Cima d'Avert

 
Zona montuosa Alpi Orobie Località di partenza Valbondione (BG)
Quota partenza 900 Mt. Quota di arrivo 2616 Mt.
Dislivello totale 1950 Mt. con i saliscendi Data di uscita 23/07/2018
Ore di salita 5 h. Ore di discesa 3 h. 30'
Sentieri utilizzati n. 331, 334, 302 Giudizio sull'escursione Bella
Sass Balòss presenti Omar Difficoltà EE
Condizioni climatiche e dei sentieri

Giornata splendida, cielo terso, visibilità massima, temperatura fresca. Solo un forte vento freddo in quota disturbava un poco, ma accontentiamoci... Sentieri ben evidenti fino alla deviazione per Baita Rigù, per raggiungere la quale vi è una traccetta nel bosco poco battuta e priva di segnali. Dalla Baita fino al pozzo piezometrico dell'Enel non esistono segni ma solo una labile traccia nell'erba alta. Dal pozzo i sentieri divengono ben segnalati e più evidenti, con numerosi bolli rossi e bianchi. La cresta sud di salita alla Cima d'Avert non presenta segni di passaggio. Anche lungo la discesa della pietraia sotto la cima fino quasi al pozzo è priva di segni di passaggio e necessità di intuito e buona visibilità per essere percorsa in sicurezza. In generale i sentieri sono sicuri. Massima attenzione durante la discesa dal Simal lungo il canalone che porta sotto la Cima d'Avert e nei tratti già ricordati sopra.

Eventuali pericoli
Oggettivo pericolo di caduta sassi lungo il canale sotto il Simal. La cresta sud della Cima d'Avert deve essere percorsa con passo fermo e sicuro, specialmente in discesa.
Presenza di acqua
Troverete acqua lungo gran parte del percorso dal pozzo dell'Enel in poi fino al Simal.
Punti di appoggio
Il primo ricovero di fortuna lo troviamo nei pressi della Baita Rigù: si tratta di una tettoia ai margini del bosco (meno di 1 ora dall'auto). Più su potremo ripararci in una piccola grotta poco prima del pozzo dell'Enel (1 ora e 40 minuti dalla partenza); oppure presso il vicino baitello al cui fianco sorgono delle antenne ripetitrici Da qui in poi non si trova più possibilità di riparo salvo qualche enorme masso sotto cui mettersi in caso di pioggia.
Materiale necessario oltre al tradizionale
Nulla
Caratteristiche dell'escursione

