Pizzo Badile - Spigolo Nord (Via Risch-Zurcher)

Zona montuosa Masino/Bregaglia/Disgrazia Località di partenza Bondo (Val Bondasca - Svizzera)
Quota partenza 1300 Mt. Quota di arrivo 3308 Mt.
Dislivello totale +604 Mt. fino al rifugio
+506 Mt. dal rifugio all'attacco
+898 Mt. la via (1000 lo sviluppo)
Sentieri utilizzati n. T3, 21
Ore di salita 1 h. fino al rifugio
1 h. 30' dal rifugio all'attacco
10 h. la via
Ore di discesa 5 h. 30'
Esposizione Nord Giudizio sull'ascensione Ottima
Data di uscita 04-05-06/07/2004 Difficoltà IV, IV+
Sass Balòss presenti
Luca, Bertoldo.
Condizioni climatiche, dei sentieri e della roccia

Il sentiero per il rifuio Sasc Furà è ben segnalato e all'unico bivio è presente una palina del C.A.S. (Club Alpino Svizzero). Per il tratto invece che porta dal rifugio all'attacco si seguono degli evidentissimi ometti.
Roccia ottima lungo tutto il percorso ad eccezione di pochissimi metri un po' friabili se si esegue una variante per aggirare una placca.
La domenica il cielo è stato completamente coperto per tutto il pomeriggio. Verso sera si è schiarito e dal rifugio è stato possibile ammirare tutto lo spigolo nord. Il giorno seguente alla mattina il tempo era ottimo mentre nelle prime ore del pomeriggio dall'Italia sono giunte le prime nuvole. Verso le 16 il Badile è stato avvolto da un temporale coi fiocchi che ci ha costretto ad interrompere l'arrampicata e a ripararci come più potevamo. I fulmini ci sono passati talmente vicino che più volte abbiamo sentito delle scariche elettriche nel corpo. E' stata la mezz'ora più lunga della nostra vita. Un forte vento ha fortunatamente affrettato il passaggio del temporale e ci ha permesso di raggiungere la vetta. Martedì al nostro risveglio dopo aver passato la notte nel bivacco Redaelli (in vetta al Badile) abbiamo trovato ancora brutto tempo. A metà mattinata il cielo è tornato sereno. Nel pomeriggio verso le 16.30 il cielo si è ricoperto ed un altro temporale ha colpito il versante svizzero.

Eventuali pericoli

I pericoli che si possono incontrare sono quelli tradizionali dell'arrampicata.

E' da tener presente che si è in alta montagna, la via è lunga ed il tempo può cambiare molto rapidamente come è successo a noi (alla mattina il tempo era stupendo e nel pomeriggio i fulmini scaricavano a poche centinaia di metri da noi!). La zona del Badile è famosa per i forti temporali che si abbattono anche improvvisamente.

Presenza di acqua

Si incontra acqua in due punti salendo da Bondo al rifugio Sasc Furà. Dal rifugio all'attacco è possibile trovare qualche corso d'acqua dovuto allo scioglimento dei nevai. Lungo tutta l'arrampicata ovviamente non c'è acqua. Nel versante italiano è possibile trovare corsi d'acqua dovuti allo scioglimento dei nevai e dal rifugio Giannetti verso i Bagni di Masino un torrente attraversa la valle.

Punti di appoggio

Rifugio Sasc Furà sul versante svizzero (1904 Mt., 43 posti), bivacco Alfredo Redaelli in vetta al Badile (3308 Mt., 6 posti), rifugio Giannetti sul versante italiano (2534 Mt., 80 posti).

Materiale necessario oltre al tradizionale
Portare cibo e molta acqua perché l'arrampicata è lunga e il bivacco in vetta è completamente sprovvisto di ogni genere di viveri (troverete solo coperte, candele, accendino, pentole e una tanichetta per l'acqua).
Portatevi inoltre tutto l'occorrente per proteggervi da eventuali temporali e forti venti.
Utilissimi chiodi e martello per proteggere la via (specialmente gli ultimi 200 metri). Portare anche dadi (5-9) e friend (1-2-3).
Caratteristiche dell'arrampicata

Primo Giorno (domenica 4 luglio 2004):
Raggiungere il paese di Bondo in Val Bregaglia (823 Mt. - Svizzera). Entrare nel paese e seguire la strada che conduce in Val Bondasca. La strada molto stretta porta ad un posteggio (situato dietro il cimitero). Qui potete parcheggiare la macchina e proseguire a piedi oppure recarvi in uno dei negozi e bar del paese di Bondo e farvi rilasciare un permesso speciale (costa 9 euro) che vi consente di proseguire in macchina per altri 4,7 km.
Il permesso deve essere esposto con il numero di targa della macchina. Al nostro passaggo stavano istallando all'inizio della strada una bigliettatrice automatica.
Ottenuto il permesso proseguire lungo la stretta strada che risale la Val Bondasca. E' presente un bivio ma ci sono paline del C.A.S. che indicano la strada da percorrere per il rifugio Sasc Furà. Raggiunta la fine della strada parcheggiare dove è possibile.
Imboccare il sentiero (segnavia T3) che conduce al rifugio Sasc Furà ed alla Capanna Sciora. Dopo circa 10 minuti si raggiunge un bivio in località Laret (1368 Mt., palina C.A.S. e panchina per riposarsi). Prendere a destra attraversando il fiume e proseguire per prati e poi in mezzo al bosco fino a un tratto attrezzato con catene e corde metalliche. Successivamente il sentiero sale ancora per bosco fino a giungere ad un piccolo spiazzo dove è situato il rifugio Sasc Furà (1904 Mt.). Nonostante le paline a valle segnalassero due ore di percorrenza il rifugio si raggiunge dal posteggio in un'ora. Qui abbiamo pernottato.
 

