione, il caschetto è raccomandabile.
Caratteristiche della salita

Interessantissimo itinerario escursionistico (quasi alpinistico) che si snoda nel cuore meno battuto e conosciuto del massiccio del Monte Baldo. Il Vajo Pradiso, solitario e selvaggio, risale lo scosceso versante est del Monte Baldo, poco a sud della Cima Valdritta, sua massima elevazione. È un solco roccioso percorso da pochissimi escursionisti, per lo più dai conoscitori della zona, non difficile da percorrere, presenta dei passaggi su placche di roccia valutabili sul II° grado, forse qualcosina in più, ma molto brevi e con scarsa esposizione. Potrebbe essere più problematico piuttosto il superamento dei tratti ripidi con pietre, visto che molte di esse sono precarie e cadono molto facilmente. Non ci sono bolli o segnali lungo il percorso, solo dei rari ometti che vista la natura franosa del terreno hanno vita sicuramente breve.
La salita è davvero di grande soddisfazione, e quando si sbuca sulla mulattiera percorsa da numerosissimi escursionisti ai piedi delle cime Fontanelle e Valdritta si ha la sensazione di avere percorso un itinerario fuori dal mondo e soprattutto fuori da ogni guida escursionistica, ed è davvero così.
Molto bella pure l’ultima parte, la salita alla cima Fontanelle (detta anche Cima Prà della Baziva, non indicata su molte mappe), che noi abbiamo raggiunto dopo avere salito un gendarme roccioso posto sulla cresta, e che presenta alcuni tratti di notevole esposizione su roccette facili e divertenti, in un ambiente circostante dal sapore vagamente dolomitico.
Da provare.
Accesso automobilistico
Da Verona (o da Affi) percorrere l’Autostrada del Brennero verso Nord, uscendo al casello di Ala-Avio, portarsi ad Avio, e, passando sotto il bel castello, prendere la strada che si addentra nella Valle dei Molini. Dopo un tratto rettilineo alcuni tornanti fanno guadagnare quota, ad un bivio seguire a sinistra le indicazioni per il Rif. Monte Baldo e per la Madonna della Neve, ad un bivio successivo trascurare le indicazioni per il rif. Monte Baldo e proseguire sulla destra, ad un certo punto, nei pressi di una piccola seggiovia, si svolta a sinistra passandoci sotto, andando a raggiungere la Strada Graziani, che attraversa in quota le pendici orientali del monte Baldo. Si transita lungo la strada sui bei pascoli andando verso Sud, in direzione del Rif. Novezzina. Ad un certo punto sulla destra delle strada (quota 1550) è presente uno slargo con delle frecce che indicano il sentiero 652 per il Rif. Telegrafo; l’attacco del vajo in realtà è poco prima, dietro una curva verso sinistra tornando lungo la strada verso Nord, a circa 150-200 metri di distanza: in prossimità di uno slargo con possibilità di parcheggio sulla destra, la strada supera con un piccolo ponticello il solco del vajo, che a valle della strada precipita verticale; sotto il ponte c’è un sottopassaggio per l’acqua, sul lato a monte della strada una ringhiera, che occorre scavalcare, ci sono tre sbarre di acciaio a cavallo del corso d’acqua, qui si attacca la salita del vajo.
Descrizione del percorso
Una volta scavalcata la ringhiera e raggiunto il fondo del canale, si inizia a seguirlo, inizialmente facile con piccoli gradoni di roccia tra arbusti e mughi, poco dopo si incontra, in corrispondenza di due pareti a destra e sinistra, un piccolo risalto a placca, molto levigato, che occorre risalire (breve passo III°), poi ancora si riprende a salire il canale. Noi abbiamo rinvenuto il fondo del vajo pieno di neve, per cui è possibile che quei 2 metri regalatici dalla neve ci abbiano facilitato. Altrimenti, il salto di roccia è probabilmente evitabile salendo a destra su pendio ripido con mughi, e poi traversare verso sinistra ritornando sul fondo del canale poco più avanti.
Dopo la paretina si prosegue ancora lungo il solco, ricolmo di pietre smosse, divertenti alcuni passaggi di roccia posti in corrispondenza di alcune strettoie. Ben presto ci si trova di fronte ad un muro alto almeno una decina di metri, composto da placche di roccia, occorre salirlo (II°-III°) tenendo la destra sfruttando dei piccoli gradini levigati, trascurando la biforcazione dell’impluvio verso sinistra, proseguendo ancora poi lungo il canale, qui un po’ meno marcato.
Si seguita ancora a salire su terreno facile roccioso, qua e la occorre superare dei piccoli e divertenti salti di roccia, che chiudono il fondo del vajo. Intanto ci si sta approssimando sulla destra alla base di un isolato gendarme roccioso, alto almeno una ventina di metri.
Si giunge ad un certo punto ad una sorta di falsopiano, dove il canale si allarga un attimo, proprio di fianco (trenta metri di distanza sulla destra) dalla base del torrione di roccia isolato.