Descrizione generale
Ancora una volta affrontiamo un percorso verso una cima poco frequentata e pochissimo conosciuta, anche perché raramente indicata dalle più comuni cartine escursionistiche. Non per questo il percorso, l'ambiente, il panorama e la cima stessa non sono degne di nota, anzi. La zona è quella del Pizzo Redorta di cui la Cima di Avert è lo sperone Sud-Orientale, l'ambiente è quindi affascinante, severo, solitario ed aspro. La fatica compiuta per salire questa montagna è ampiamente ripagata dagli ampissimi panorami e dalle forti emozioni che essa regala. Percorso divisibile in due parti: la prima adatta a chiunque sia allenato, fino alla sella del Simal; la seconda più indicata per persone preparate fisicamente ad affrontare alti dislivelli e distanze nonché abituate a muoversi sulla roccia friabile di queste zone.
Descrizione percorso
Poco prima di Valbondione in alta Valle Seriana, qualche centinaio di metri dopo la piazzola d'atterraggio dell'elisoccorso, sulla destra troverete un ampio spiazzo sterrato con alcuni capannoni (dovrebbe essere un deposito di autobus); qui si trova una palina seminascosta indicante il sentiero n. 331 per il Lago d'Avert. Lasciamo l'auto nello spiazzo ed iniziamo a camminare lungo il sentiero che si immette subito in un boschetto misto. Non facciamoci impressionare dalle tempistiche della palina (5 ore per il Lago d'Avert e 6 ore per la località Simal sono decisamente esagerate!). Saliamo quindi con calma nel bosco con un comodo sentierino che subito supera un piccolo vigneto (alquanto inconsueto da queste parti...). Raggiungiamo una serie di tornantini posti sotto ad una fascia rocciosa. Circa 15 minuti dalla partenza sbuchiamo ad un incrocio con sentiero che proviene dall'azienda agricola "Salvasecca", Andiamo a destra e poco dopo eccoci ad un ampio sentiero sterrato che seguiamo verso destra (5 minuti dopo il primo bivio). Proseguiamo lungo la sterrata che sale regolare e con poco pendenza regalandoci ampie viste tra le piante verso la zona di Lizzola ed i monti soprastanti (Vigna Soliva, Ponmolo, Cimone, Pizzul, ecc.). Ignoriamo un bollo rosso e bianco che ci invita a tagliare i tornanti della sterrata e continuiamo lungo di essa, arrivando in breve nei pressi di una ampia parete rocciosa dalla quale si getta una delicata ed alta cascata: si tratta della cascata Della Foga che merita senz'altro una breve vista al ritorno. Andiamo avanti lungo la sterrata con panorami sempre più aperti ed ampi sulle piste di Lizzola. Superiamo una zona con un parapetto sulla nostra sinistra ed eccoci ad una freccia in legno indicante la Baita Rigù, poco prima di arrivare ad incrociare il corso di uno spumeggiante torrente che genera la cascata Della Foga appena intravista più in basso. Abbiamo due possibilità: proseguire lungo la sterrata, attraversare il corso s'acqua e proseguire fino al successivo bivio ben indicato per il Pozzo piezometrico dell'Enel, il lago d'Avert e il Simal, distante altri 15 minuti di marcia, oppure deviare subito a destra seguendo le indicazioni per la Baita Rigù. Optiamo per questa seconda alternativa, lasciando il primo percorso per il ritorno. Per arrivare al bivio della Baita Rigù abbiamo impiegato circa 45 minuti. Saliamo ora su un ripido e poco marcato sentierino che deve essere seguito scrupolosamente e con una certa attenzione, essendo piuttosto poco visibile e a tratti nascosto dalla foglie (evidentemente è un tracciato pochissimo seguito). Seguendolo, in circa 15-20 minuti arriviamo presso una bellissima baita posta ai piedi di un'ampia e verdeggiante conca erbosa. Proseguiamo lasciando la baita sulla nostra destra. La superiamo e camminiamo su un sentierino che ne costeggia il confine. Saliamo nell'evidente vallone davanti a noi restando sul lato destro (per chi sale), rispetto al torrente che scende dall'alto. Questo torrente è quello che ritroveremo più in alto e che passa proprio dal pozzo piezometrico dell'Enel. Sulla destra del vallone è ben evidente l'appuntita piramide del Monte Castello, dalla quale parte la lunghissima cresta che sale verso la Cima d'Avert con numerosi saliscendi, una forte esposizione e passaggi tra il II e III grado. Noi ignoreremo entrambe, per portarci invece verso l'ormai visibile pozzo, dalla forma di una torre cilindrica in pietra e sassi. Saliamo quindi il vallone erboso lungo una traccia appena accennata, praticamente invasa dall'erba alta. Passiamo da alcune vecchie pietre a ricordo di un rudere e poi lasciamo dietro di noi il terreno della baita, ormai più in basso. L'erba è alta fino al ginocchio e spesso la traccia sparisce, ma con un poco di intuito riusciamo a mantenerci sul giusto percorso, sempre avendo il torrente alla nostra sinistra. Man mano saliamo il panorama verso valle è sempre più ampio, fino alla Valcanale. Ora ci avviciniamo al corso d'acqua che attraversiamo con una certa attenzione nei pressi di un gradino di roccia pianeggiante. Ci portiamo sul versante opposto del vallone e pieghiamo verso sinistra in direzione di una evidente baita al cui fianco sorge un alto ripetitore con alcune antenne. Il percorso è pianeggiante tra l'erba alta. Prima di arrivare alle antenne, appena il terreno lo permette, saliamo dritti verso destra portandoci sotto la