Secondo Giorno (lunedì 5 luglio 2004):
Attacco, Descizione dell via
La via di salita è molto lunga e per arrivare all'attacco ci vuole ancora un'ora e mezza di camminata. E' pertanto necessario puntare la sveglia alle 4/4,30 del mattino. Fare colazione e poi percorrere per il sentiero che parte da dietro il rifugio e che conduce alla capanna Sciora. Il sentiero ad un certo punto gira a sinistra in direzione della vedretta del Cengalo. Voi invece dovete seguire gli ometti che conducono all'attacco dello spigolo stando a destra. Durante l'avvicinamento è comunque sempre ben visibile lo spigolo pertanto è impossibile sbagliare sentiero.

Per arrivare alla base della parete si potrebbe trovare neve anche in stagione avanzata. Potrebbero venire utili i ramponi, noi fortunatamente abbiamo trovato il nevaio con impronte ben fonde.

 

Data la lunghezza della via i tiri non verranno numerati come è nostro solito fare, faremo solo una descrizione generale.

Troverete soste cementate posizionate a circa 30 Mt. di distanza l'una dall'altra fin quasi in vetta.

La chiodatura a spit è invece caratteristica della prima metà della via (finche vedrete la "famosa" frana), poi troverete prevalentemente chiodi a volte integrati con fix.

L'ultimo tratto dello spigolo è abbastanza discontinuo e quasi interamente da attrezzare.

 

Una volta giunti alla base della parete salire restando sul lato est dello spigolo finché le vostre capacità ve lo permettono. Dopo di che è opportuno imbracarsi ed iniziare la "scalata".

Sempre restano sul versante est troverete una sosta fatta da due chiodi uniti da cordini. E' situata alla base di una placca, posizionata a sua volta sotto un risalto dello spigolo.

Una volta individuata questa sosta è impossibile perdere la via fino in vetta fatta eccezione di alcuni tratti ambigui che poi spiegherò.

Proseguire dritti sulla placca appoggiata fino ad individuare la seconda sosta a chiodi. Da qui seguire gli spit che vi faranno piegare a destra per giungere finalmente sul filo dello spigolo ed alla prima sosta con anello cementato.

Salire ora sempre seguendo il filo dello spigolo per 3-4 lunghezze fino ad una sosta posta sotto un salto verticale. Aggirare l'ostacolo nel diedro che si forma a destra e una volta giunti sulla placca soprastante raggiungere la sosta riportandosi a sinistra.

Continuare sempre sul filo dello spigolo fino a superare due placche (la prima molto più di aderenza) di 4c comunque ben attrezzate a fix. Questi sono i due tiri più attrezzati della via e per superare il primo sono necessari 6 rinvii.

Il primo punto dove potreste avere dubbi sulla via da seguire è quando arriverete all'altezza della frana ben visibile alla vostra destra. Non fatevi ingannare dal sentiero che porta verso di essa, continuate a salire sullo spigolo, portandovi leggermente sul versante ovest (ossia dalla parte della frana) per una trentina di metri per poi tornare a sinistra in sosta. Da questo tiro i fix scarseggiano, cercate bene i chiodi. Comunque noi per alcuni tiri non abbiamo trovato niente fuorché le comodissime soste cementate.

Proseguire sempre sul filo dello spigolo (stando leggermente verso il versante nord-ovest dove l'arrampicata è più facile) per altre lunghezze fino a ritrovarsi ad una selletta. Guardando a sinistra vedreste un fix ed una anello con chiodo belli lucidi, anche questa volta è un inganno. Dalla selletta salite alcuni metri e troverete una bellissima sosta cementata. Da qui proseguire portandosi ancora una volta sul versante ovest dello spigolo superando un grosso masso vicino alla sosta. Seguire i chiodi fino alla successiva sosta.

Da qui dopo pochi metri sarete ad un bivio. O seguire i fix che salgono su una placca a sinistra che riporta in cresta allo spigolo (5a+) o i chiodi che proseguono sul versante ovest. Quest'ultima è più facile ma un po' friabile (attenzione) e i chiodi portano proprio sotto ad uno strapiombo al di sopra del quale si trova subito la sosta cementata molto aerea. Lo strapiombo si può aggirare continuando sul lato ovest dello spigolo. Così facendo però farete una trentina di metri su roccia friabile (ma non difficile) e non attrezzata.