Qui il canale si sdoppia, nel senso che poco dietro una dorsale ricoperta di mughi se ne trova uno parallelo.
Noi abbiamo proseguito nel solco principale, ovvero in quello nel quale stavamo già procedendo, ancora in salita.
Giunti ad un certo punto il canale diviene meno percorribile, perché ricolmo di ogni sorta di sassi mobili e pietre, che vista la pendenza cadono spesso e volentieri.
Visto che il canale diveniva qui quasi impercorribile, pericoloso e soprattutto invisibile (in pratica il vajo si era ridotto a un piccolo impluvio insignificante) abbiamo traversato nei mughi fitti verso destra sperando così di ritrovare il vajo corretto (in realtà avremmo dovuto andare a sinistra, n.d.r.). Pochi metri dopo ci è apparso il vajo che a quel punto credevamo essere quello giusto, parallelo sulla destra a quello che stavamo percorrendo precedentemente. Trovato un punto in cui si poteva facilmente discendere nel canale, ci siamo entrati e abbiamo preso a risalirlo. Presto siamo sbucati ad una stretta selletta posta sulla cresta del Monte Baldo, purtroppo il lago sottostante non era visibile a causa della nebbia, ma si intuiva chiaramente che giù dal versante opposto la montagna precipitava. Ricordo proprio sulla sella un bel masso che sembrava fatto apposta per sedersi sopra.
Comunque era chiaro che eravamo sbucati in un punto morto, il vajo che avremmo dovuto seguire era sicuramente un altro, e doveva condurre alla mulattiera che passa sotto le cime del Monte Baldo.
Dalla selletta siamo discesi per un po’ di metri per dove eravamo saliti, poi abbiamo traversato (faccia a valle) verso destra passando sotto la parete rocciosa che scendeva dalla cresta, sperando di ritrovare il canale da seguire. Dopo un po’ di traversata su pendio ripido cosparso di mughi abbiamo visto il canale. Siamo discesi fino a raggiungerlo e lo abbiamo risalito. Qui il vajo era meno interessante che nella parte bassa, meno ripido, meno continue le parti di roccia, sassi mobili, comunque percorribile. Il canale si esaurisce in vista della mulattiera che passa sopra, che ben presto si raggiunge.
Nel punto in cui siamo sbucati sulla mulattiera ci si trova davanti un torrione di roccia, posto proprio sulla cresta del Baldo.
Non avendo niente di meglio da fare abbiamo cominciato ad arrampicarci sul torrione, sperando di avere una buona vista delle cime che ci stavano attorno, così da capire quale fosse quella che ci interessava: la Cima Prà della Basiva. Abbaiamo risalito dapprima un facile diedrino (III°), poi doppiato lo spigolo abbiamo seguito in salita un canale roccioso fino alla sommità del torrione, da dove ci è apparsa sulla desta (Nord) la vetta con croce della Cima Vadritta, “tetto” del Monte Baldo con i suoi 2218 Mt., e a sinistra (verso Sud) la forma invitante della Cima Prà della Basiva, con la sua singolare conformazione “stratificata” a placche di roccia sovrapposte, che precipitano verticali verso Ovest sulla sottostante ed ampia conca glaciale.
Dalla cima del torrione siamo scesi a Sud ad una selletta (Bocchetta dell’Acqua, 2140 Mt.) dove passa la mulattiera, da li siamo risaliti lungo una traccia ad un soprastante risalto erboso con cartello, e poi abbiamo iniziato a percorrere la panoramicissima cresta, che porta dapprima ad un salto verticale ben appigliato, molto esposto sulla destra, e con dei mughi sulla sinistra, superatolo si presenta un muretto alto una decina di metri, quasi verticale, che si supera direttamente sullo spigolo (II°) oppure con meno difficoltà sulla sinistra, ritornando poi sul filo di cresta. In pochi passi si è in vetta, dove si trova un ometto.
La vetta, molto solitaria e snobbata dagli escursionisti, permette col bel tempo di godere di quasi tutto lo specchio del Lago di Garda, e tutte le Alpi e Prealpi per centinaia di chilometri.
Una volta riposati e rifocillati siamo discesi alla mulattiera sottostante la vetta calando verso Sud per facile pendio a zolle e roccette, poi, già che eravamo li in zona, abbiamo deciso di salire anche sulla Cima Valdritta, forse per non essere da meno di tutti quegli escursionisti crucchi che ci salivano sopra.
Sfoggiando la nostra eccellente prestanza fisica in poche falcate eravamo sulla (bella) vetta, e sulle cimette successive, in realtà più alte di qualche metro.
Discesi poi di nuovo alla mulattiera la abbiamo seguita verso Sud fino al bivio con i sentiero 66 che cala giù a sinistra verso il versante Est del Baldo, il sentiero scende comodo a tornanti tra i mughi, poi, passando nel fondo della Val Campione, si innesta nel 652 che sale al Telegrafo. Occorre discendere per il 652 fino a dove esso si diparte dalla strada asfaltata. Seguendo a sinistra la strada per non più di 200 metri si ritorna alla piazzola dove si era parcheggiato.