fascia rocciosa sopra di noi. Da qui non è visibile, ma pochi metri sopra di noi si trova il sentiero n. 331 che proviene dalle antenne e che noi avevamo abbandonato ben più in basso, presso la deviazione per la baita Rigù. Incrociata la labile traccia del sentiero, la seguiamo verso destra fino a portarci sotto al pozzo dell'Enel, ormai prossimo. Lo raggiungiamo su ripida salita, passando poco prima nei pressi di una grotticella artificiale alla nostra sinistra (1 ora e 45 minuti dall'auto). Saliamo alcune rampe di gradini ed eccoci al cospetto del pozzo. Qui troviamo alcune scritte che indicano tre sentieri: a destra per il rifugio Merelli al Coca (si tratta del sentiero "basso" n. 330 che unisce i due rifugi Coca e Brunone lungo il Giro delle Orobie, in alternativa al sentiero "alto" che incontreremo più avanti verso il Simal), in basso il n. 331 appena incontrato per Valbondione; dritti il n. 334 verso l'alto per il Lago d'Avert. Saliamo quindi verso l'alto tra balze erbose e tornantini su terreno spesso umido e scivoloso con massi sparpagliati. Poco dopo il sentiero n. 334 si divide in due e verso sinistra conduce al rifugio Baroni al Brunone. Noi andiamo dritti verso l'alto. La salita è abbastanza ripida ma l'ambiente attorno a noi è suggestivo e ci ripaga della fatica. Saliamo tra erba e rocce avendo alla nostra destra la lungo cresta e frastagliata verso la Cima d'Avert. Il percorso tende ad andare verso sinistra ed arriva ad attraversare un corso d'acqua oltre il quale la pendenza diminuisce. Affrontiamo così un breve mezzacosta che ci lascia riposare, in vista dell'ultimo strappo prima della conca dove si trova il Lago d'Avert. Sono passati altri 50-60 minuti di salita dal pozzo, per un totale di meno di tre ore da Valbondione. Il laghetto in sè non è particolarmente bello, ma il panorama che gli fà da contorno è decisamente affascinante, specialmente verso il gruppo Diavoli-Poris, dritto davanti a noi. Dopo qualche minuto di meritata pausa riprendiamo il percorso superando il laghetto verso sinistra. Troviamo numerosi bolli che seguiamo fedelmente. Oltrepassato il laghetto, il sentiero tende ad andare verso destra rimontando alcune balze piuttosto ripide di erba mista a rocce. Man mano si sale, la roccia prende il posto dell'erba. Ad un certo punto ci troviamo a camminare sopra alcune curiose placche inclinate di roccia di un color rosso rosato molto particolari. Facendo attenzione ai bolli, guadagnamo quota molto velocemente, Terminate le placche ci troviamo ora su un terreno più instabile fatto da pietre e grossi sassi. Il tracciato serpeggia tra queste fino ad arrivare in un ampio vallone detritico che si estende parallelo al nostro tracciato. Poco oltre, quasi al termine del vallone semi-pianeggiante incontriamo una pozza d'acqua. Intravediamo ormai prossimo il culmine della salita, posto in zona Simal dove una palina in ferro ed una piastra che indica i monti circostanti ci attendono. Seguendo i bolli scendiamo nel vallone presso lo specchio d'acqua per poi salire verso il Simal lungo una agevole pietraia. Giunti sulla cresta una meravigliosa immagine del Pizzo di Coca e del Dente di Coca ci regala emozioni molto forti, così come il lontano Lago Barbellino e tutti i monti che lo sovrastano (Recastello, Strinato, Tre Confini, Gleno, Torena, ecc). Grazie alla piastra segna-monti, possiamo individuare gran parte delle cime, vicine e lontane, visibili da qui: un vero spettacolo! Siamo nel punto più alto dell'escursione a 2712 metri di quota, dopo circa 4 ore di salita. Da questo punto passa il sentiero "alto" che collega i rifugi Coca e Brunone, come dicevamo prima. Dietro di noi si scende verso il Brunone, mentre proseguendo lungo il ripidissimo canalone davanti a noi si va verso il Coca. Noi scendiamo lungo il canalone per portarci alla sua base, percorrere la pietraia verso sinistra ai piedi della Cima d'Avert, rimontare la bocchetta all'inizio della sua cresta sud, Percorrerla ed arrivare alla nostra metà finale. Scendiamo quindi con molta cautela lo stretto canalone sotto al Simal. La pendenza è notevole ed il terreno molto scivoloso e instabile, fatto da detriti e scaglie di rocce. Una catena lungo l'intero canale rende il percorso più sicuro. Facciamo attenzione a non smuovere sassi e detriti. Vere difficoltà non esistono, ma il pericolo di sassi è oggettivo. Arrivati sul fondo del canale, proseguiamo lungo la ripida pietraia per poi spostarci verso sinistra. Attraversiamo il ghiaione verso la parete dell'Avert. In questo punto è facile trovare neve residua. Facciamo attenzione e con cautela portiamoci sul versante opposto della pietraia. Seguiamo una traccia (evidenti bollo del sentiero n. 302) fino ai piedi di un ripido canalino roccioso che risaliamo velocemente e senza difficoltà fino al suo termine. Esistono anche delle catene lungo il suo lato destro. Usciti dallo stretto ed umido canalino eccoci ad una selletta rocciosa che si trova lungo la lunga cresta sud che proviene da destra dal Monte Castello. Qui è facile trovare numerosi stambecchi. Dalla selletta saliamo verso sinistra lungo la non difficile, ma rocciosa cresta sud della Cima d'Avert. Salendo cerchiamo di stare più possibile a sinistra, in modo di sfruttare i divertenti salti rocciosi del filo di cresta, più sicuri, anche se più impegnativi, rispetto alle balze erbose miste a salti di roccia più a destra, piuttosto scivolosi. Attraverso lo spigolo, tra bei passaggi di I. grado su roccia buona, blocchi di pietra tagliente e cengettine erbose, in meno di 15 minuti siamo sulla cima, dove un ometto solitario ci attende. Davanti a noi la severa mole del Pizzo di Coca calamità il nostro sguardo. Giù in basso verso destra è possibile veder il rifugio Merelli al Coca. Dall'auto sono passate circa 5 ore.