Si raggiunge un'altra sosta cementata meno aerea. Proseguire per altre lunghezze divertenti e non difficili fino ad oltrepassare una placca molto levigata attrezzata sia con chiodi vecchi che fix fino a sostare sotto al muro alla fine della placca. Continuare per il diedro che si forma a destra raggiungendo la sosta successiva (2 chiodi uniti da cordini).

Risalire verticalmente le rocce esposte ma non difficili.

La via perde progressivamente inclinazione e diventa discontinua.

Da qui a parte qualche cordino in clessidre non abbiamo trovato più niente di attrezzato.

Continuare fino ad una cinquantina di metri dal torrione della punta occidentale. Portarsi a questo punto sul versante est dello spigolo e seguire una evidente cengia che in pochi tiri conduce facilmente in vetta.

Una volta arrivati in vetta abbiamo percorso la cresta dirigendoci verso il Bivacco Alfredo Redaelli. Il Bivacco è in grado di ospitare per la notte 6 persone. Qui abbiamo pernottato.

 

Terzo Giorno (martedì 6 luglio 2004):
Discesa
Il terzo giorno era dedicato alla discesa. Quasi tutte le persone che salgono lo spigolo nord scendono dalla via Normale situata nel versante italiano. Noi invece avevamo intenzione di calarci in doppia lungo lo spigolo stesso. Per questo motivo avevamo lasciato del materiale al rifugio. Al nostro risveglio però abbiamo trovato brutto tempo. Una forte nebbia avvolgeva la vetta e qualche goccia cadeva sulle nostre teste. E' stato così necessario un cambiamento di programma per non correre il rischio di trovarci nuovamente faccia a faccia con i fulmini. Siamo scesi dalla via normale (guardando il versante italiano resta sulla sinistra della vetta) scendendo per facili roccette fino ad incontrare un anello per la calata. Noi abbiamo iniziato a calarci (soste cementate ogni 60 metri, soste con cordini ogni 30 metri). Abbiamo però "perso" la via Normale continuando le calate nel canale comunque attrezzato per la discesa in doppia fino alla fine. Siamo sbucati su di un nevaio a destra dello spigolo sud. Dal nevaio sono visibili degli ometti che conducono al ben visibile rifugio Giannetti (2534 Mt.). Una volta raggiunto il rifugio seguire l'evidente (e fin troppo segnalato) sentiero n. 21 che conduce ai Bagni di Masino (1172 Mt. in Val Masino).
Qui giaceva il padre di Bertoldo molto arrabbiato per le 4 ore di ritardo! Dopo averci recuperati ci ha riportato a Bondo affinché potessimo risalire al rifugio Sasc Furà per recuperare il materiale depositato e saldare il conto con il rifugista. Nella discesa un'altro temporale si è abbattuto sulle nostre teste lavandoci completamente.

Note

La salita al Badile mediante lo spigolo Nord non richiede grandissime capacità tecniche in quanto si tratta di un IV°+ (con un passaggio di V° raggirabile). La difficoltà sta nell'ambiente, si è su una via di 1000 metri di sviluppo su una parete nord a oltre 3.300 metri di altitudine.
All'inizio lo spigolo è ben attrezzato con fix e soste cementate (con anello per la calata). A metà via chiodi e fix si fanno un po' rari e gli ultimi 200 metri di sviluppo della via sono completamente da attrezzare (anche le soste!).

Commenti vari

E' stato il primo temporale con il quale ce la siamo vista veramente brutta..., che ci ha fatto trascorrere minuti interminabili..., e che ci ha fatto dubitare di non tornare a casa...!


«Fra le gioie più pure che mi danno questi viaggi (...) anche se gravati da disagi, da ansie, da rischi, da pericoli, sono quelle ore di serena meditazione che mi concedono le solitudini (...). Ed è così che al ritorno nella vita cosiddetta civile... provo ogni volta un senso di sgomento, un senso di disagio e vorrei scappare, vorrei correre via subito lontano, lontano, vorrei tornare fra gente semplice, umile e primitiva, ma soprattutto vorrei tornare dove non c'è nessuno, dove ci si trova soli di fronte a sé stessi e a Dio» (Ardito Desio nella prefazione del libro "La conquista del K2").

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Il P.zo Badile con l'affascinante spigolo Nord
visto dal Rif. Sasc Furà

La Parete Nord-Est del Badile baciata dai primi raggi di sole

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Luca nei primi tiri
Bertoldo sempre all'inizio dell'avventura

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Finalmente, dopo 1000 peripezie, al sicuro nel bivacco Alfredo Redaelli

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La vetta del Pizzo Badile 3308 Mt.
La parete sud del Badile (versante italiano)
con visibile il bivacco Redaelli

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Lo schema della via liberamente tratto da Plasir Sud

 
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