Note
Come si intuisce dalla descrizione del percorso sopra riportata, non abbiamo percorso l’intera lunghezza del vajo, ma circa a due terzi dello stesso abbiamo sbagliato strada e abbiamo dovuto traversare per ritrovarlo. Disponevamo di una relazione che però non ci è servita un granché.
Commenti vari
Perdonate la carenza di fotografie. Purtroppo la Nikon digitale di Gölem è defunta, e Omar ha portato la sua fantastica reflex, dimenticando però di verificare quanti scatti rimanessero sul rullino (2) e che forse le batterie potessero essere scariche.
 

Ingrandisci

Ingrandisci

Primo tratto innevato

Facile placchetta all'inizio del vajo

   

Il contenuto di questo sito (testo, elementi grafici, immagini, ecc.) così come il modo in cui i contenuti sono presentati e formati è di esclusiva proprietà del gruppo SassBalòss ed è protetto dalle leggi italiane ed internazionali in particolare da quelle in materie di copyright. E' consentita la consultazione. Sarà concessa la duplicazione, anche parziale, solo dopo esplicita richiesta; in tal caso dovrà essere espressamente indicata, sulle copie realizzate, la provenienza della fonte ossia il sito internet www.sassbaloss.com. Ogni utilizzazione diversa da quelle sopra previste quindi (indicativamente: la distribuzione a terzi e/o la pubblicazione a scopo di lucro, la modificazione, l'elaborazione in qualunque forma e modo) deve considerarsi abusiva e sarà perseguita a norma delle vigenti leggi.