Discesa
Torniamo con attenzione alla selletta ai piedi della cresta, poi da qui ridiscendiamo il canalino con le catene per trovarci sulla pietraia. Ora, per evitare di risalire verso il Simal, possiamo discendere con una certa fatica la grande pietraia sotto di noi per arrivare direttamente al pozzo dell'Enel, risparmiando così notevole tempo e dislivello in salita. Per seguire questa alternativa, occorre però che le condizioni di tempo siano stabili e ci sia una buona visibilità poiché durante tutta la discesa fino al pozzo, non esistono né bolli, omini o tracce di passaggio, nulla di nulla. Scendiamo la pietraia restando al suo centro. Il percorso è piuttosto disagevole e scomodo, inizialmente su ghiaia instabile , poi su pietre a scaglie instabili. Dopo la prima parte al centro del vallone, conviene spostarsi verso destra su terreno più comodo dove si trova anche un poco di erba. Poi ci dobbiamo rispostare al centro su grosse pietre e con balzi e vari zig zag, cercando sempre il tracciato meno ripido e scomposto, perdiamo quota con relativa calma. In basso sono ben evidenti dei grossi massi ubicati su un pianoro erboso. E' lì che dobbiamo arrivare. Per farlo ci spostiamo verso destra nell'ultima parte del vallone, facendo attenzione alla natura instabile della pietraia. Arrivati nella zona dei grandi massi, seguiamo il corso di un torrentello. La discesa della pietraia ci ha richiesto quasi un ora. Ora il terreno è pianeggiante e ci permette di rilassarci. Guardando verso destra, leggermente in basso è possibile intravedere la traccia di salita che dal pozzo porta al lago di Avert. Scendiamo spostandoci verso destra su terreno erboso e agevole senza perdere troppa quota, ma cercando di restare quasi pianeggianti. Una volta incrociata la traccia del sentiero, la seguiamo verso sinistra, tornando indietro e scendendo ora verso il pozzo lungo il sentiero n. 334. Dal pozzo (1 ora e 20 minuti dalla cima), lungo il n. 331 ci dirigiamo verso le antenne nei pressi del baitello che ben si vede dall'alto. Arrivati al baitello lungo una cengettina erbosa, su di un masso vediamo le indicazioni per proseguire il sentiero n. 331. Passiamo accanto al baitello e scendilo ripidi passando accanto a due condotte forzate dell'acqua. In seguito il percorso entra in un bel bosco luminoso di faggi. Usciti dal bosco percorriamo una cengia (cavo metallico di assicurazione) erbosa pianeggiante, per reimmetterci nel bosco subito dopo. Più in basso troviamo una deviazione che ci riporterebbe alla Baita Rigù verso sinistra. Noi invece scendiamo dritti nel bosco. L'andamento del sentiero pare allontanarci dal parcheggio presso il quale abbiamo l'auto, ma più sotto ritorneremo nella giunta direzione. Passiamo sotto ad una fascia rocciosa scura; incontriamo nuovamente le condotte forzate e nei pressi di un rudere rientriamo per l'ennesima volta nel bosco. Sbuchiamo ora sull'ampia sterrata che proviene da Valbondione e che avevamo abbandonato durante la salita presso il bivio del la Baita Rigù. Seguiamo la discesa verso sinistra. Superiamo un enorme traliccio in cemento e con percorso tranquillo ed agevole perdiamo quota. Attraversiamo il corso d'acqua che genera la cascata Della Foga sottostante e poche decine di metri dopo eccoci alla deviazione per Baita Rigù seguita alla mattina. Questa volta andiamo dritti ed in circa 30 minuti arriviamo al parcheggio, dopo però un breve vista alla cascata suddetta.

Commenti vari
Secondo me esisterebbe la possibilità di tracciare un sentiero diretto che risalga la lunga pietraia, partendo dalla zona del pozzo piezometrico e conduca l'escursionista direttamente ai piedi della Cima di Avert, all'inizio del canalino con catene e da qui alla selletta prima della cresta finale; si tratterebbe di creare qualche ometto e disegnare qualche bollo lungo il tracciato compiuto in discesa dal sottoscritto. In tal modo si potrebbe accedere alla cima in modo più diretto, senza dover compiere il lungo anello che dal pozzo sale al Simal e poi scendere fino all'attacco del canalino attrezzato.
   

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Il vallone con il pozzo dell'Enel nel cerchio

Presso il Lago di Avert o delle Aquile

   

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Poco prima del Simal

Omar al Simal con il Coca alle spalle

   

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Al centro si nota il canalino che scende dal Simal

La Cima di Avert con la cresta di salita a destra

   

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La prima parte della cresta

Un bruttissimo Omar sulla cima di Avert

   
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Dalla cima verso il Simal ed il canale La pietraia da fare in discesa